Blog di discussione su enogastronomia per chi, come la Confraternita delle Franche Forchette, è sempre alla ricerca della sublimazione della tavola in tutte le sue declinazioni: cucina, vino e sala.



sabato 9 aprile 2016

Agape di Marzo, ristorante La Peca, Lonigo (VI)





Agape di Marzo: quando si dice "vale il viaggio"...
E' normale che le aspettative crescano proporzionalmente al livello del locale. Della Peca dei fratelli Portinari noi avevamo già un ottimo ricordo, forse affievolito dagli anni trascorsi dall'ultima visita, ma entrando comunque in un locale blasonato, inevitabilmente le aspettative puntano in alto. 
Ed andare oltre diventa piuttosto difficile. Ma quando il risultato dell'esperienza a tavola supera ogni più rosea aspettativa si parla di apoteosi. 
Due ore di tempo. Questa la durata del trasferimento da Bologna a Lonigo, trascorso piacevolmente chiaccherando sul nostro confortevole pulmino salva patenti.
Una tiepida giornata di inizio primavera ci accoglie all'arrivo, immersi fra le lievi colline soleggiate e  costellate dalle viti di garganega.
L'accogliente benvenuto, ed un tavolo circondato da vetrate con vista impareggiabile sui colli Berici, ci predispongono nel migliore dei modi all'apertura di questa Agape, che vede tra i partecipanti anche un simpatico ed affabile produttore di vini locale.
Cominciamo adesso quella che si è rivelata una spettacolare sequenza di portate culminate in un meritatissimo Gran Clangor...


     Risveglio di primavera: rapa rossa, orzo e polvere di fungo, primo benvenuto dalla        cucina, in abbinamento il piacevole Prosecco Colfondo Anfora di Casa Belfi servito in    magnum, un omaggio alle due mode enologiche del momento (i sur lie e le anfore).




Bon bon di parmigiano reggiano, erbe amare e polvere di liquirizia: altro piacevole amuse bouche da assaporare in un solo boccone, sempre abbinato al prosecco di Casa Belfi.
Ancora un benvenuto dalla cucina, i Tacos con salsa di baccalà (foto apertura) a concludere questo tris di divertenti e buonissimi preludi.
Abbandoniamo il prosecco anforato in favore di una interessante garganega naturale prodotta in zona da Daniele Portinari; in concomitanza ci viene servito il primo piatto del menu costruito dal nostro Gran Credenziere: Gelo di acqua tonica, lime e profumo di gin con tartare di scampi, gamberi rossi e canocchie


Un incredibile gin tonic ghiacciato con le tre tartare, di cui quella di canocchie, più scura, è stata marinata nella salsa di soia.
Si prosegue con Soffici di zucca farciti di tannino con topinambur e consommè di terra

Piatto selvaggio intriso di note vegetali e giocato sul contrasto dolce amaro, a questo piatto il Maestro d'Anfora abbina un vino biodinamico che trae la sua energia dal terreno e dalle anfore dentro le quali affina, la Nosiola 2009 di Elisabetta Foradori. 
Il menu prosegue con: Pescatrice e finferli con infuso di pomodoro affumicato e tartufo nero dei Berici


Anche questo piatto, abbinato alla Nosiola della Foradori, non scende sotto la soglia dell'eccellenza. 
A seguire, Ravioli di anatra, vellutata di castagne tostate, prugno vecchio e marmellata di prugnoli.


Piatto complesso, parallelepipidi di sfoglia dal ripieno assolutamente liquido, note dolci e sapide, altissimo livello... il Maestro d'Anfora lascia ancora la Nosiola su questo piatto, che contrariamente alle aspettative regge, seppur a fatica. 
Con i prossimi due piatti ci spostiamo sulle Hautes Cotes de Beaune, a St. Aubain, con il 2014 della Maison en Belle Lies, sempre biodinamico. In tavola ci arriva un classico della Peca, che mangiammo anche sei anni fa, al tempo della nostra ultima visita qui a Lonigo, Bigoli integrali con acciughe, alici marinate e gelato di cipolle rosse.



Qualcuno a tavola l'ha definito lo Sturm und drang della gastronomia, una tempesta di sapori che si fondono insieme dando luogo ad un piatto emozionante, a tratti commovente. Peccato per l'ottimo pinot noir relegato al ruolo da comprimario...
Poi un anguilla straodinaria che gioca di sponda con il vino: Anguilla in forno di braci con guava e tamarindo.



A seguire un altro piatto cotto alla brace, su carbonella argentina: Fracosta di vacca grassa e trevigiana alle braci.


Novanta giorni di frollatura a zero gradi rendono la consistenza di questa carne simile a quella di un budino; in abbinamento un Merlot biodinamico dei colli Berici, il Verdugo 2011 di Gianfranco Masiero.



Ed è proprio Franco Masiero il simpatico ed affabile produttore seduto a tavola con noi, che nell'occasione ci racconta la sua esperienza e ci trasmette la sua passione.
Rinfrescante il predessert: Gelato all'alloro, olio evo e sale nero.



Nei calici non poteva mancare una garganega passita, il Dolce Racrei di Davide Spillare, che si abbina dolcemente con i Ravioli croccanti alla crema bruleé con agrumi infusi alla vaniglia.


Concludiamo il lungo ed emozionante percorso con una piccola grande pasticceria.


L'attribuzione del Gran Clangor a questo punto viene concessa ovviamente all'unanimità, come riconoscimento non solo all'altissimo livello della cucina, ma anche ad una sala che ha saputo muoversi in maniera impeccabile senza nemmeno una sbavatura per tutto il tempo trascorso a tavola. Complimenti ancora.

Zalto: ça va sans dire



Scorcio della cantina


Epilogo: dopo il caffè decidiamo di reidratarci in funzione del viaggio di ritorno... Di livello l'ammazzacaffè: Ulysse Collin blanc de blancs Les Pierrieres.




A la prochaine fois... Ai confini del Granducato. 




Ristorante La Peca
via Giovannelli 2
36045 Lonigo (VI)  
Tel: 0444830214         
info@lapeca.it









domenica 28 febbraio 2016

Agape Gentile: Ristorante Don Giovanni, Ferrara




Agape di Febbraio: un pelo di volatile...

Apriamo la cronaca di quest'Agape con l'immagine del dolce omaggio che hanno ricevuto le signore partecipanti al nostro incontro mensile che, come da tradizione, è aperto anche alle gentili dame, una volta l'anno, in prossimità della ricorrenza di San Valentino.
Dopo oltre cinque anni ritorniamo nella deliziosa cornice della sala borsa di Ferrara (qui il resoconto) in cui ha sede il ristorante Don Giovanni, i cui fuochi sono nelle mani dello Chef Pierluigi Di Diego.
La prima portata del nostro menu ci viene servita nella cantina, collegata da una scala circolare alla sala principale del ristorante. Decisamente fuori dagli schemi la bolla d'apertura, il Poiré Granit 2014 di Eric Bordelet, un meraviglioso sidro di pere morbido e fruttatissimo, quasi secco, da berne a secchiate anche in funzione dei suoi 3,5%. In abbinamento un piatto delicato con note dolci e aromatiche: quaglia, topinambur e pinoli, con in più un profumo di salvia che rincorre le sfaccettature profumate del sidro.
Ci accomodiamo quindi in sala, nell'ampio tavolo imperiale che ci accoglierà comodamente per il proseguio della cena.
Eccellente la prima portata, del resto già inserita nel nostro menù anche cinque anni fa, la Terrina di canocchie in crudità con pomodori confit ai tre pesti.




Pomodoro, basilico ed oliva taggiasca sono gli ingredienti dei tre pesti che arricchiscono il piatto. In abbinamento un vino naturale Alsaziano, il Cremant 2012 del Domaine Binner, piacevole nella sua grassa rusticità, snellito da un'acidità complicata da una punta di volatile. 
Normalmente, in una tavolata di enoappassionati, commentare questo vino dicendo di sentire un pelo di volatile, non darebbe adito a nessun tipo di fraintendimenti. Ma con diversi commensali non abituati a questo tipo di note invece la domanda è sorta spontanea:" Ma gli uccelli non hanno le piume?" "Che odore hanno i peli dei volatili?"... Tralasciamo la marea di doppi sensi che si sarebbe potuta scatenare sui peli degli uccelli e proseguiamo nel resoconto....
Sempre abbinato al Cremant d'Alsace (quello del pelo di volatile...) il nostro menu a questo punto prevede i Tagliolini alle ostriche, caviale e limoni naturali.



Lodevole l'intento di concentrare nel piatto la sapidità iodata di ostriche e caviale con le note acidule e aromatiche del limone, purtroppo non ci ha convinto il risultato, in cui le note acide e spiccatamente aromatiche degli oli essenziali della buccia del limone mascheravano le altre componenti del piatto.



Molto piacevole e poco scontato il vino successivo, pescato dal Maestro d'Anfora nell'ampia schiera dei triple A, il Sauvignon Les Pichiaux 2014 di Noella Morantin. Dalla cucina, in abbinamento a questo vino, una rielaborazione di un primo classico della cucina mediterranea: Spaghetti al grano duro, alici, lime, pane bruscato al caffè. 




In questo caso la componente aromatica del lime ingentilisce e bilancia perfettamente la ruvida sapidità del piatto.
Le scelte esterofile del maestro d'Anfora nella selezione dei vini per questa Agape ci portano nel nord della California: Paso Robles Zinfandel, Richard Sauret Vineyard 1996, Rosenblum, Oakland, marmellatoso, vanigliato, con note di cacao e prugna cotta. morbido e pesante in bocca, con una chiusura dolce che ne rallenta la beva. 



Anche il piatto proposto non ha riscosso molto successo al tavolo: Germano reale "Terra e Acqua"




Dominato da note acide e amare, vegetali e ferrose, esaltate da una cottura appena accennata della carne del germano. Intense le note odorose dell'anguilla affumicata e del cavolo. Spigolosa l'acidità dello scalogno marinato in un piatto già di per sé troppo duro.
Piatto difficile che la maggior parte delle signore non è riuscita ad affrontare...
Sicuramente più appagante l'interpretazione della classica Lepre "a la Royale", dal gusto goloso e piuttosto concentrato.





Anche la morbidezza dello Zinfandel entra in assonanza con questo piatto, sommando note dolci e aromatiche alla componente grassa del piatto... Piatto comunque per stomaci capienti, non certo macrobiotico.
Concludiamo quest'Agape in terra Estense con la Torta di mele caramellata con gelato alla liquirizia.




La predominante fredda del dessert suggerisce giustamente l'abbinamento con un alcolico Calvados del Domaine Coeur de Lion, la cui nota aromatica riprende la mela del dessert.
Agape con qualche piatto difficile, in cui l'interpretazione voluta dallo Chef non ha coinciso con i gusti della tavolata. Resteranno comunque negli annali la buonissima terrina di canocchie... E il pelo di volatile.
I lavori in corso all'interno della nostra Casa Madre, sede prevista per l'Agape di Marzo, causeranno una variazione del nostro calendario, per cui probabilmente ci indirizzeremo verso un pluristellato veneto, già sede qualche anno fa di un Agape sublime...





Il Don Giovanni ristorante
Corso Ercole I d'Este, 1, 44121 Ferrara FE


















sabato 30 gennaio 2016

Agape di Gennaio: Antica Osteria del Mirasole, San Giovanni in Persiceto (BO)



Agape di Gennaio: Ritorno alle origini...

Ritorno alle origini della Confraternita, fondata 44 anni fa proprio a San Giovanni in Persiceto, ma soprattutto ritorno a quella tradizione non scritta che per tanti anni ha visto i Confratelli ritrovarsi, per celebrare la prima Agape dell'anno, seduti ai tavoli dell'Antica Osteria del Mirasole.
Da qualche anno le coppie di cucina in carica avevano deviato dal civico 17 di Via Giacomo Matteotti a San Giovanni, preferendo altri indirizzi (invero altrettanto validi), ed è così che, carichi di curiosità anche per le recenti modifiche architettoniche apportate al locale di Franco Cimini, ci riavviciniamo alla sua osteria e, soprattutto, alla sua cucina.
La nomina di un Simposiarca particolarmente prodigo di guidrigildi darà brio ad una serata in cui saranno puniti anche i respiri fuori posto, tanto che alla fine dell'Agape la somma recuperata dalla cassa fraterna sarà sufficiente al noleggio di un pulmino per andare come minimo da Ciccio Sultano (e ritorno...). 
La scelta d'esordio del nuovo Maestro d'Anfora cade sul Bagnadore riserva 2008 di Barone Pizzini, un pas dosé con 6 anni di permanenza sui lieviti, piacevole oltre le aspettative.
Il Gran Credenziere invece esordisce con una frittura di cervella e zucchine, di esemplare esecuzione, tanto che l'appetito è stato più veloce dello scatto fotografico.


Cucina di sostanza, succulenta, che dialoga direttamente con lo stomaco attraverso le papille gustative, cucina Pavloviana... Come il secondo piatto: Cipolla dorata al forno ripiena di fegati di coniglio (foto di apertura), se molti chef blasonati giocano con stimoli sensoriali ed emozionali tali da evocare un'esperienza in un grande museo d'arte, qui siamo al Luna Park della gastronomia, divertimento puro.
Sempre con il Franciacorta di Barone Pizzini nei calici, proseguiamo con i buonissimi Bigoli freschi al torchio con guanciale, broccoli e cipollotto.


In questo caso, la mezza porzione inserita, giustamente, all'interno di un menu piuttosto impegnativo, fa però gridare alla gamella... Mi ripropongo di tornarci per pranzare solo con una doppia porzione di questi!
A seguire l'interpretazione di Franco della classica lasagna alla bolognese...


Sembra uguale, ma il bianco non è besciamella ma bensì panna di affioramento. Golosità, (e ipercolesterolemia...) allo stato puro. Per assecondare questo piatto il Maestro d'Anfora pesca nel territorio ricorrendo ad un lambrusco Salamino di S.Croce in purezza, l'Albone di Podere Saliceto.
E poi la Costoletta alla bolognese, rigorosamente con l'osso.


Di questo piatto, per non venir meno al nostro motto di "mente sapiente in ventre capiente" ce ne faremo servire un paio a testa... In abbinamento a questo piatto corposo un vino altrettanto corposo, la Barbera d'Asti sup. Olim Bauda 2011: dalla sottozona Nizza si produce questo vino molto intenso e concentrato, personalmente fin troppo...
Capita che, durante le prove per definire i menu da presentare in Agape, quando si arriva al dessert ci si trovi di fronte ad un paio di proposte ugualmente allettanti... E perchè non proporle entrambe?  Così deve essere successo in questo caso: mentre nei calici il Maestro d'Anfora ci propone il Moscato 2015 di Massolino, in sequenza ci vengono serviti due dessert.
Cominciamo con Babà, lampone e crema pasticciera...


E concludiamo in bellezza con la mitica Millefoglie del Mirasole. 



Piacevolissima esperienza questa rentreé all'Antica Osteria del Mirasole, Mirabilandia della gastronomia primordiale. Agape che sarà ricordata sicuramente per alcuni piatti memorabili, oltre che per la quantità spropositata di sanzioni assegnate agli inadempienti.
Nel frattempo giungono rumors di prova molto positiva in quel di Ferrara, quindi elevata a sede della prossima Agape Gentile... 


P.S. Non so chi sarà nominato Simposiarca la prossima volta, ma così, per curiosità, sarebbe il caso che si rammenti, e valuti, se questa sia la corretta maniera di trattare i nostri preziosi drappi. Chissà di chi sarà?  Con il bordino verde, eheheheh....







ANTICA OSTERIA DEL MIRASOLE
Via Giacomo Matteotti, 17 40017 San Giovanni In Persiceto, Bologna 
telefono +39 051.821273







































martedì 29 dicembre 2015

Agape di Dicembre: Ristorante Marconi, Sasso Marconi (BO)




Agape di Dicembre...Si conclude in bellezza.

Da oltre quarant'anni l'Agape di Dicembre (la Luculliana) è l'appuntamento conclusivo dell'anno Fraterno. Prima dell'inizio della cena, come ogni anno, si svolgono le elezioni per la nomina delle nuove cariche del capitolo che reggerà la Confraternita nell'anno entrante.
Regola vuole che ovviamente la sede della Luculliana sia la nostra Casa Madre, e quindi affrontiamo questa nostra ultima tappa, per la seconda volta quest'anno, ospiti dei fratelli Mazzucchelli.
Il menu proposto dal Gran Credenziere si svolgerà tra inediti piatti di Aurora, provati in anteprima, e classici degli anni passati che ci avevano particolarmente emozionato. Il Maestro d'Anfora, da parte sua, ha voluto dare alla serata un tono spumeggiante, selezionando per gli abbinamenti solo vini spumanti.
Brindisi iniziale con una fresca e ricca bolla dalla Loira, giocata sulle grasse note dello Chenin blanc: Bulles de Roche, Domaine des Roches Neuves nella zona di Saumur; dalla cucina, come primo benvenuto, ci arriva in tavola l'ormai classico trittico di ciotoline con all'interno, nell'ordine, una lumaca avvolta in sfoglia d'olio, una polpettina con maionese al rafano ed una piccola versione dell'uovo al risveglio.
Piacevole, e cromaticamente intrigante il secondo, inatteso, benvenuto dalla cucina: insalatina di spinaci e calamari con chips di riso



I fuochi d'artificio cominciano con un classico ormai in pianta stabile nel menu di Aurora, il Mare del Nord: una raffica gelata di iodio salmastro che attraversa le papille, scavalca lo stomaco e dialoga in prima persona con il cervello, racconta di passeggiate su spiagge invernali, di fredda sabbia umida e garriti di gabbiani...




Per chi non lo conoscesse ancora, parliamo di gelo di canocchie, fasolari, cappe sante, alghe e aringa. Il vino fa quel che può per contenere questa gelida onda salmastra... Si sarebbe potuto azzardare un Caol Ila centellinato on the rocks...
Lo spettacolo pirotecnico continua con una nuova creazione di Aurora, siamo sempre al mare, ma scendiamo più a sud, dove il freddo vento iodato si riscalda ed emergono note agrumate e mediterranee: Aringa, gelato con miele, mandarino, puntarelle e gamberi rosa.




Giochi di temperature e consistenze, acidità e dolcezze, sommati ad un'estrema golosità, fanno di questo piatto il migliore della serata... Assegnato il premio "piatto da gamella".
Ma se Aurora chiama, il Maestro d'Anfora risponde. Il Brut Nature di Barranco Oscuro è un vino particolare, uno di quelli che non passa inosservato ma che ti distoglie l'attenzione dal piatto per richiamarla nel bicchiere.


Già il fatto di nascere dai vigneti più alti d'Europa, ad oltre 1300 metri d'altezza, lo rende speciale, in secondo luogo il vitigno Vigiriega non si incontra tutti i giorni; ma i dati anagrafici non bastano a spiegarne il carattere... Naso complesso, enigmatico, e bocca che ti spiazza con un'acidità provocante resa sbarazzina da un filo di volatile che ne complica, ma in senso positivo, la piacevolezza. A noi, ormai Agenizzati, è piaciuto, ma è un vino che può creare un dibattito.
Sempre mantenendo il Barranco Oscuro affrontiamo il prossimo piatto: Maccherone ripieno di anguilla affumicata, spinaci e ostriche.







Anche questo è un piatto storico che dovrebbe comparire in pianta stabile nel menu del Marconi per tutti gli anni a venire: pasta fresca di spessore adeguato a contenere l'esuberanza dell'anguilla affumicata, condita con ostriche bilanciate dalla salsa di spinaci. Un altro grande piatto. 
Non è detto che l'intensità gustativa all'interno di un percorso di degustazione debba per forza crescere piatto dopo piatto (ricordiamoci i famigerati sorbetti sui banchetti anni '80) così scendiamo con un delicato, ma particolare, piatto di carne pescato dai vecchi menu di Aurora, il batticuore.


Battuta al coltello di cuore di maiale con sorbetto al rabarbaro: un piatto delicato per stomaci forti, che noi avevamo già apprezzato in passato anche se in versione differente. qualche appunto sollevato al Credenziere per il posizionamento del piatto a questo punto del menu ma, come già detto, il gioco era evocare i sorbetti di passati banchetti nunziali.
Piatto particolare esige vino particolare, e così il Maestro d'Anfora si gioca il Rosé Brut Antique 2002 di Aurelio Del Bono (Casa Caterina), vino che più di una volta è comparso sulla nostra tavola. Affascinanti le caratteristiche note ossidative che amplificano la complessità della bevuta, in questo caso però sembra comparire un leggero cedimento della freschezza mai osservato prima in altre bottiglie uguali...
Dopo piatti di terra e di mare, Aurora ci presenta un nuovo piatto in cui sposa la sanguigna nota ferrosa del petto di germano con la sapidità marina dell'acciuga.


Germano incontra l'acciuga: petto di germano di millimetrica cottura con il suo fegato, salsa al ribes e sferificazione di acciuga a donare sapidità, altro piatto buonissimo.
In aggiunta ci vengono servite a parte le cosce del germano con salsa all'arancia... il tutto in gradevole abbinamento con il rosé di Casa Caterina.
Ed arriviamo al delizioso predessert: mousse al cioccolato con frutto della passione e limone candito.


Volendo rimanere fedele alle bollicine, il Maestro d'Anfora propone il Moscato d'Asti 2014 di Vittorio Bera, che prova a contenere, a fatica, la dolcezza e l'acidità di questo nuovo dessert: Mandarino cremoso con meringa bruciata al cardamomo.


Anche il dessert non delude le aspettative, e dopo una sequenza quasi perfetta parte la discussione sull'attribuzione del nostro Gran Clangor ad Aurora; dibattito invero assai breve in quanto l'unanimità dei presenti ritiene che questa sera Aurora e Massimo si siano veramente superati, e che si meritino la nostra gratitudine, manifestata con l'applauso di cucchiai e forchette, tributato a loro e a tutta la brigata di sala e cucina. 
Per la cronaca, concludiamo l'anno con ben quattro Gran Clangor attribuiti (Barsotti, Crippa, Uliassi e Mazzucchelli), seconda miglior prestazione di sempre...
Prima di chiudere l'Agape si effetua lo spoglio delle schede: confermato il Gran Maestro, la dimissionaria coppia di cucina, che conclude degnamente il mandato con un Gran Clangor, viene sostituita da altrettanto validi ed esperti Confratelli che sicuramente non ce li faranno rimpiangere. 
Resta da vedere la meta di Gennaio... Da ormai quattro anni si cominciava a Marzabotto dai fratelli Barsotti: quest'anno ritorneremo in quel di San Giovanni in Persiceto, sede storica delle Agapi di Gennaio?


Ristorante MARCONI


via Porrettana, 291 • 40037 Sasso Marconi (BO) • ITALY
tel. +39 051 846216 
info@ristorantemarconi.it 




EPILOGO

Chiacchere, auguri, baci ed abbracci... il tempo trascorre ed diversi Confratelli abbandonano il ristorante, che si svuota anche dagli altri ospiti presenti... Resiste uno sparuto gruppo di nottambuli che, slacciate le cravatte e deposte le cappe, fanno magicamente comparire un paio di damigiane del celeberrimo trebbiano di Loreto Aprutino, una macchina imbottigliatrice ed una tappatrice manuale, trasformando la sala ormai deserta del ristorante in una cantina improvvisata. In questo clima festoso da sagra dell'uva, che coninvolge anche Massimo ed Aurora, si comincia ad imbottigliare ed assaggiare. E Massimo, deponendo i panni del ristoratore ed indossando quelli dell'amico appassionato di vini, comincia a stappare dalla sua cantina, nell'ordine: 



Or Ange: interessante macerato francese (uno dei pochi...) dal Rodano Meridionale (Cotes de Nimes) di Marc Kreydenweiss


Larmandier-Bernier: Terre de Vertus


Jacques Selosse: Lieux dits, in questo caso les carelles di Le mesnil sur Oger.

Adesso, finita la festa a notte inoltrata, ringraziamo ancora Aurora e Massimo per la bellissima serata... Alla prossima.


























lunedì 30 novembre 2015

Agape di Novembre: Ristorante Sotto l'Arco, Bologna



Agape di Novembre: Bologna cresce...

Radicchio, canocchie, lampone e bottarga: fino a qualche anno fa era quasi impensabile imbattersi un piatto così a Bologna, adesso invece una nouvelle vague di Chef più o meno giovani sta portando l'enogastronomia di Bologna ad un livello di assoluto rispetto in ambito nazionale. Anche il susseguirsi di eventi legati al mondo della tavola sta proiettando la nostra città a candidarsi capitale gastronomica non solo della food valley, ma dell'intera penisola.
Nel nostro calendario delle Agapi, stabilito all'inizio dell'anno dal Gran Credenziere, il mese di Novembre vede protagonista la cucina di Alessandro Panichi, giovane chef di Sarzana con un curriculum di tutto rispetto, che si destreggia tra i fornelli del ristorante Sotto l'Arco inserito nel contesto di Villa Aretusi, tranquilla location che sembra immersa in piena campagna pur trovandosi solo a pochi minuti dal centro cittadino.
La saletta, con una bella vetrata a vista sull'elegante sala sottostante, fa da cornice a quest'Agape la cui partecipazione purtroppo ha avuto qualche disdetta di troppo in zona Cesarini a causa di malanni stagionali.
Ma partiamo dall'inizio: l'idea dell'amuse bouche è quella del classico aperitivo sul bancone del bar, con le immancabili olive, noccioline e salatini.


In questo caso abbiamo un vasetto in cui all'interno troviamo un Negroni ghiacciato con spuma di olive verdi, una sfogliatina salata con crema di nocciola ed un bocconcino di baccalà fritto con una pipetta contenente una salsa agrodolce da siringare a piacere all'interno del baccalà. 
Il tutto preceduto da una degustazione di tre oli extravergine di oliva, con origini e caratteristiche diverse, serviti assieme al cestino dei pani ancora caldi.
In abbinamento alle prime portate il Maestro d'Anfora ha previsto il Franciacorta Satin di Vezzoli in versione Magnum.
Partenza in quarta con il primo piatto, Radicchio, canocchie, lampone e bottarga (foto d'apertura), acidità e dolcezza, morbidezza e croccantezza, contrasti scoppiettanti e una lunga scia di interminabile sapidità bilanciata dall'ottimo satin di Vezzoli. Grande piatto.
Proseguiamo virando su note più dolci con la Zuppa di mandorle, sgombro affumicato, caviale e puntarelle



Bel piatto giocato sull'equilibrio dolce salato, forse accolto con minor entusiasmo del precedente, ma sempre di alto livello.

Piatto da gamella il successivo: Finti pansotti di baccalà accomodati. 



Baccalà, patate, passata di pomodoro e olio extravergine... ingredienti semplici per un piatto apparentemente povero ma che non smetteresti mai di mangiare... Quando la materia prima la fa da padrone questi sono i risultati, chapeau!
Dopo questi primi tre piatti abbandoniamo il buon satin di Vezzoli (una delle migliori espressioni della poco considerata categoria dei satin) per salire dalla Franciacorta a Salorno, dove le ultime vigne del Trentino cedono il passo a quelle Alto Atesine.
Sempre un metodo classico, il Rosé di Haderburg, ad accompagnare il Risotto, barbabietola, cappero e liquirizia.



Cromaticamente accativante, non entusiasma appieno alcuni di noi che lo trovano piuttosto dolce al palato, con la spuma di cappero al di sotto del risotto che non riesce a bilanciare la dolcezza della barbabietola e della liquirizia. Anche l'abbinamento con il brut rosé di Haderburg stenta a prendere quota. 
Si torna a volare alto, invece, con il piatto seguente, il tortellino nè panna nè brodo.



Il classico brodo di carne viene fatto ridurre di quasi venti volte, dopodichè il denso e sapido liquido rimasto viene stemperato con panna di affioramento. L'impatto gustativo immediato è con la morbidezza della panna, poi subito compare la sapidità del brodo che riempe a lungo la bocca: divertente la discrepanza tra l'occhio, che vede panna, ed il gusto, che sente il brodo. Centrato e piacevole in questo caso l'abbinamento con il metodo classico in rosa di Haderburg.

La scelta dei due piatti successivi del menu nasce a Settembre... Secondo i programmi iniziali, l'Agape di Settembre avrebbe dovuto svolgersi alla Chiocciola di Portomaggiore, ristorante da cui manchiamo da una ventina d'anni, ed avere come tema rane ed anguille.
La chiusura per ferie del ristorante costrinse la coppia di cucina a dirottare la sede dell'Agape al ristorante Buriani di Pieve di Cento, dove comunque ritrovammo Alessandra Buriani, la sua famiglia e, soprattutto la sua cucina, in forma smagliante.
Ritrovare quindi nel menu del ristorante Sotto l'Arco rane ed anguilla, in qualche modo ci compensò dell'Agape mancata. 
Ecco quindi l'interpretazione di Alessandro Panichi delle rane fritte, servite con purè all'aglio dolce, miso e rafano. 




Anche su questo piatto il Maestro d'Anfora decide di proseguire con il rosè di Haderburg, e proprio con questo piatto centra l'abbinamento migliore.
Molto intrigante la versione dell'anguilla: cotta sottovuoto a bassa temperatura, viene affumicata già sporzionata all'interno di sacchetti sigillati, che poi vengono aperti direttamente in sala dal Maitre incidendo la busta con un bisturi ed impiattando al cospetto dell'ospite mentre in sala si diffonde l'aroma dell'affumicatura. Un plauso anche al maitre Giuseppe Sportelli, vero direttore di sala, che nel proseguio della serata ci preparerà anche un pre-dessert usando la lampada direttamente al nostro tavolo.


Anguilla affumicata, zucca, mela candita e brodo di sedano


Questa particolare versione dell'anguilla l'abbiniamo ad un vino fuori dagli schemi, il Ponte di Toi 2013 di Stefano Legnani, un vermentino macerato che nasce sulle colline di Sarzana, non per caso anche luogo d'origine dello Chef, che ha voluto personalmente aggiungere questo vino nella carta del ristorante. E su questo piatto, tendenzialmente grasso e profumato, l'aromaticità del vermentino unita ad una leggera sensazione tannica, trova la sua ragione di essere. 

Prugna caramellata e flambata al Whiskey su crumble di nocciole
Ecco il pre-dessert preparato direttamente in sala dal Maitre usando la lampada, ormai diventata uno strumento inusuale nel mondo della ristorazione.


Gioca su note dolci, acide e affumicate il dessert, il cui fantasioso nome è proprio Dolce-acido-affumicato, con una deliziosa componente acida data dalla salsa di passion fruit che ripulisce perfettamente la bocca. Ci spostiamo in Francia per il vino da dessert con un buon Sauternes: Chateau Simon 2006, che svolge in maniera egregia il compito di accompagnare il dessert che chiude questa tranquilla e deliziosa Agape.
In Dicembre la regola prevede l'Agape Luculliana, in casa Madre, in cui verranno rinnovate le cariche del Capitolo per il prossimo anno... Arrivederci allora dai fratelli Mazzucchelli per l'ultimo appuntamento dell'anno.