Blog di discussione su enogastronomia per chi, come la Confraternita delle Franche Forchette, è sempre alla ricerca della sublimazione della tavola in tutte le sue declinazioni: cucina, vino e sala.



sabato 23 marzo 2019

Agape di Febbraio: Massimiliano Poggi Cucina, Castel Maggiore (BO)




Agape di Febbraio: i ricordi dei vecchi sapori, ovvero "della bolognesità di Max Poggi".


Eccoci giunti all'Agape di Febbraio, detta da noi semplicemente "La Gentile", in cui le nostre pazienti compagne, che hanno il gravoso onere di sopportarci per tutto l'anno, sono invitate a partecipare alla nostra riunione mensile.
Encomiabile la scelta del Credenziere di imbandire l'Agape da Massimiliano Poggi, dove una sala a noi dedicata ed un servizio senza sbavature hanno contribuito a rendere piacevolissimo il tempo trascorso a tavola.
E poi la cucina... 
Durante la cena, un anziano gourmet bolognese quasi ottantenne, mi dice commosso: "Qui riaffiorano i ricordi dei vecchi sapori..."
In questa frase è concentrata l'essenza della cucina di Massimiliano Poggi, la sua bolognesità, che a tratti emerge prepotente dai piatti e fa fremere le corde a chi, quei sapori, li ha nel DNA. 
Un golosissimo pane con i ciccioli da cui trasuda l'essenza della crescenta bolognese, l'assaggio di brodo di midollo e verdure del bollito, e poi il pane e ragù, che qualsiasi bolognese ha rubato di soppiatto dalla pentola fumante almeno una volta nella vita...
E dove lo stretto legame con la tradizione si fa più flebile, sono comunque gli ingredienti che ti mantengono legato al territorio, come negli straordinari Spaghetti e Medicina dove, nella salsa di cipolle, aleggia lo spirito del friggione alleggerito dal pomodoro.
Ma vediamo ora la lunga carrellata di piatti che il nostro Credenziere, coadiuvato da Massimiliano, ha deciso di proporre al nostro tavolo.

Chips di polenta e pecorino di fossa, bon bon di squacquerone e scalogno marinato

Pani e burro al fieno

Bignè mortadella e pistacchio, pane e ragù

Queste entrate, indiscutibilmente legate al territorio, vengono esaltate da un abbinamento con un brodo di midollo e verdure del bollito. E si manifesta la bolognesità, nitida ed indiscutibile, di Massimiliano Poggi
Nei calici si ripropone il territorio: Gaudium metodo classico, pignoletto dell'azienda Oro di Diamanti. 
Dopo gli amuse bouche, la rivisitazione sferificata dell'insalata russa.

Insalata russa

Gli ingredienti dell'insalata russa ci sono tutti, ed in più, per rimarcarne la russietudine (mi si passi il neologismo), viene aggiunta una spruzzata di vodka e caviale.
Molto rari sono gli esempi di piatti bellissimi e allo stesso tempo buonissimi (citerei Marchesi, ma avrei timore di incorrere nel reato di lesa maestà), ma in questo caso, vi assicuro, il piatto è addirittura più buono che bello, ca va sans dire.
Altro piatto che omaggia la tradizione, in questo caso più italica che bolognese, è l'uso del pomodoro, in salsa, durante i mesi invernali: per tutti i bolognesi la salsa di pomodoro è semplicemente la "conserva", che in questo piatto diventa protagonista e va a ricoprire un trancio crudo di baccalà, altro ingrediente in cui il metodo di conservazione ne permette il consumo durante tutto l'anno.

La Conserva
Ci spostiamo sulla riviera romagnola, dove le tradizioni gastronomiche sono diverse, sin quasi opposte alle grasse preparazioni emiliane, ma dopotutto quel tratto di costa che da Milano Marittima arriva fino a Cattolica, per i bolognesi è prima periferia, seconda casa e luogo di sollazzi e divertimenti. 

Grigliata dell'Adriatico
il nome del piatto, La grigliata, non è riferito al tradizionale spiedino (con polvere di brace), ma è la salsa ottenuta con i pesci grigliati. In abbinamento un Viogner 2018 di Baglio di Pianetto, sinceramente piuttosto anonimo...
A seguire un piatto storico di Max, i Cappelletti in brodo, ripieni di carciofi in brodo di scampi. 


Cappelletti in brodo


Si cambia il vino, passando ad un altrettanto anonimo Pinot grigio 2017 di Skok (intendiamoci, la scelta dei vini viene fatta dal nostro Maestro d'Anfora scegliendo dalla carta e, probabilmente influenzato dalla presenza delle signore, si sarà orientato su etichette piuttosto facili, ma purtroppo anche assai noiose. Nessuna colpa quindi alla brigata, che si è invece prodigata per offrirci il migliore dei servizi...).
Nei piatti continuano i fuochi d'artificio: straordinari gli Spaghetti e Medicina, con salsa di cipolla bianca e parmigiano.


Spaghetti e Medicina

Si prosegue con i piatti di carne: due quelli previsti dal nostro menù, che diventeranno tre con l'inserimento voluto da Max di un buonissimo Filetto di Lepre al pepe verde con salsa verde e salsa di rapa e santoreggia.


Maialino da latte con salsa di birra e amarene

Piccione al carbone con millefoglie di patate e cavolo riccio

Filetto di lepre al pepe verde


Su questi tre piatti il nostro Maestro d'Anfora ci abbina un piacevole Verduno Pelaverga Basadone 2017 del Castello di Verduno.


Insalata mista

Prima del dessert ci viene servita una divertente insalata di sedano, e poi Latte e Mandorle, un fresco dessert a cui abbiniamo il Moscato 2017 di Dante Rivetti.



Latte e Mandorle

E la bolognesità di Max Poggi si ripropone, veemente, con la piccola pasticceria, un vero e proprio compendio di tradizioni dolciarie felsinee: Creme caramel, zuppa inglese, torta di riso, ravioline con mostarda e sfrappole.





E si chiude l'Agape nel modo in cui si è aperta, con i ricordi degli antichi sapori. 
E così è la cucina di Massimiliano Poggi, capace di riproporre in chiave moderna e creativa l'essenza della tradizione bolognese, come in nessun altro posto.
Dopo questa piacevolissima parentesi con le gentili signore, riprendiamo la nostra perenne ricerca della sublimazione del palato. Andremo da una nostra vecchia, ma ancora anagraficamente giovanissima, conoscenza, la cui cucina sprizza tratti di genialità...



Massimiliano Poggi Cucina

Via Lame, 65/67 
Trebbo di Reno, Castelmaggiore (Bo)

















giovedì 14 febbraio 2019

Agape di Gennaio: Antica trattoria del Mirasole, San Giovanni in Persiceto (BO).










Date una stella a quest’uomo... O meglio, appuntategli almeno una una medaglia a forma di stella, poiché gli oscuri meccanismi che regolano le assegnazioni delle stelle in Italia sono assai restii a premiare una vera, genuina e sanguigna trattoria. In effetti, qui sono al bando fronzoli e minimalismo, al diavolo gli ampi spazi e le sedute di design: al Mirasole si beve bene e si mangia ancor meglio, arrivando perfino alla commozione sulla battuta di daino, tartufo bianco e salsa al parmigiano.
Non per niente, sin dalla sua apertura, il locale di Franco Cimini nel corso degli anni è stata la nostra meta più ricorrente, superando di gran lunga le 20 Agapi qui svolte (Franco ricorda il numero esatto...). 
Dicevamo, il mese scorso, che la cucina di Aurora Mazzucchelli sta vivendo uno stato di grazia, ebbene, mai come questa volta anche la cucina del Mirasole ci ha emozionato. 
Vediamo adesso il menu con cui il nuovo Credenziere, con la partecipe complicità di Franco, è riuscito a strappare il primo Gran Clangor dell’anno: si comincia con un piatto per noi storico, che affonda le radici nella rurale cucina del recupero, l’Antica zuppa del contado. 

Antica zuppa del contado persicetano

Piatto corroborante in cui gli avanzi di carne venivano uniti al pane raffermo, fritti e serviti in un brodo grasso. In abbinamento il piacevole brut nature di Barone Pizzini, che viene mantenuto anche sul piatto successivo, una terrina di fagiano con i suoi fegatini.

Terrina di fagiano ed i suoi fegatini

Un tocco di zenzero candito rinfresca e pulisce il boccone, dando al piatto un godibilissimo sprint.
L’elegante Blauburgunder 2017 di Plonerhof ci introduce al piatto successivo, tanto semplice quanto godurioso, di una bontà commovente: carne di daino battuta al coltello e tartufo bianco, completato da una salsa al parmigiano e da briciole di uova embrionali. 


Carne di daino battuta al coltello e tartufo bianco

Portata che ha esaltato il tavolo, anche in virtù di un abbinamento piacevolissimo con il pinot nero altoatesino.
I due piatti più ricorrenti nei nostri menu sono probabilmente il piccione ed i risotti, non per la curiosità di testare la capacità dello chef di turno di gestire piatti in cui sia fondamentale il controllo millimetrico della cottura, ma perchè, quando eseguiti bene, sono piatti ad alto tasso di godimento. Il Risotto con coturnice e nero pregiato di Norcia portato in tavola da Franco centra il bersaglio e viene terminato in un attimo tra mugolii di piacere.


Risotto con pernice coturnice e tartufo nero pregiato di Norcia
E comunque, cottura perfetta, chicchi sgranati e mantecatura cremosa. Ottimo anche l'abbinamento con il pinot nero, mantenuto pure su questo piatto.
Si sale di livello sulla scala della succulenza e della struttura, e si arriva a Serralunga per cercare un'adeguata sponda enoica.
Il Barolo 2013 di Massolino lo abbiniamo ad un morbido Germano reale con carciofo alla cenere ed un piccolo ma fondamentale spicchio di limone salato.


Germano reale, carciofo alla cenere e limone salato

E poi il cinghiale in dolceforte. Ricetta che nasce nella Toscana rinascimentale, nell'epoca in cui nei banchetti era uso comune abbinare il dolce al salato. 


Cinghiale in dolceforte

Una salsa fatta con fondo bruno, cioccolato, burro, aceto (e Franco sa solo cos'altro) ricopre un pezzo di carne tenerissima in un godereccio gioco di contrasti. 
Manteniamo ancora il Barolo su questo piatto, anche se un vino giocato sulle morbidezze della surmaturazione sarebbe stato più consono, ma va benissimo anche così: ottimo il piatto ed altrettanto il vino. Chapeau.
A chiusura di questo lungo menu, la ciliegina sulla torta è la Crema di gelato all'antica, mantecata in sala da Franco (foto di apertura), a cui non troviamo miglior abbinamento che una selezione di Brandy di Villa Zarri.
Ca va sans dire che il Gran Clangor è invocato all'unanimità,
considerando anche l'attenzione e la precisione che Anna, suo figlio Riccardo ed Antonio (Cimini, ndr.) ci hanno riservato per tutta la serata.
Esordio quindi col botto per la nuova coppia di cucina, e se son rose fioriranno...
La prossima tappa, accompagnati dalle signore, ci vedrà molto, molto vicini a Bologna... Tutto pronto Max ??


ANTICA OSTERIA DEL MIRASOLE

Via Giacomo Matteotti, 17 
40017 San Giovanni In Persiceto Bologna 






  



domenica 20 gennaio 2019

Agape di Dicembre: Ristorante Marconi



Agape di Dicembre: finalmente si torna a casa...


Eh sì, ormai sono quasi 15 anni che il ristorante di Aurora, Mascia e Massimo è la nostra casa madre. Nella nostra storia, che si sta avvicinando al traguardo del mezzo secolo, nessun altro ristorante ha avuto l'onere, e l'onore, di essere così a lungo la nostra sede.
E ci sarà un motivo se un gruppo di appassionati, curiosi, sperimentatori di novità culinarie e sempre alla ricerca di luoghi atti a sublimare il palato, ritorna sempre a ritrovarsi, alla stregua del figliol prodigo di evangelica memoria, in questo posto.
E ci sarà un motivo per cui in questi ultimi mesi la presenza di Aurora sui social e sulla carta stampata si è fatta quasi assidua, con blog ed articoli che ne tessono le lodi.
E' presto detto: in Via Porrettana 291, a Sasso Marconi, non si è mai mangiato così bene come adesso. E la carta dei vini, creatura di Massimo, non è mai stata così ricercata e divertente. 
Tornando a noi, prima di raccontare i piatti ed i vini che hanno deliziato la nostra tavola, ricordo che l'Agape di Dicembre coincide con l'elezione delle cariche che condurranno la Confraternita nel 2019 e, stante la conferma del GM (Gran Maestro), si segnala l'elezione di una nuova coppia di cucina, che si occuperà di redigere il programma delle Agapi, di creare i menu e stabilire gli abbinamenti per tutte le uscite del 2019.
Brindisi d'apertura e accompagnamento agli amuse bouche con il Puro bianco di Movia, che si conferma come lo spumante più bevuto in Confraternita negli ultimi due anni (vedremo se il nuovo Maestro d'Anfora, di scuola più tradizionalista, azzarderà ancora bolle un po' estreme o si rifugerà su spumanti più rassicuranti...).

Bignè di caprino, rognone con sedano rapa, lingua e salsa verde

Sashimi di ricciola, finocchio ed arancia

Dopo questi due saluti dalla cucina apriamo il menu con un delizioso Stoccafisso, brina di canocchie, mandorle tostate e brodo di canocchie.

Stoccafisso, brina di canocchie, mandorle tostate e brodo di canocchie
Su questo piatto, e sui due successivi, ci godiamo il Fontanasanta 2016, l'ottimo incrocio Manzoni di Elisabetta Foradori.
In ogni Agape che si rispetti c'è sempre un piatto WOW, quello che, appena finito, saresti tentato di ordinarne una gamella... Qui è il Salmerino affumicato, salsa di nocciole, sedano e brodo di funghi al lemongrass.

Salmerino affumicato, salsa di nocciole, sedano e brodo di funghi al lemongrass

In questo piatto la componente liquida viene assolta da un'impalpabile e squisita salsa alle nocciole mentre il brodo di funghi al lemongrass, servito in una ciotola di ceramica, svolge la funzione di abbinamento in alternativa, od in alternanza, al vino.
E come non apprezzare, insieme al riassortimento del cestino del pane, l'arrivo di tranci di pizza appena sfornati dall'adiacente forno Mollica, ad allietare l'attesa tra un piatto e l'altro.
Uno sguardo alla tradizione nel piatto successivo, una zuppa imperiale alleggerita dalla mano di Aurora, che in un delicato brodo vegetale annega delle sapide, ma non troppo,  trippe di baccalà.

Zuppa Imperiale, brodo vegetale, pomodoro e trippa di baccalà

Dopo questo leggero intermezzo, servito alla guisa di un sorbetto per resettare le papille gustative, il nostro Credenziere fa scendere in campo struttura e succulenza.
Buonissimi i Gnocchi con cardi e tartufo nero, ma altrettanto buono il vino in abbinamento: un fantastico bianco del Languedoc: La Pierre de Sisyphe 2014 del Domaine Bories Jefferies (terret blanc, marsanne e grenache).

Gnocchi, cardi e tartufo nero



E poi il piccione, consueta presenza nei nostri menu, che la mano sapiente di Aurora (anche in funzione dei suoi antichi trascorsi da Gaetano Trovato, maestro nel trattare il nobile volatile) riesce sempre a valorizzare in maniera esemplare. In questo caso ci serve una sua versione del piccione in tre cotture: il petto morbido e di cottura rosa millimetrica, con salsa di rape rosse e polvere di liquirizia, le coscie crude battute al coltello con sale ed olio ed i fegatini in patè. 

Piccione, petto rosa, rape rosse e liquirizia, cosce in tartara e patè di fegato

La palpabile toscanità di questo piatto non può prescindere da un ottimo sangiovese, il Carmignano Terre a Mano 2006 della Fattoria di Bacchereto.




Ci avviciniamo alla conclusione del menu, ma prima dei dessert non ci facciamo mancare un paio di assaggi di formaggi (misto con liquirizia ed erbe aromatiche, capra con cacao e rum) abbinati ad un sorprendente Buca delle Canne di Elena Pantaleoni (100% Semillon botritizzato)




Dopo i formaggi un rinfrescante predessert: mousse di yoghurt, salsa ai cachi, crumble di pan di spagna.



Finiamo il nostro menu con il dessert, la cui dolcezza misurata e le note acide e sapide, rimarcano la piacevole caratteristica dei dessert di Aurora: mai stucchevoli sul versante della dolcezza.

Cremoso di limone e abete rosso, latte di cocco e capperi

Ci alziamo da tavola quando ormai le prime ombre della sera scendono sulla valle del reno e si accendono le luci nell'orto del Marconi, orgogliosi ed onorati dell'amicizia che da tanto tempo ci lega ai fratelli Mazzucchelli.
La nuova coppia di cucina è già al lavoro, e la prima Agape di Gennaio ci vedrà ospiti di un altro caro amico della Confraternita, dove tutto nacque in quel di San Giovanni in Persiceto.



P.S. Colgo l'occasione per informare i nostri quattro lettori di una lodevole ed encomiabile iniziativa intrapresa da diversi associati JRE (Jeunes Restaurateurs d'Italia) tra cui Aurora Mazzucchelli: il progetto #tavola25.
Per tutto il mese di febbraio, gli under 25 avranno la possibilità di sedere ai tavoli del Marconi, godendosi un menu di tre portate con vini abbinati, per soli 25 euro.
Una bellissima idea per far vivere ai più giovani un'esperienza purtroppo estranea a molti di loro.




Ristorante Marconi
Via Porrettana 291,
Sasso Marconi,

Bologna 40037, Italia.


























venerdì 28 dicembre 2018

Agape di Novembre: Trattoria del Borgo, Monteveglio alto (BO)




Agape di Novembre: Territorio, trattoria e tartufo...

C'è un luogo, in provincia di Bologna, in cui la concentrazione di validi indirizzi enogastronomici è particolarmente elevata: è quel tratto di territorio che si snoda lungo le sponde del torrente Samoggia, da Bazzano fino a Savigno. 
Caseifici, vigneti e, soprattutto, trattorie, che spaziano da semplici agriturismi a trattorie di alto livello che culminano con la stella Michelin di Amerigo a Savigno.
L'anno scorso fu la volta di Mastrosasso, l'agriturismo di Alessandro Bartolini a Savigno (qui il racconto) dove passammo una piacevolissima serata.
Quest'anno il nostro Credenziere ha deciso di imbandire l'Agape di Novembre nella suggestiva cornice del borgo di Monteveglio Alto, sormontato dalla secolare ed affascinante Abbazia. 
Novembre, si sa, è mese di tartufi, e quest'angolo di territorio è tradizionalmente vocato al prezioso tubero, la cui celebrazione culmina con la famosa sagra di Savigno che si svolge appunto in questo mese. Al tartufo è stata dedicata quest'Agape, e saranno stati forse proprio i preziosi effluvi ad attirare i Confratelli, che hanno reso questa di Novembre l'Agape più partecipata dell'anno.
Il tortino di polenta con tartufo nero (foto di apertura) è il benvenuto dalla cucina, che noi abbiniamo ad un piacevole blanc de noir dell'oltrepo pavese, il Novè 2016 della Soc. Agr. La Costaiola.
L'appassionata Juventinità del nostro Gran Credenziere si palesa con il primo piatto che ci propone dal suo menu, il Cardo Gobbo: una tenerissima e saporita preparazione in cui il cardo viene cucinato e servito con una crema di parmigiano, ottimo viatico all'apertura del menu, che prosegue con un classico Uovo croccante con parmigiano liquido e tartufo bianco.


Uovo croccante con parmigiano liquido e tartufo bianco.


Su entrambi questi primi due piatti, la scelta del Maestro d'Anfora è stata quella di proseguire con l'Oltrepò pavese.
Si prosegue con un'altra interpretazione di un piatto tradizionale, il passatello: proposto con brodo di parmigiano e tartufo bianco.


Passatelli in brodo di parmigiano e tartufo bianco

In abbinamento aumentiamo la struttura con un corpulento Chardonnay dei Colli piacentini, il Selin dl'armari 2014 di Luretta.





Essendo un'Agape a tema, parmigiano e tartufo bianco non mancano anche nel piatto seguente: Coscia cruda di vitellone battuta al coltello con tartufo bianco e parmigiano fritto (a parte)


Coscia cruda di vitellone battuta al coltello



Sotto un'abbondante coltre di tartufo bianco, una succulenta e saporita battuta di vitellone, arricchita solamente da un pizzico di sale ed olio extravergine, si abbina bene ad un rosso più elegante che potente, il Pinot nero St.Daniel riserva 2015 di Colterenzio.
Un'Agape tradizionale trova la sua degna conclusione con un dolce altrettanto tradizionale quale il panettone, nello specifico il Panettone (dei F.lli Marolo) alla griglia con spuma di mascarpone.


                                      Panettone alla griglia con spuma di mascarpone


in abbinamento a questo dessert, dalle note dolci piuttosto intense, la scelta del Maestro d'Anfora cade su un passito di albana, il Solara 2015 di Celli che, considerando anche le scarse opzioni della carta dei vini, si rivela comunque una scelta vincente.
Dopo un'Agape in cui ha prevalso la cucina della tradizione, la prossima tappa ci porterà in Casa Madre, dove invece ci attenderà la squisita creatività di Aurora Mazzucchelli.











Trattoria del Borgo

Via S. Rocco, 12 

Monteveglio Bologna















domenica 25 novembre 2018

Agape di Ottobre: Ristorante Magnolia, Cesenatico (FC)



Agape di ottobre: Romagna solatia, dolce paese...

Probabilmente la dolcezza della Romagna, che Giovanni Pascoli evoca nella sua poesia, era riferita anche all’enogastronomia, dal momento che le due esperienze più significative e divertenti di quest’anno, fino ad oggi, le abbiamo trascorse valicando il Santerno.
Forse le radici romagnole del nostro Gran Credenziere hanno contribuito alla riuscita di questi due successi, sta di fatto che, se un ispirato Gianluca Gorini ad Aprile ci deliziò con un'inaspettata sequenza di piatti straordinari (qui il racconto), questa volta la brigata di Albero Faccani si è superata e, pur in assenza dello Chef (in Asia per un evento), ci ha regalato una delle migliori Agapi degli ultimi tempi.
E' doveroso cominciare il racconto con un mea culpa: sebbene molti di noi conoscessero da tempo la cucina di Alberto Faccani, mai ci eravamo seduti al tavolo del Magnolia in veste ufficiale con cappa ed insegna. Pur essendo aperto ormai da una quindicina d'anni, nessun Gran Credenziere ha mai pensato di imbandire qui un Agape: la magnifica sequenza di piatti messa in campo ci ha fatto rimpiangere le occasioni perdute.
Un secondo mea culpa a causa della partecipazione ridotta dei confratelli a questa serata, che a causa di malanni, viaggi ed impegni improrogabili si sono presentati a ranghi ridotti.
Ma vediamo la serie di portate che è culminata con un meritatissimo Gran Clangor...


Amuse bouche

Amuse bouche

Si comincia divertendosi con l'essenza dell'oliva verde in salamoia: un sottilissimo guscio di pasta di cacao, colorato di verde, racchiude un'acqua in cui è concentrato il sapore dell'oliva verde. 
Divertimento anche con il secondo piatto, nell'ordine: tartelletta con ricotta e pomodoro secco, taco alla maggiorana, bon bon al tartufo e cannolo con squaquerone e fichi. Stiamo pensando di tornare qui solo per mangiare amuse bouche come se non ci fosse un domani...
Abbinato a queste prime portate risulta piacevolissimo il trebbiano sui lieviti di Rita Babini (Indigeno, az.Ancarani).
Serata intensa riguardo al cambio dei calici, il Maestro d'Anfora ha deciso infatti di abbinare quasi un vino diverso ad ogni piatto: con il buonissimo Crudo di cappesante, topinambur, caviale e nocciole si sale in Val d'Aosta con il Petite arvine 2016 di Elio Ottin.


Crudo di cappesante, topinambur, caviale e nocciole

Fermo restando che i piatti della serata sono stati tutti eccellenti, il nostro personalissimo premio "Piatto da gamella" lo vince il Calamaro, carbonara e tartufo nero.


Calamaro, carbonara e tartufo nero

Ottimo l'abbinamento con il Friulano 2016 dei Vignai da Duline.
Aumentano le percezioni sapide e iodate con gli spaghetti ai ricci di mare, calamaretti e cime di rapa


Spaghetti ai ricci di mare, calamaretti e cime di rapa

Su questo piatto fa una splendida figura l'Auxey Duresses 2014 di Jean Philippe Fichet, gran bel vino da una delle denominazioni meno conosciute della cote de Beaune. 
Stesso vino, anche sul piatto successivo, i cappelletti di pomodoro gratin, frutti di mare, capperi ed olive, un concentrato di dolcezza e sapidità marina.


cappelletti di pomodoro gratin, frutti di mare, capperi ed olive.

Il piccione è un piatto particolarmente amato dalla Confraternita, e raramente il gran Credenziere di turno se lo lascia sfuggire; a memoria ricordiamo, nelle zone limitrofe alla costa adriatica, grandi interpretazioni di questo volatile: da Cammerucci al già citato Gorini, da Omar Casali a Mauro Uliassi (apro una parentesi per congratularci pubblicamente con Mauro Uliassi per la terza stella ricevuta, non per niente è il detentore del primo posto nella classifica dei Gran Clangor attribuiti dalla Confraternita, nonchè uno dei nostri chef più amati. Per noi la terza stella brillava già da tempo sulla banchina di Levante).
Nella nostra classifica dei "piccioni adriatici" da oggi annovereremo anche la spettacolare versione di Alberto Faccani: Piccione, foie gras, porcini, more e arachidi


Piccione, foie gras, porcini, more e arachidi

La scelta del Maestro d'Anfora in questo caso si posa su un vino forse più convenzionale, con la sensazione che sia stato vinificato con sfumature appositamente costruite per abbinarsi con questo piatto: in bocca matrimonio perfetto con il Sangiovese di Romagna AVI 2013 di San Patrignano, in versione magnum.
Usciremo con il sospetto che le scelte tutte azzeccate dal Maestro d'Anfora siano state ben pilotate da una manina esterna...
Dopo un rinfrescante e deliziodo predessert, Mandorla, bergamotto, liquirizia e zafferano, ecco arrivare un intrigante e divertente dessert, l'uovo tropicale.


Uovo tropicale

Un sottile guscio di cioccolato, racchiude un albume di spuma di cocco ed un tuorlo liquido di passion fruit. 
Fatica forse a reggere l'abbinamento la Malvasia dolce frizzante della Stoppa, unico ed impercettibile passo falso in una serata perfetta che si conclude con un meritatissimo ringraziamento alle brigate di sala e cucina che ci hanno fatto passare una magnifica serata. 
Gran Clangor quindi, con la speranza che sia il primo di una lunga serie, ad Alberto Faccani (non presente) e a tutti i suoi bravissimi ragazzi.







Ristorante Magnolia
Viale Trento, 31

47042 Cesenatico (FC)