Blog di discussione su enogastronomia per chi, come la Confraternita delle Franche Forchette, è sempre alla ricerca della sublimazione della tavola in tutte le sue declinazioni: cucina, vino e sala.



mercoledì 7 ottobre 2020

Agape di Settembre (parte 1): Ristorante SanBrite (Cortina d'Ampezzo, BL)


 

Agape di Settembre: il burro più buono del mondo...

Prima vagheggiata, poi programmata, poi rinviata. Finalmente, dopo una lunga gestazione, ed una pandemia che ha rischiato di far naufragare per l'ennesima volta il progetto, riusciamo a partire per la nostra zingarata. 
Obiettivo: la cucina di montagna.
L'occasione, come sempre, è l'addio al celibato del nostro unico Confratello scapolo impenitente, i cui festeggiamenti si sono protratti lungo l'arco di un lungo weekend ad alto tasso enogastronomico.
Il nostro viaggio alla scoperta della cucina di montagna comincia comunque con una strabiliante degustazione di ostriche, seppur con vista sulle cime, all'Enoteca Contemporanea di Feltre: delizioso locale, consigliatissimo a chi passa nei dintorni e desidera una pausa pranzo non banale, condita da una ampia e divertente selezione di etichette.
Lungo la strada che ci conduce a Cortina d'Ampezzo troviamo anche il tempo di fermarci a fare quattro chiacchere in azienda con Valter Lira, socio della cantina Pian delle Vette, sulle dolomiti feltrine a 600 mt. di altezza. Bellissimi i vigneti inerbati con vista sulle vette sovrastanti, che producono notevoli bollicine a partire da Muller Thurgau, bianchetta, pinot nero e chardonnay. 




Il clou della prima giornata è comunque la cena al ristorante SanBrite di Cortina. 
In un ambiente classicamente alpino, si muove un'attenta e sorridente brigata con un cuore bolognese, Ludovica Rubini, maitre e compagna dello Chef Riccardo Gaspari (Consigli spassionati per gli acquisti per chi è di Bologna e dintorni: in Via Frassinago, da OUI in cucina, si possono trovare tutti i prodotti del Piccolo Brite, il caseificio del SanBrite. Burro, yogurt, formaggi...ndr).
Il nostro percorso comincia con l'Herbarium, un vero e proprio assaggio di bosco delizioso ed intrigante.

Herbarium

Tutto rigorosamente crudo, partendo dal finferlo abbiamo: levistico, pigna ed aghi di larice, ginepro, sorbo dell'uccellatore e, al centro, chutney del medesimo.
Brindisi iniziale ed Herbarium con l'ottimo Bdb Nature di Nicola Gatta. Da qui in poi è partita una magistrale sequenza di abbinamenti cibo vino orchestrata da Ludovica con l'avallo del nostro Maestro d'Anfora.

Salad

Su questo piatto l'abbinamento cade sul Montepepe 2017, un trebbiano/viogner prodotto a Montignoso (MS), a pochi chilometri dalla versilia. 



Radici


Tuberi. Cotti. Da raccogliere sopra una griglia fumante o cercare sepolti in una tiepida terra commestibile. 
Volendo abbinati a due salse deliziose o mangiati così, per assaporarne l'essenza. Spettacolari.
Le note vegetali vengono accompagnate per mano da un atipico sauvignon Austriaco, l'Ex Vero 2016 di Werlistch-Steiermak.
E poi arriva il burro, servito su una pietra freddissima, sontuoso e voluttuoso... Ora, io qualche burro nel corso degli anni l'ho mangiato, sono stato due volte da Jean-Yves Bordier, a Saint Malò, che ha la nomea del miglior burro francese... 
Però questo... Montato, cremoso, delicatamente salato. Irresistibilmente tentatore. Sono conscio che il miglior burro del mondo non esista, ma questo gli arriva dannatamente vicino.



Ma il nostro percorso è ancora all'inizio, entriamo nel vivo con un delizioso salmerino.

Salmerino


In abbinamento, il Gruner Veltliner 2018 di Gardlider compie egregiamente il suo lavoro.
Cominciamo ad aumentare l'intensità dei sapori con il Porro, piatto piuttosto sostanzioso.

Porro

Rimaniamo sempre in Alto Adige con l'abbinamento: Casòn Hirschprunn 2017 di Alois Lageder.
Continuiamo a salire di livello con un grande spaghetto al pino mugo, emblema della tradizione alpina.

Pino mugo
Ribolla 2011 Gravner


Fantastico l'abbinamento con la Ribolla 2011 di Gravner, un palleggio di rimando tra il piatto e il bicchiere come un'interminabile scambio tra due teste di serie al Roland Garros.
A seguire un altro piatto decisamente sostanzioso, il Vegetale.

Vegetale


Ci pensa l'acidità sbarazzina del Fuoripista 2018 a snellire il sorso: il pinot grigio di Elisabetta Foradori strapazza e sollazza le nostre papille e ci prepara il palato al piatto successivo, la Pezzata.

Pezzata

Altro abbinamento divertente in cui forse vince il vino, ma chissenefrega (perdonate il raddoppiamento fonosintattico) se nel calice c'è il Barbacarlo 2002 di Maga Lino. 
E poi, avvicinandosi la fine del nostro percorso, i formaggi. Ma non serviti al tavolo, bensì in cantina, nella cella di affinamento dei formaggi, ovviamente tutti di loro produzione. Non potevamo che finire in bellezza anche con il vino con un ottimo Trockenbeerenauslese austriaco (2013, Burgenland) di Elisabeth Michlits.





In realtà, al ritorno in sala, non ci siamo fatti mancare un fresco gelato al latte, la squisita piccola pasticceria ed una tradizionale grappa al cirmolo, che racchiude l'essenza stessa della montagna.




La prima tappa della nostra spedizione alla ricerca della cucina di montagna si conclude con un meritatissimo Gran Clangor a tutta la brigata del SanBrite, ringraziandoli ancora per aver concretizzato il nostro scopo fraterno: la sublimazione del palato.

P.S. Dopo i saluti, ben oltre la mezzanotte, tutti i componenti della brigata sono partiti in macchina da Cortina alla volta di San Cassiano per una notturna di calcio contro la brigata del Sant'Hubertus. Beata gioventù...

La stessa strada la percorrerà, il giorno successivo, anche il nostro pulmino, diretto verso l'Alta Badia, culla della cucina stellata di montagna... Continua...























martedì 30 giugno 2020

Agape di Giugno: Antica trattoria di Sacerno






Agape di Giugno: finalmente si riparte...

Dopo un periodo di oltre tre mesi in cui il virus ha stravolto in varie misure le nostre vite, la voglia di ritrovarci seduti allo stesso tavolo aveva ormai raggiunto livelli parossistici. Avevamo la necessità di sublimare il palato con piatti oltremodo divertenti, e dove andare se non da quell'esuberante sporcapentole di Dario Picchiotti?
Il binomio formato da lui e Giada Berri, sua compagna ed alter ego al femminile, (che cura un'ampia ed intelligente carta dei vini) si completa a vicenda, animando la sala come fossero il diavolo e l'acqua santa.
All'inaugurazione del suo piacevolissimo giardino estivo non potevamo non mancare, e la numerosa partecipazione all'Agape ci conferma che lo spirito fraterno sovrasta anche il timore del contagio.
La sosta del lockdown ha sicuramente giovato alla cucina di Dario: la sequenza di piatti messa a punto dal nostro Credenziere ci ha sorpreso per la nitidezza dei sapori, la piacevolezza dei contrasti e la capacità di sorprendere e divertire con le sue proposte esclusivamente ittiche. 
Questo il nostro menù:

Calamaro al verde


Si comincia con un morbidissimo Calamaro, giocato su verdi toni vegetali. In abbinamento lo Champagne "Pepin de Vigne" di Bolieu (70 ch, 30 Meu.), dal naso delicatamente floreale che si abbina perfettamente a questa prima portata. 
Stesso vino anche sul Ringo di baccalà, ormai un classico della carta di Dario, che in questa versione viene servito con un delizioso friggione estivo.

Ringo di baccalà


Intrigante il gioco di abbinamenti che si possono fare dosando gli ingredienti nel piatto successivo: Sgombro, fegato grasso, fragole e caffè, con le fragole che possono essere una variante difficile da gestire. Sempre dai dintorni di Reims (precisamente da Treslon) l'abbinamento con il rosé "Rubis" di Mary-Sessile (100% Meu.).

Sgombro, fegato grasso, fragole e caffè



Da gamella il piatto successivo, anche in virtù di un felicissimo abbinamento con un moscato Alsaziano: la nostra coppia di cucina (con lo zampino di Giada...) ha abbinato un goloso Rigatone con triglie, cicorie, aglio, olio e peperoncino, con Les Princes Abbes 2014, un muscat d'Alsace del Domaines Schlumberger, la cui speziata balsamicità sprizza scintille col rigatone...

Rigatone con triglie, cicorie, aglio, olio e perperoncino



Il Risotto al salto ai frutti di mare è il classico piatto del recupero: un piatto divertente (e buonissimo), che scava nella memoria e rievoca l'avanzo di riso del giorno dopo, che viene saltato in padella finchè non forma una crosticina croccante.
Completano il piatto tre morbide salse e alghe verdi croccanti.


Risotto al salto ai frutti di mare


In abbinamento un fresco e cristallino Grüner Veltliner 2016 di Ebner.
Ancora un piatto divertente che gioca sul monocromatismo, la Coda di rospo in bianco: asparagi bianchi, mela verde e spuma al limone.

Coda di rospo in bianco


In abbinamento la buonissima malvasia 2016 di Sandi Skerk.




E per finire una torta Caprese... Ovviamente sarebbe stato scontato per Dario servirci il classico dolce partenopeo a base di mandorle e cacao: ci arriva in tavola una mozzarella di Bufala (Barlotti) adagiata su una base di cacao e pomodorini caramellati... Un piatto al di fuori delle categorie (dessert? antipasto? forse sostanzioso pre dessert...) da godere così com'è, specialmente con il suo personalissimo abbinamento.

Torta Caprese


Il basilico ci viene servito da Giada sotto forma di miscelato, una sorta di Caipirinha al basilico creata per abbinarsi al piatto. Fuochi d'artificio a Sacerno...






A luglio, mese solitamente scevro da Agapi, recupereremo un incontro tornando a mangiare, in quel di Coloreto, i tortelli più buoni del mondo.











 

martedì 7 gennaio 2020

Agape di Novembre: Trattoria da Amerigo, Savigno (BO)



Agape di Novembre: ritorno al territorio...


Termine alquanto usato, territorio... Letteralmente indica una porzione più o meno vasta di terreno con particolare morfologia e clima (cit.). In enogastronomia l'abuso diviene alquanto evidente poichè sembra che tutto ciò che arrivi dal "territorio" abbia un'accezione positiva: nascono quindi prodotti, vini, ricette, locali e quant'altro, tutti rigorosamente legati al territorio. 
Fra i pochi o tanti usi ed abusi del termine, parlare di Amerigo e dei Colli Bolognesi, (quindi di uno specifico territorio) è la cosa più giusta e sensata che si possa fare: Amerigo è il territorio. Punto.
La sua carta dei vini raccoglie la quasi totalità dei produttori dei Colli Bolognesi, i prodotti che usa in cucina, sin dal grano per le tagliatelle, arrivano tutti dai dintorni: solo in questo posto il territorio si respira in tutte le sue declinazioni, ed è forse il motivo principale per cui ancora oggi viene premiato con la stella Michelin.
Il nostro Credenziere ha deciso quindi, in una fredda serata di fine autunno, di evitare lunghe trasferte ed ha organizzato questa rilassante Agape nella storica trattoria di Savigno.
Anche la scelta del Maestro d'Anfora in questo caso si è mantenuta consona alla filosofia del locale, pescando unicamente nell'ampia selezione dei Colli Bolognesi.
Cominciamo così con il Duesettanta 2018 del Az.Agr. Manaresi, un Bianco Bologna dominato dalle note varietali e un po' scontate del Sauvignon.
Il piatto di apertura è la Cruda di Bianca modenese con tartufo nero, scalogno ed olio extra vergine di oliva, una morbida tartare di diaframma a cui l'aggiunta di qualche scaglia di sale grosso avrebbe contribuito a raggiungere la giusta sapidità.

Cruda di bianca modenese con tartufo nero e scalogno


Sempre con il Bianco Bologna nei calici proseguiamo con un piatto che rappresenta l'autunno: Zuppa di bosco e sottobosco, castagne, funghi, tuberi e tartufi. Piatto molto interessante che si contenderà con il Germano reale il titolo di "piatto da gamella".

Zuppa di bosco e sottobosco, castagne, funghi, tuberi e tartufi


Venire da Amerigo, in stagione di tartufo bianco, e non mettere in menù le tagliatelle, sarebbe stato peccato mortale, e quindi ecco le Tagliatelle da grano Bologna al tartufo bianco: bellissime da vedere sebbene di cottura un poco esuberante. In compenso nei calici un pignoletto che vola oltre le aspettative, il Vecchie vigne 2016 di Isola, veramente un bel vino ed un abbinamento esemplare.


Tagliatelle da grano Bologna al tartufo bianco


Coscia in casseruola, petto alla piastra, polenta, zucca, castagne e porcini: ecco il Germano reale in due cotture. Gran bel piatto di cottura questa volta millimetrica.

Germano reale in due cotture


In abbinamento un bel vinone old style, il Bologna rosso selezione Diggioanni 2015, dominato da un caldo frutto maturo ed imbalsamato dal legno... Però l'abbinamento con il Germano reale tutto sommato è risultato quasi piacevole.
Per finire un rinfrescante gelato di crema.

Capita talvolta, anche ai migliori Credenzieri nella stesura di un menù, di sottovalutare la capienza gastrica dei Confratelli (ma capita talora anche il contrario), sta di fatto che sommessamente cominciò a diffondersi un certo languorino, non proprio fame, ma voglia di qualcosa di buono (cit.): percependo la nostra volontà, il nostro Illustrissimo Simposiarca (ricordiamolo, è colui che domina la serata ed il cui potere decade al termine dell'Agape) decide di prolungare il menù ordinando per ognuno dei presenti una buonissima selezione di formaggi locali abbinati al Barbera Vigna Francia 2016 di Giacomo Conterno.





Terminiamo quindi, per una seconda e definitiva volta, con un freschissimo Sorbetto al lambrusco. 
Prossima tappa, di cui a breve arriverà il resoconto, in Casa Madre dai nostri fratelli prediletti, Aurora e Massimo Mazzucchelli. 
A presto.



Ristorante AMERIGO 1934
TRATTORIA, DISPENSA E LOCANDA
Via Marconi, 14-16 Savigno (Bologna) Italia







domenica 3 novembre 2019

Agape di Ottobre: Ristorante Perbellini, Isola Rizza (VR)




Agape di Ottobre: Il ritorno ad Isola Rizza.


          Il mondo dello sport è costellato di mitici dualismi, dal celeberrimo Coppi-Bartali a 
Borg-McEnroe, passando per Federer-Nadal e Messi-Ronaldo... Sul nostro piccolo ed insignificante cartellino, il primo decennio degli anni 2000 fu caratterizzato da un duello a distanza tra Mauro Uliassi e Giancarlo Perbellini i quali, a colpi di piatti emozionanti, nel 2011 si trovarono soli in testa alla nostra personalissima classifica  con 4 gran Clangor consecutivi a testa. Questo portò  alla disfida finale, giocata in Casa Madre nel 2012 in occasione del nostro quarantennale. Ma questa è un altra storia...
Dopo otto lunghi anni di assenza, torniamo a percorrere il viale d'ingresso che, tra gli anonimi capannoni costruiti a lato della SS 434 Transpolesana, conduce a quella gemma nascosta che è il ristorante Perbellini. 
In cucina non c'è più Giancarlo, che da anni ha intrapreso un altro percorso, ma l'atmosfera che si respira è rimasta la stessa, a partire dal contrasto percepito tra l'esterno e l'ingresso del ristorante e dalla deliziosa accoglienza della signora Paola. La brigata di sala, giovane e competente, ci accompagnerà senza sbavature per tutta la serata, offrendoci un servizio d'oltralpe.
Impegnativo il menu messo in campo dal nostro Credenziere, a cui il Maestro d'Anfora ha risposto con una selezione di etichette "sulla difensiva", pescate da una carta di impostazione piuttosto classica.
Il Ferrari Perlè 2013 accompagna una piacevolissima sequenza di amuse bouche...

Aspic acqua tonica e melograno

Tartelletta luccio, peperone e acetosella e Spugna di cavolfiore.

Asparagi bianchi settembrini e consomme di funghi e lemongrass

Manteniamo anche il Perlè sui due primi piatti del menu, due antipasti: il primo è una divertente interpretazione acida del gambero rosa crudo, il Gambero rosa "sour"


Gambero rosa sour

A seguire una golosa e voluttuosa preparazione con Cappesante e grancevola: Cappesante e grancevola su terra di nocciole, peperoni, scarola, aceto di agrumi e oxalis.


Cappesante e grancevola su terra di nocciole, peperoni, scarola, aceto di agrumi e oxalis.

"Ho mantecato una pizza alla marinara" è il divertente e cremoso risotto proposto dal nostro Credenziere, a cui il Maestro d'Anfora risponde con il Vorberg 2015, il celebre Pinot Bianco di terlano. Abbiniamo il pinot bianco anche ai bigoli alla spirulina con ragù di pesci di lago e uova di trota.


Ho mantecato una pizza alla marinara

Bigoli alla spirulina con ragù di pesce di lago e uova di trota


Gran bel piatto il petto rosa di colombaccio con radicchio, senape, miele di castagno e ibisco: una cottura millimetrica ed una sinfonia di sensazioni dolci, acide e amare in perfetta sintonia. La perfezione nella semplicità...



Petto rosa di colombaccio con radicchio, senape, miele di castagno e ibisco

Sul colombaccio rimaniamo in Alto Adige con un abbinamento didattico, il Pinot Nero 2011 di Gottardi, che trascorsi 8 anni dalla vendemmia, sembra aver smaltito quell'ingombrante apporto legnoso che caratterizza questo vino da giovane.
Divertente gioco di contrasti nella trippa con mazzancolla fritta: la forte componente selvatica della trippa prevarica la delicata dolcezza della mazzancolla, la cui componente croccante però aggiunge spessore al piatto. Ancora il Pinot Nero su questo piatto, anche se l'abbinamento d'amore era con il Colombaccio...


Trippa di vitello e mazzancolla fritta al profumo di acetosella
Dopo due antipasti, due primi e due secondi, non potevano mancare anche due dessert:
buonissimo il Gelato di marron glacé su terra di cioccolato salato, aceto balsamico e tartufo nero, i Capitelli 2015 di Anselmi, dolce ma non stucchevole quadra il cerchio dell'abbinamento.
Sempre fresco e profumato, con una dolcezza misurata, anche il secondo dessert: Meringa ai fiori di cannella, mirtilli, yogurt e violetta.


Gelato al marron glacé su terra di cioccolato salato, aceto balsamico e tartufo nero

Meringa ai fiori di cannella, mirtilli, yogurt e violetta


Una deliziosa piccola pasticceria conclude questo lungo percorso perfettamente in sintonia con il nostro motto (mente sapiente in ventre capiente). 
Non abbiamo rimpianto le emozioni che avevamo provato ai tempi di Giancarlo, certo, quuesta volta il Gran Clangor è stato solo sfiorato, ma siamo certi che è solo una questione di tempo, perchè la mano di Francesco Baldissarutti ha tecnica, fantasia e concretezza.
Nel 2011, il mese successivo  all'Agape da Perbellini, ne organizzammo una in una storica trattoria stellata della Valsamoggia. Bene, dopo otto anni di assenza torneremo anche lì, replicando casualmente la sequenza del 2011.

Alla prossima...



P.S. Per curiosità sono andato a rileggermi il racconto dell'ultima Agape che facemmo qui nel 2011 (qui il racconto), e mi è capitato un commento, aggiunto parecchi mesi dopo, e all'epoca sfuggitomi:

"Buonasera Gran Maestro.
Sono casualmente capitato su questa pagina internet durante un fruttifero navigare alla ricerca di articoli riguardanti il Ristorante Perbellini. A mano a mano che leggevo mi sono accorto di qualcosa...qualcosa non lontano dalla sensazione di déjà-vu. Continuando a leggere mi sono reso conto di conoscere alla perfezione il menù sopra descritto, ma la conferma si è fatta trovare solo nell'ultimo paragrafo; in particolare tengo a citare la frase "La eco del Gran Clangor di forchetta su cucchiaio aveva come sfondo i visi giovani, puliti e gioiosi delle ragazze e dei ragazzi della Brigata di cucina e questo, almeno per chi scrive, non era una soddisfazione minore di aver gustato le delizie del grande Giancarlo Perbellini."
Parole che mi rendono pieno di orgoglio essendo io uno di quei "visi giovani, puliti e gioiosi" di cui avete parlato.
Ricevere la vostra approvazione per mezzo del Gran Clangor è stata un'esperienza indimenticabile, un sonoro omaggio per tutto il lavoro che quotidiatamente si compie in cucina.
Desidero quindi ringraziarvi anche a nome degli altri ragazzi della Brigata.
Cordiali saluti
Paolo Tomati"

Che dire? Grazie a te, Paolo Tomati, sperando che la tua carriera in questo durissimo ma meraviglioso mondo stia proseguendo costellata di soddisfazioni...






Ristorante Perbellini

via Muselle 130, 37050 ISOLA RIZZA

Telefono: +390457135352

e-mail: ristorante@perbellini.com
















































giovedì 10 ottobre 2019

Agape di Settembre: Enoteca Fiorentina, Firenze.


Agape di Settembre: il taglio di Salamanca...


In Spagna il taglio manuale del prosciutto è una cosa dannatamente seria, tanto che ogni anno si tiene il Campeonato Nacional de Cortadores de Jamón. Ci vuole una passione altrettanto seria e motivata per spingerti a trasferirti a Salamanca per sei settimane, ad imparare l'arte dal numero uno dei cortadores, Anibal Falcon Morales. 
La disposizione a spirale delle fette (taglio di Salamanca) è studiata ad arte per essere degustata dal centro, con le fette piu morbide e dolci, che cambiano di sapore con l'evolversi della spirale: è così che Alberto Bruni presenta il suo piatto di Jamon Iberico de Bellota. Il fascino di questo locale non si esaurisce solo con una fantastica selezione di salumi, ma anche con un'ottantina di formaggi, quasi tutti a latte crudo, e con un'impressionante scelta di etichette naturali, oltre 2500 da ogni parte del mondo, selezionate da Stefano Bruni, fratello di Alberto. E poi c'è la cucina, a vista sull'unica sala del locale, in cui il giovane chef Daniele Nuti si muove con misurata creatività, sempre con un occhio al territorio.
Questo lungo preambolo per presentare il locale che ci ha accolti in una tiepida serata di fine estate, clima ideale per una passeggiata di una decina di minuti che ci ha portato dalla stazione di Santa Maria Novella alle porte dell'enoteca.
Brindisi iniziale con il brut nature di Christophe Mignon, un meunier che ci piace assai, già protagonista più di una volta sulla nostra tavola.


Prima del sontuoso piatto di Jamon Iberico, un benvenuto dalla cucina: uovo di quaglia, ragu di fegatini di pollo e brodo di maiale. Alla stregua di un mini ramen destrutturato...



Poi, sempre abbinato allo Champagne di Christophe Mignon, il Jamon de Bellota (prodotto con maiali che nei tre mesi precedenti alla macellazione, durante il periodo della Montanera, approssimativamente da ottobre a dicembre, si sono nutriti esclusivamente di ghiande), 100 grammi di assoluta bontà.





Con una carta dei vini così ampia, il divertimento del nostro Maestro d'Anfora, ben coadiuvato da Stefano Bruni, è stato quello di trovare il vino ideale per ogni singolo piatto in uscita dalla cucina e così, con l'uovo di montagna, melanzana, Parmigiano Reggiano (caseificio Malandrone) e olive,  centra l'abbinamento proponendo un bianco da malvasia, trebbiano e vermentino prodotto sulle colline di Scandicci. Sine Felle bianco 2018 di Podere Casaccia. Buono oltre le aspettative.



A seguire, un godurioso fegatino brulée con amarene e polvere di pistacchio, divertente l'abbinamento in questo caso, con il Lustro 2018, il catarratto macerato di Battista Belvisi.




fegatino brulee con amarene e polvere di pistacchio.
L'appassionata cultura per i formaggi, altro must di questo locale, traspare già dall' utilizzo del Sancarlone al caffè, un raro erborinato affinato da Luigi Guffanti ad Arona (NO), che viene aggiunto dallo  chef sui ravioli di quaglia e sedano rapa

Ravioli di quaglia, sedano rapa e Sancarlone al caffè
Ancora centratissimo l'abbinamento con un elegante Gamay dell' Auvergne, il Petit Rouge de la cote ouest 2017, di Vincent e Marie Tricot.


Proseguiamo con un Sangiovese in purezza da Castelnuovo Berardenga, il Villa Pàcina 2016, abbinato ad un carrè di agnello inglese, con pecorino e peperone dolce.



Agnello Ridings Reserve, pecorino e peperone dolce

Ci avviciniamo al finale con un pre dessert: cremoso di yogurt, crumble di biscotti e composta di pere




La portata finale non poteva essere che una golosa selezione di formaggi proposta da Alberto.




In abbinamento al Vino del Poggio bianco 2015, una Malvasia di Candia con 6 mesi di macerazione sulle bucce, partendo dall'alto in senso orario abbiamo:
-La Gabare de Loire, capra a latte crudo, Loira
-Cantal, vaccino a latte crudo, pasta pressata, Massiccio centrale.
-Mimolette, sempre vaccino a latte crudo e pasta pressata, particolare il colore arancione  dato da un colorante naturale ricco di carotene. Altra caratteristica è la quantità di latte necessaria per un chilo di formaggio, ben 36 litri.
-Pecorino sardo, in questo caso con una stagionatura di oltre 36 mesi, quasi un record per la tipologia.
- Un fantastico Blu delle Asturie, non iniettato, sempre a latte crudo di mucca.

Degna conclusione di un percorso dove, per una volta, il vino ha duettato alla pari con il cibo integrandosi a vicenda in un locale che sembra nato proprio per questo.
Ancora grazie ai fratelli Bruni, la cui passione ha reso possibile un locale che è più di una gastronomia, più di un'enoteca con cucina ma nemmeno un ristorante vero e proprio: 
direi un "divertimentificio" per palati curiosi...




Enoteca Fiorentina
Borgo Ognissanti 25/R   50123   
Firenze