Blog di discussione su enogastronomia per chi, come la Confraternita delle Franche Forchette, è sempre alla ricerca della sublimazione della tavola in tutte le sue declinazioni: cucina, vino e sala.



lunedì 26 maggio 2014

Agape di Maggio: Ristorante Mirazur, Mentone (Francia)



Agape di Maggio: un goliardico weekend, ovvero un gastrofanatico addio al celibato.

Questa volta non sarà solo la descrizione di una cena, o di un pranzo, come di solito sono i racconti delle nostre Agapi... Questa volta la narrazione comincia un sabato mattina, davanti agli uffici dell'autonoleggio AVIS all'aereoporto Guglielmo Marconi di Bologna, quando un manipolo di Confratelli, sparuto a dir la verità, si incontra per formare una lieta brigata gastronomica diretta a far danni in direzione Ventimiglia. Per una volta la trasferta non avverà con il consueto pulmino ma bensì con un lussuoso minivan noleggiato per l'occasione e condotto da volenterosi confratelli che, a turno, prenderanno il volante durante questa lunga trasferta.
La meta finale del viaggio sarà la ridente cittadina di Mentone, primo villaggio della Costa Azzurra che si incontra proveniendo dall'Italia, e in cui ha sede il ristorante Mirazur, undicesimo al mondo ma soprattutto primo di Francia secondo quanto afferma la classifica 50 Best recentemente aggiornata.
Precisiamo che la scelta del Mirazur è stata decisa qualche mese fa, quando rumors di corridoio davano in netta crescita la cucina di Mauro Colagreco, ben prima comunque del suo balzo in avanti nella classifica Best 50 (...che non conta niente ma in cui tutti vorrebbero essere).
E lo scopo di questa Agape in terra straniera sarà quello di festeggiare, finalmente, l'addio al celibato dello scapolo più impenitente della Confraternita.
Lasciamo quindi Bologna pervasi da puro spirito goliardico, e mentre i chilometri scorrono sotto le ruote del nostro mezzo, nell'abitacolo scorrono anedotti ed esilaranti momenti (il misunderstanding tra Cyber Cracker e Saiwa Cracker rimmarà negli annali...), se non che l'incipiente appetito ci conduce alla deviazione, invero prevista, verso l'abitato di Dolceacqua, caratteristico borgo medioevale dell'entroterra ligure e soprattutto luogo d'origine di un grande, e sottovalutato, rosso italiano, il Rossese di Dolceacqua.


Avrebbe dovuto essere un light lunch in previsione della cena al Mirazur, ma siccome l'appetito vien mangiando, ci abbandoniamo alle libagioni dell'ottimo ristorante A Viassa, in centro a Dolceacqua, approfondendo la cultura sulla gastronomia ligure con piatti come i barbagiuai, il brandacuiun e i parpagliui, senza dimenticare ovviamente il Rossese.


Dopo una doverosa passeggiata ristoratrice lungo gli inerpicati vicoli del borgo, il volante del mezzo passa nelle mani del Gran Maestro, che si offre di guidare fino alla prossima tappa in programma, l'azienda vinicola Selvadolce di Bordighera. 
"Passiamo per di qua, è una scorciatoia..." le classiche ultime parole famose: dopo un paio di chilometri ci ritroviamo sperduti in mezzo ad una folta vegetazione, su un sentiero sterrato, in mezzo al nulla e con un dirupo a poche spanne dalle ruote destre del mezzo arrancante e sobbalzante, mentre i barbagiuai e i parpagliui saltavano allegramente nello stomaco al ritmo delle buche; fortunatamente dopo qualche chilometro di duro off-road riguadagnamo l'asfalto e arriviamo all'azienda Selvadolce, dove Aris Blancardi, lo squisito titolare, ci stava già attendendo da tempo.


Il pomeriggio uggioso non rende giustizia alla bellezza del luogo , con il sole lo sguardo spazierebbe sulla costa azzurra fino a Nizza e oltre. Sulla costa sono messi a dimora pigato e vermentino, spazzati dai venti salmastri provenienti dal mare, mentre le uve del rossese provengono da un vigneto più all'interno.
Naturalmente d'obbligo un assaggio delle ultime annate prodotte, senza dimenticare quelle in legno ad affinare, il tutto accompagnato da una deliziosa focaccia locale.
Congedatoci da Aris, che ritroveremo più tardi a tavola con noi al Mirazur, ci accingiamo a riprendere il cammino verso Mentone.
Arrivati in albergo senza ulteriori intoppi, dopo una breve pausa ristoratrice il tramonto ci coglie puntuali all'ingresso del ristorante.


Malgrado l'ingresso del ristorante sia in una posizione anonima, in prossimità del piazzale su cui era posta la vecchia dogana alta di Ventimiglia, l'ingresso nella sala semicircolare è alquanto suggestivo: una parete di vetro domina dall'alto l'abitato di Mentone, ed in basso le luci della costa si perdono nella prima oscurità della sera.
L'accoglienza è quanto di più professionale si possa desiderare... Scendiamo nella sala inferiore, adibita al ricevimento e aperta su un panoramico giardino, in cui spicca la cucina a vista, con la numerosa brigata già concentrata sui propri compiti. 
Un breve saluto allo chef, un brindisi con un ottimo Champagne, la cuvée Blanc d'Argile Vouette e sorbèe, e poi di nuovo su, nella sala da pranzo, dove ci aspetta il nostro tavolo, senza tovaglia, di legno massiccio, ricco di venature che solo il legno d'olivo sa donare.


Peccato solo per la presenza in sala di un gruppo di commensali anglofoni il cui tono di voce e le sguaiate risate interferiscono con la poesia del luogo...
Per una volta, a causa della lontananza, la nostra coppia di cucina è stata dispensata dalla prova preparatoria, ma leggendo il lungo menu concordato a distanza, sembrerebbe comunque sia stato fatto un ottimo lavoro, specialmente sulla parte destra del menu (ndr.)


Canapes de reception
Che ci sia tecnica appare chiaro sin dagli amouse-bouche, ma la vera genialità si manifesta con il primo piatto, l'ostrica alle pere, forse il piatto migliore di tutto il menu.

Huitres aux poires


Altro piatto che supera di slancio l'asticella dell'eccellenza sono i gamberoni di San Remo agli agrumi...
Gamberoni de San Remo, sauce vierge aux agrumes et capucine




Anche tutte le altre portate non scendono comunque sotto il livello del molto buono, con alcuni alti e bassi comprensibilissimi in un menu cosi lungo. Nei piatti si susseguono fiori, erbe, gelatine, infusi o brodi, cercando di mantenere nell'ospite la sensazione di trovarsi comunque nell'olimpo della gastronomia mondiale.
Una menzione particolare, ed un ringraziamento allo Chef, per aver inserito nel già lungo elenco dei piatti, un fuori menu dedicato a Bologna, elevando la mortadella a protagonista in uno dei suoi piatti...
Mortadella, spugnole, spuma di patate e caprino
Nella parte destra del nostro menu, quella dedicata ai vini, il lavoro del nostro Maestro d'anfora, coadiuvato dal giovanissimo e preparatissimo sommelier, ha dato vita ad una sequenza di bianchi eccellenti, uno diverso per ogni portata, fra cui uno spettacolare Chenin blanc da Vouvray, il Silex d'Orfeuille 2009, per noi vino della serata, ed il celeberrimo La Coulée de Serrant, in versione 2007, ancora compresso nei profumi ma già esplosivo in bocca malgrado l'evidente gioventù.
Una menzione anche per l'ottima riserva di pigato di Selvadolce, il Valentino 2009, propostaci da Aris in versione magnum.
Sorprendente il vino proposto dal sommelier per il piatto con la mortadella, un pinot noir fuori dagli schemi, il Cotes du Jura En Barberon 2012: fresco, affilato come un rasoio, di una bevibilità assassina anche in funzione dei suoi 12 gradi scarsi.
Interessante ma non entusiasmante il secondo pinot noir proposto, abbinato al piatto comunque più debole del menu: da una zona vocatamente bianca uno Chassagne Montrachet rosso, il Sarnin berrux 2012, abbinato al piatto di maiale...


Poitrine de porc, sauce mole et pommes vertes

Di una dolcezza misurata, fresco e acido il dessert.

Fraises de Carros, sorbet rhubarbe et creme a la fleur de soreau




Brindisi conclusivo al festeggiato stappando un classico Bas Armagnac
Per concludere, un locale suggestivo dove si percepisce una grande professionalità e con una cucina sicuramente all'altezza delle aspettative, anche se forse suscita qualche perplessità la prima posizione fra i ristoranti francesi... ma del resto noi siamo tutt'altro che critici, quindi ci siamo goduti una bellissima serata.
Una lunga e salutare passeggiata ci riporta all'hotel dove finalmente si conclude la prima giornata di
questo lungo e gastrofanatico weekend.


La mattina seguente la vista del lungomare di Mentone fa da contorno alla nostra prima colazione, rigorosamente a base di caldi e burrosi croissant e cafe au lait, mentre nell'aria le note di Le Mer di Charles Trenet rendevano tutto tremendamente francese.
A malincuore risaliamo sul nostro piccolo torpedone e riprendiamo la via del ritorno, se non fosse che, giunti in territorio piacentino giusto all'ora di pranzo, dalle fila posteriori comincia a serpeggiare un vocìo:"...Sento un certo languorino." "... non proprio fame ma voglia di qualcosa di buono..."


Al che il nostro Credenziere, profondo conoscitore di tutti i locali degni di nota della regione ed oltre, se ne esce con:" Conosco un posticino..." e, previa una telefonata di prenotazione,  dopo nemmeno venti minuti parcheggiavamo il nostro minivan davanti all'ingresso di una villetta nella zona residenziale di Carpaneto Piacentino, villetta che cela al pian terreno il ristorante Nido del Picchio, stellato dal 2006 e gestito dallo chef Daniele Repetti e dalla moglie Lucy Cornwell, che si occupa diligentemente delle due eleganti sale del locale.
Ovviamente appena seduti a tavola, accade quello che si richiede ad ogni buon confratello: la lettura del menu e della carta dei vini scatena riflessi di Pavloviana memoria ed il languorino si trasforma ben presto in fame atavica malgrado le abbondanti libagioni del giorno precedente.
Tra le altre cose, carta dei vini ampia e non banale, dai ricarichi più che corretti per essere uno stellato... Dovendo guidare ancora per un paio d'ore, e non volendo punire nessuno costringendolo al triste ruolo dell'autista designato, decidiamo di star leggeri pasteggiando con il Graacher Himmelreich Kabinett 2008 di J.J.Prum


Menu che si presenta equamente diviso fra proposte di terra e di mare, con ingredienti classici quali foie gras, cappesante, astici ma anche pesce azzurro e baccalà, tutti proposti in maniera semplice e dalla gradevole presentazione.

Raviolo aperto con fave, pancetta e pane al pomodoro


Trancio di Salmone sevaggio affumicato in casa


Battuta di manzo alla senape e aceto balsamico, purè di mele e nocciole

Un ristorante quindi che merita un approfondimento, o magari un'Agape dedicata, vista anche l'estrema cortesia dei titolari.
Risaliamo quindi sul nostro mezzo e rientriamo allegramente verso Bologna, sperando di non dover attendere un altro addio al celibato per poter ripetere questa grassa e goliardica esperienza.

P.S. In questi giorni la nostra coppia di cucina è già tornata al lavoro... Sembra siano stati avvistatati nelle campagne venete in cerca di ittiche prelibatezze... Stay tuned.













mercoledì 30 aprile 2014

Agape di Aprile: ristorante Uliassi, Senigallia (AN)


Agape di Aprile: la trigliologia, ovvero la trilogia di triglie.
Dopo tanti anni di frequentazione siamo giunti alla conclusione che Mauro Uliassi, fra la altre cose, è il miglior esecutore di triglie del globo terracqueo...
Ma partiamo dall'inizio, rendendo omaggio ad uno dei protagonisti di tutte le nostre trasferte, sempre citato ma mai mostrato, il nostro mitico pulmino...


Lungo una sonnecchiosa A14, ancora vergine dagli ingorghi estivi, scivola tranquillo il nostro trasferimento verso la Banchina di Levante di Senigallia, ansiosi di provare il menù costruito dal nostro Gran Credenziere, attinto a piene mani dal nuovo Lab 2014 e con rimandi a ricordi degli anni passati.
La prima novità arriva con l'amuse-bouche: in aggiunta all'ormai mitico loacker di nocciole e   foie-gras con shot di Kir royale  (presenza costante sulle tavole di Uliassi dal lontano 2006) quest'anno arrivano come benvenuto anche un'idea di oliva all'ascolana cruda ed un alga fritta.


Non trascendentale l'alga, dal sapore iodato e che ricorda nella texture la famigerata nuvola di drago; sorprendente l'oliva all'ascolana cruda: un cuore di tartare di manzo rivestito da una gelificazione di oliva verde e granella di frutta secca tostata.
Apprezzatissima la scelta del Gran Maestro d'Anfora, caduta sul Blanc de Blanc di Fallet Prevostat, buonissimo Champagne che ci accompagnerà per i primi quattro piatti del menu.

 Gambero Rosso


Bagnasciuga


eccellenti queste prime due portate, direttamente dal Lab 2014: acido, dolce e goloso il Gambero rosso,  più cerebrale il bagnasciuga,  un concentrato di iodio con ricci di mare, alghe croccanti e crudo di bianchetti.
Dopo questi primi due piatti cominciamo la trilogia di triglie con un classico già mangiato tre anni fa, quando ci fermammo per una sosta "frugale" durante la trasferta in Abruzzo: 

Triglia croccante, zuppa di prezzemolo e colatura di alici

a seguire quello che, fra tutti i nuovi piatti del Lab 2014, forse ci è piaciuto di più....

Triglie fritte in saor di aceto, pecorino e prosciutto 

e  per finire la trilogia di triglie il nostro Credenziere ha voluto ricordare un Confratello, non più fra noi, che soleva ricordare questo piatto di Mauro come uno dei più buoni mai mangiati, e per cui valeva da solo il viaggio fino a Senigallia....

Sandwich di triglia, pecorino e verza

In abbinamento su quest'ultimo piatto abbandoniamo a malincuore (ndr.), Fallet Prevostat in favore di un verdicchio di Matelica, il Cambrugiano di Belisario, servito in magnum, annata 2010, che con la sua notevole struttura supporta tranquillamente la maggior struttura di questo piatto e di quelli a seguire.
Esaurita la trilogia di triglie riprendiamo con un altro piatto estrapolato dal Lab 2014, ed anche questo entusiasmante, tanto che si è giocato la palma del migliore insieme alle triglie in saor....

Ricciola alla puttanesca

apparentemente semplice nell'esecuzione ma geniale nella riproposizione del primitivo sapore della puttanesca con olive, capperi, filetti di pomodoro perfettamente equilibrati su un crudo di pesce. 

Rombo alla brace, purea di roscani e salsa bruciata

Agretti, barba di frate, erba del Negus, roscani.... regione che vai, nome che trovi per questa tipica verdura primaverile che fa da contorno a questo secondo, posizionato dal nostro Credenziere come ultimo degli antipasti in funzione della portata che avrebbe dovuto seguire, un piatto che Mauro ha insistito per inserirlo nel nostro menu: le tagliatelle alla lepre. 
Con nostra sorpresa invece ci arriva in tavola un altro piatto che Mauro ha voluto farci assaggiare...

Fusilli con ricci di mare, cicoria, acetosella e rabarbaro

anche questi fusilli sono una nuova creazione inserita nel Lab 2014....il nostro Credenziere non li aveva aggiunti al già lungo menu per  non mettere alla prova il nostro ventre capiente, che al contrario ha tranquillamente sopportato anche questa deliziosa aggiunta.
Purtroppo, molto di rado, capita di inserire in menù piatti che non siano stati assaggiati durante la prova (mai per colpa del nostro infallibile Gran Credenziere, quando succede è sempre per assecondare i desiderata dello Chef di turno...), e regolarmente gli abbinamenti con il vino vanno a farsi friggere.....

 Tagliatelle al sugo di lepre


Intendiamoci, il piatto è spettacolare e ringraziamo ancora Mauro per le pressioni esercitate sul Credenziere al fine di inserire questo piatto in menu...un sugo praticamente a crudo con i tagliolini ricoperti di spagnina (erba medica, ndr.), per evocare l'idea della lepre che si nasconde nel campo di erba medica. 
Il nostro Gran Maestro d'Anfora, anche lui orfano dell'assaggio del piatto, in fase di preparazione del menu, sentendo sugo di lepre risponde...Bolgheri!!!
Cosi fu.....a questo piatto dal sapore tutt'altro che incisivo e dai delicati sentori vegetali il vino predisposto in abbinamento è stato il Cà Marcanda 2009 di Gaja, classico Supertuscan costruito a Bolgheri, che asfalta piatto e palato; fortunatamente ci soccorre  il Cambrugiano ancora nei calici con cui troviamo un più che discreto abbinamento.
Nessun vino e reset del palato con un primo rinfrescante dessert...

Carota ghiacciata, arance e meringa al limone

Dolce e goloso il secondo dessert, a cui viene abbinato il vino più interessante della giornata...

 Biscotto al molasses, gelato di cioccolato, caffè, caramello e liquirizia



Banyuls 2011, Vinyer de la Ruca

Merita due parole questo Banyuls assolutamente biodinamico, talebanamente e Steinerianamente biodinamico.... un migliaio di bottiglie prodotte, dalla strana forma in vetro soffiato ed etichetta artistica, per un vino dolce, fresco, profondo e assolutamente non stucchevole.
Lo produce un fiorentino trapiantato a Banyuls-sur-mer, Manuel De Vecchi......Chapeau.
Petit four e caffè chiudono quest'Agape in cui, ca va sans dire, viene attribuito a Mauro Uliassi l'ennesimo Gran Clangor, confermandolo come lo Chef più premiato nella storia ultraquarantennale della Confraternita....
Ed ora via, sul nostro mitico pulmino, che nell'Agape di Maggio si appresterà a varcare gli italici confini per condurci a festeggiare l'addio al celibato del nostro impenitente scapolo.....
Meta dell'Agape sarà il ristorante che la classifica 50 Best di quest'anno indica come il primo in Francia.....il Mirazur di Mentone.  A bientot.








mercoledì 2 aprile 2014

Agape di Marzo, Ristorante Aquila Nigra, Mantova




Agape di Marzo: siamo comunque cascati in piedi...
E' presto detto....la meta del nostro incontro di questo mese avrebbe dovuto essere il ristorante le Giare, sede di un meritato Gran Clangor un paio di anni orsono quando la cucina era ancora nelle mani del bravissimo Omar Casali. Adesso ai fornelli c'è Gianluca Gorini, un giovane su cui si sprecano elogi e sperticate lodi, ragion per cui avevamo deciso di andarlo a trovare....ma avevamo letteralmente fatto i conti senza l'oste, infatti sabato a pranzo il locale è chiuso....peccato!
Rimane comnque nella lista delle prossime Agapi, probabilmente in una fresca serata di inizio autunno.
Sta di fatto che a meno di un mese dalla data prevista siamo stati costretti a trovare una valida alternativa.
Il nostro Gran Credenziere quindi decide di rispolverare dalla memoria della Confraternita uno storico ristorante di Mantova, l'Aquila Nigra, toccato per l'ultima volta dalle nostre scorribande oltre 16 anni fa, e che tuttora vanta comunque una stella Michelin e l'appartenenza all'esclusivo club "Le Soste".
Una soleggiata mattina di fine inverno quindi accoglie i Confratelli partecipanti all'Agape, puntualmente presenti alla partenza del nostro piccolo pulmino salva patenti. Encomiabile la presenza del nostro Tetrarca Precursore (per chi ci legge, uno dei quattro fondatori della Confraternita oltre 50 anni orsono) che all'alba dei 92 anni, quando riesce, partecipa ancora con spirito indomito ai nostri incontri.
Tranquillo ed oltremodo comodo il trasferimento, visto che i posti del pulmino erano per metà vuoti...
piccolo intoppo giunti alle porte del centro storico di Mantova, dove il nostro fin troppo solerte autista si rifiutava di proseguire in virtù di un fantomatico divieto di transito agli autobus, costringendo quindi il nostro atletico 92enne ad una passeggiata di almeno mezzo chilometro per guadagnare l'ingresso del ristorante.


Situato in una dimora storica, lungo un piccolo vicolo accanto alla Gonzaghesca Piazza Sordello, il ristorante ci accoglie con ampie sale dagli alti soffiti lignei, ricco di affreschi e stemmi di medioevale memoria...una saletta a noi riservata già predispone lo spirito ad un bellissimo proseguio.
Apriamo l'Agape con delle classiche sfogliatine di Grana Padano come amouse-bouche, abbinandole ad un Monterossa Brut P.R. che ci accompagnerà anche sui due antipasti seguenti.
Nato per festeggiare i 35 anni dell'azienda Monterossa, P.R. sono le iniziali dei fondatori dell'azienda, Paola Rovetta e Paolo Rabotti, storico promotore e fondatore del Consorzio Franciacorta, purtroppo scomparso pochi giorni orsono.


Perfetta la fragranza e la leggerezza della frittura di saltarelli e zucchine in didattico abbinamento con il Brut P.R.


Primaverile la julienne di seppie scottate a vapore con fave e piselli freschi all'olio extravergine, giocata tutta sulla freschezza degli ingredienti.Rientriamo nel solco della tradizione con un grande risotto: Riso morbido allo zafferano e ragù bianco di vitello, cottura e mantecatura esemplare, sorprendente l'aggiunta del ragù di vitello in luogo della salamella tradizionale; talmente invitante che l'appetito ha preceduto l'obbiettivo, e se la foto manca è proprio perchè la prima forchettata ha rovinato l'impiattamento prima della fotografia del piatto. Gran parte del merito del Gran Clangor attribuito è sicuramente imputabile a questo piatto, e naturalmente a chi ha deciso di riproporcelo in menu. In abbinamento un fresco e nervoso Pinot Noir 2011 di Joseph Faiveley, perfettamente centrato su questo piatto. Lode quindi anche al Gran Maestro d'Anfora che ha predisposto il vino.
A seguire un antipasto che il nostro Gran Credenziere ha giustamente posposto al risotto: Insalata di lombo di lepre con melograno, pinoli, arancia candita e fave di cioccolato.


Su questo piatto, perfettamente bilanciato in tutte le sue componenti, il nostro menu prevede il Primofiore 2010 di Giuseppe Quintarelli, un Cabernet Franc con un piccolo saldo di Corvina che definire il vino base dell'azienda è estremamente riduttivo. Dotato di una struttura importante e di un naso affascinante, sovrasta il piatto in maniera piuttosto decisa......in realtà il G.M. d'Anfora che l'ha proposto su questo piatto ci anticipa che l'abbinamento perfetto sarà con il piatto successivo, la Guancia di vitello in arrosto morbido al timo su crema di patate con funghi chiodini

  
Guancia morbidissima, come da copione, per un altro piatto assolutamente tradizionale senza alcuna concessione all'innovazione....comunque ottimo l'abbinamento con il Primofiore di Quintarelli.
Tris di dessert, Pera in salsa di agrumi, cannolo all'amaretto con crema al mascarpone e salsa all'amaretto e sorbetto agli agrumi  proposti in un unico piatto ed abbinati ad un discreto Moscato Apianae Di Majo Norante, per concludere questo menu della tradizione legato alla memoria degli anni '90. 



A questo punto, sull'onda  dell'entusiasmo di alcuni Confratelli, particolarmente legati a questo tipo di cucina, veniva proposto il Gran Clangor, che malgrado qualche astenuto, veniva comunque attribuito alle brigate di sala e di cucina che hanno lavorato per rendere il più possibile piacevole questa nostra breve permanenza in quel di Mantova. Primo Gran Clangor dell'anno anche per la coppia di cucina, a cui probabilmente non sfuggirà nemmeno il secondo tra qualche settimana a Senigallia, in quella che ormai possiamo considerare, dato il numero delle frequenti visite negli ultimi anni, come una seconda Casa Madre: il ristorante di Mauro e Catia Uliassi. 
Una piacevole passeggiata post prandiale, con soste nelle gastronomie locali per acquisti di salamelle e sbrisolone, ci riportava quindi al nostro pulmino per un sonnacchioso rientro verso Bologna.



venerdì 28 febbraio 2014

Agape Gentile. Ristorante Strada Facendo, Modena


Agape di Febbraio: ovvero l'Agape Gentile, l'unica occasione in cui sono ospitate al nostro desco anche le gentili dame....semel in anno licet insanire.
Il fausto giorno di S.Valentino scendiamo dal nostro immancabile pulmino per entrare al ristorante  Strada Facendo, il cui nome ricalca il celeberrimo brano di Claudio Baglioni:  "...e sentirai la strada far battere il tuo cuore, vedrai più amore....vedrai...Strada Facendo tu vedrai...."  ed in realtà, in prossimità del ristorante situato in una zona periferica, e alquanto bruttina, della prima periferia di Modena, qualcosa che batteva e che offriva amore si poteva vedere... ma tant'è, come spesso capita, più l'esterno è deprimente e maggiore è la piacevolezza dell'interno (vogliamo ricordare l'emblematico Perbellini?)
E varcata la soglia si schiude questa piccola bomboniera, fregiata comunque della stella Michelin, in cui il calore e l'accoglienza sono d'altri tempi.


Dirige la sala la Sommelier Rita Ronchetti, che si muove con navigata esperienza e professionalità tra i tavoli, brillantemente aiutata da due giovani collaboratori di rara bravura.
In cucina il marito Emilio Barbieri propone una solida e collaudata cucina, senza concessioni all'avanguardia ma rimanendo legato alla grassa e golosa cucina territoriale, con un occhio di riguardo alla presentazione e all'impiattamento.
Menzione per la qualità e le varietà dei pani, mai mancati, serviti caldi e fragranti insieme ad un burro al rosmarino.
Dopo la consueta nomina del simposiarca della serata, che come da tradizione inveterata alle Agapi Gentili risulta essere il nostro "ancor per poco" scapolo impenitente Franz Liebe, consegnamo  un omaggio da parte della Confraternita a tutte le signore presenti al tavolo e apriamo l'Agape cominciando con il sempre piacevole Metodo Classico Balter Brut, che ci seguirà sulle prime due portate.
In apertura: Cappone con rapa rossa, wasabi e germogli


malgrado la presenza del cappone e della rapa, la cui salsa gioca su note dolci, l'impronta conferita dal wasabi e dai germogli vira su toni decisamente asiatici.....sarà colpa dell'immancabile giapponese nella brigata di cucina? 
Comunque piatto equilibrato e fresco, gradevole preludio per le portate successive.
A seguire: Gamberi marinati al Martini e lime con mitili e alga croccante


Altro piatto non esattamente legato al territorio, ma che è piaciuto moltissimo, soprattutto alle signore presenti al tavolo, in virtù probabilmente di una golosa nota dolce e acidula, bilanciata in parte dalla sapidità di una cialda di sesamo e dall'alga croccante.
Cambio di vino sul terzo degli antipasti e rientriamo in pieno territorio con un nostro piccolo tributo ad una cantina pesantemente danneggiata dalla recente alluvione nel territorio modenese:  da Bomporto, in magnum, il  buonissimo Lambrusco metodo classico di Cantina della Volta.
Territorio anche nel piatto con Omaggio al Parmigiano Reggiano, cagliata, uova di quaglia, sedano e tartufo nero 


Le fasi della produzione del Parmigiano Reggiano in un piatto, partendo dalla cagliata, passando per il tosone (Parmigiano giovane) fritto fino ad arrivare ad un tortino di parmigiano 36 mesi che racchiude un uovo di quaglia....come guarnizione crema di sedano, tartufo nero e sedano fritto. Piatto senza particolari acuti, regala qualche emozione l'ottimo abbinamento con il delizioso lambrusco metodo classico di Cantina della Volta.
Il menu preposto dal Gran Credenziere prosegue con una pasta ripiena, i Ravioli di vitello con funghi, salsa al Porto, pesto alle noci e maggiorana


tanta dolcezza in questo piatto, appena penalizzato da uno spessore della sfoglia non propriamente sottile ma comunque ottimo piatto che ha reso complicato, date le sue caratteristiche, un abbinamento
corretto al Maestro d'Anfora.....durante la prova per decidere il menu e i vini, abbiamo provato questo piatto con tre vini diversi prima di approdare al Verdicchio vigneto Balciana 2008, un grande bianco delle Marche, in una versione con un residuo zuccherino piuttosto contenuto, ma grasso, morbido e alcolico per poter essere lo sparring partner ideale per questo piatto.
Prima del piatto successivo inserito nel nostro menu lo Chef, che quando ha potuto si è assentato dalla cucina per passare al nostro tavolo, ci ha sorpreso con un fuori menu: Uovo con spuma di fegatini, ristretto al Marsala e cipolla caramellata.


Altro delizioso piatto dalle note decisamente dolci, quelle che ci volevano per finire il Balciana e passare al piatto successivo: Spaccato di controfiletto con goccie di balsamico tradizionale e piccolo fritto all'agro di Tropea.


In abbinamento Il Sodaccio 1998 di Montevertine, ultima annata prodotta di questo grandissimo Sangiovese di Radda, la cui vigna fu distrutta dal mal dell'esca, ed oggi le uve della vigna reimpiantata di Sangiovese confluiscono nel cru aziendale Le Pergole Torte.

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Eleganza e terroir, termine oggi forse sopravvalutato, per definire questo sangiovese di Radda in Chianti, fatto come una volta, senza esibizione di muscoli ma con la grazia e l'agilità di un ballerino classico.......tanto più che come primo impatto soffre la grassezza, ancora persistente in bocca, del Vigneto Balciana che l'ha preceduto.
Dopo una sequenza di piatti tendenzialmente dolci arriviamo infine al dessert vero e proprio: Semifreddo alla nocciola con foglioline d'oro e crema di pistacchio


Qui l'avanguardia dei dessert salati è ancora lungi dall'arrivare, siamo in pieni anni '80 (la fogliolina d'oro....), ma comunque veramente buono, goloso, e degno coronamento di una cena giocata spesso su note dolci. L'abbinamento con il vino, pur sembrando semplice, non lo è stato affatto.....l'estrema dolcezza e la bassa temperatura del semifreddo riducevano assai le possibilità,  e dopo aver testato in prova recioto, PX e porto vintage, con la complicità della disponibilissima Rita Ronchetti, abbiamo deciso di abbinarci questo:

che ha svolto egregiamente il suo compito.
Per concludere, una piacevolissima serata priva di guidrigildi (ovviamente...), priva di eventi potenzialmente letali (ricordo il menu in fiamme dello scorso anno) ed in cui, speriamo, le signore presenti abbiano gradito piatti, vini ma soprattutto la nostra compagnia......
La prossima incursione avrebbe dovuto essere in territorio romagnolo, ma a causa di chiusura probabilmente avverrà in uno storico ristorante rappresentante della cucina padana.