Blog di discussione su enogastronomia per chi, come la Confraternita delle Franche Forchette, è sempre alla ricerca della sublimazione della tavola in tutte le sue declinazioni: cucina, vino e sala.



domenica 22 febbraio 2015

Agape Gentile, Ristorante I Portici, Bologna



Agape di Febbraio, ovvero Agape Gentile


Ebbene si... Una volta all'anno una Confraternita solo apparentemente maschilista e misogina come la nostra, spalanca le sue porte alle gentili consorti e compagne, accogliendole calorosamente al nostro desco imbandito. Quest'anno un calendario propizio ci ha permesso di imbandire l'Agape proprio alla vigilia del giorno di San Valentino.
Molto suggestivo il luogo scelto dal Gran Credenziere per celebrare questo avvenimento: l'ex ghiacciaia dell'Hotel i Portici di Bologna, la cui cucina è affidata alle sapienti mani del giovane Chef napoletano Agostino Iacobucci, unica stella brillante nel centro di Bologna.


L'ambiente, creato dal recupero di un'antica ghiacciaia del XIV sec., gioca su punti luce sapientemente posizionati, mentre un pavimento in cristallo trasparente separa la sala da una porzione di cantina sottostante.
Preludio alla nostra Agape è la visita alle cantine: tortuosi e stretti cunicoli che fungevano da rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale, proteggendo gli abitanti di Palazzo Maccaferri dalle incursioni aeree alleate contro la stazione di Bologna, e che ora invece custodiscono le bottiglie del ristorante.
Durante il percorso si scorgono diverse annate di Yquem, a seguire  Ambonnay e Mesnil 96 di Krug, poi le migliori magnum di langa... La temperatura ci dicono essere costante a 18 gradi, ma a noi sembra di percepirne come minimo due o tre in più.
Le dimensioni della sala purtroppo non ci permettono di sederci attorno ad un unico tavolo imperiale, per cui manca quello spirito fraterno che deriva dal fatto di condividere fra tutti le opinioni sui piatti e sui vini della serata, anche se un particolare effetto acustico (che tutti i bolognesi sicuramente conoscono per averlo provato almeno una volta sotto al voltone del Podestà) causato dalla particolare configurazione architettonica della sala, fa si che un discorso espresso con un tono normale ad un tavolo, sia udito distintamente anche nel tavolo situato al lato opposto della ghiacciaia.

Pani e grissini
                                                                  


                               
Delizioso il benvenuto dalla cucina, fra cui spiccano un fragrante macaron con spuma di mortadella ed un piccolo panino con burro e alici. Mare e terra, nord e sud, matrimoni tra ingredienti appartenenti alle origini dello Chef ed elementi cari al territorio in cui opera, sono alla base della cucina di Agostino Iacobucci che ritroveremo praticamenti in tutti i piatti del nostro menu.
Brindisi iniziale, ed accompagnamento al sostanzioso amuse bouche, un'ottimo Trento DOC, il Methius 2007 di Dorigati.  
Dopo questa partenza la cucina ingrana la quarta e si allunga con il Calamaro, gel di porcini, mandorle e lime 


Esemplare la morbidezza del calamaro, profumato e acidulato dal dosaggio millimetrico del lime, in cui si alternano e sovrappongono note dolci e terrose. 
Acidità agrumate e note minerali vengono riprese dal Maestro d'Anfora nell'abbinamento con il Riesling Haus Klostenberg 2010 di Markus Molitor.
In un ipotetico menu degustazione composto dai migliori piatti che si possono mangiare in questo momento a Bologna e provincia, inserirei sicuramente il prossimo piatto, che del resto è diventato un punto fermo della cucina di Agostino: Ostrica, gelato di mango e gelatina al Campari. 




Le iodate e sapide note dell'ostrica giocano con le dolci contaminazioni tropicali del mango ed entrano in contrasto con l'amaricante gelatina della bevanda meneghina. una sinfonia compiuta. Chapeau. Io di questo ne vorrei un Apecar!
Sull'ostrica cambiamo vino ma rimaniamo sempre in Germania: Scharzhof 2011 di Egon Muller, pur essendo un vino base parliamo del miglior produttore Tedesco, e nel bicchiere si sente... Grande complessità, acidità vibrante ed un residuo zuccherino che allunga a dismisura la persistenza e che richiama la dolcezza del mango.
I timori che in pieno inverno un ambiente come un ex ghiacciaia potesse essere eccessivamente freddo si sciolgono come ghiaccio bollente in una sala che avrebbe potuto essere sicuramente più confortevole con qualche grado in meno... volgiamo uno sguardo di apprensione sotto i nostri piedi, ai vini che riposano solo a qualche grado in meno della calda sala.
Nel frattempo si diverte ancora tra mare e monti la cucina di Iacobucci, con l'abbinamento tra triglia e foie gras: Triglia croccante con scaloppa di foie gras, estratto di peperone, salsa di ostrica e caviale Asetra


piatto piuttosto delicato, con belle sensazioni vegetali apportate dall'estratto di peperone e dalla spugna di prezzemolo, forse carente di sapidità, apportata solamente dalla piccola quota di salsa di ostrica e caviale che finisce troppo presto. Per abbinare questo piatto la scelta del Maestro d'Anfora è caduta sul Manna di Franz Haas in versione 2012, blend di Sauvignon, Traminer, Riesling e Chardonnay, le cui peculiari note floreali e verdi, derivanti soprattutto dai profumi primari del Traminer e del Sauvignon si sposano egregiamente con le note del piatto.
Nell'attesa del piatto successivo, una tartare di gamberi e caviale ci arriva in tavola, delizioso e gradito extra menu dalla cucina, con cui prosciughiamo le bottiglie di Manna rimaste sui tavoli.

                   Tortellino con crema di provolone del monaco e tartufo bianchetto

Il tortellino con crema di Parmigiano reggiano è un piatto storico di Massimo Bottura, e nel nostro menu Iacobucci si ispira esplicitamente a quel piatto, ma ce lo ripropone sostituendo il "nostro" Parmigiano reggiano con il "suo" Provolone del monaco, ancora una volta creando una commistione tra la nostra tradizione e la sua terra. Perfetto il tortellino, e lodevolissima interpretazione, complicata però dal fatto che l'intensità del provolone invecchiato è superiore a quella del Parmigiano, per cui il piatto risulta piuttosto sapido. E' anche vero che in virtù di questo, e conoscendo il piatto, abbiamo voluto metterlo come ultima portata prima del dessert, però più d'uno di noi ne ha rimarcato la sapidità.
Nei calici un vino di una produttrice che compare abbastanza frequentemente nei nostri menu: Arianna Occhipinti, in questo caso con il suo Frappato 2010.



Non avremmo potuto finire il nostro menu se non proponendo un altro cavallo di battaglia di Agostino Iacobucci, il babà a tre lievitazioni, soffice e goloso.



La scelta del vino in abbinamento è caduta sul classico passito di Pantelleria Ben Rye di Donnafugata, in versione 2012, discreto ma in realtà per noi piuttosto sbilanciato sul versante della dolcezza.
Gradevole la piccola pasticceria a conclusione di una serata che, a parte i tempi piuttosto dilatati tra una portata e l'altra, è comunque piacevolmente trascorsa in una delle più belle e particolari location di Bologna (e non solo...), in compagnia di una delle migliori cucine attualmente sul territorio, condotta da un giovane Chef che sembra aver trovato un suo stile riconoscibile e con guizzi di genialità. 
E il prossimo mese ci attenderà un Bolognese DOC... stay tuned.



Ristorante I Portici
Via Indipendenza, 69
40121  BOLOGNA
 


domenica 25 gennaio 2015

Agape di Gennaio, Trattoria Enoteca Barsotti, Marzabotto (BO)




Agape di Gennaio, ovvero: "Ne vorrei un'Ape Car..."

E' vero: l'orario di convocazione dell'Agape era per le 20:00, come chiaramente evidenziato sulla prima Ex-Cathedra dall'ineffabile neo Gran Maestro, capita però che cinque distratti Confratelli (fra cui la coppia di cucina, ndr.) si siano presentati puntualissimi alle 20:30, in piena zona guidrigildo da ritardo. Comincia così la prima Agape del 2015, che vede un nuovo Gran Maestro ed una inedita coppia di cucina, in un posto che sta diventando un appuntamento fisso già da qualche anno come apertura dell'anno fraterno, l'Enoteca Trattoria di Francesco e Lorenzo Barsotti in quel di Marzabotto.

Durante le nostre Agapi, quando capita che una portata servita eccella per piacevolezza e golosità, viene tradizionalmente chiamata "piatto da gamella", ad indicare che di quel piatto ne mangeresti fino a saziarti. Dopo un'entrata composta da un animella con abete e cime di rapa, che subito ti fa capire in che campionato stiamo giocando, ci viene servito quello che per acclamazione diventa il piatto da gamella della serata: Crudo di Salmerino del Corno alle Scale con Albana e dragoncello (foto di apertura) in cui Lorenzo Barsotti dimostra una precisione micrometrica nel dosare gli ingredienti. Il nuovo Maestro d'Anfora, notoriamente amante degli spumanti (per cui quest'anno ne vedremo delle...bolle), abbina a queste prime due portate un intrigante Vouvray, dalla beva un po' grassa e dal dosaggio ingombrante.


Il problema, se così possiamo definirlo, si pone con il piatto successivo: Scampi, alghe e mare


essendo stato il precedente talmente buono da essere giudicato "da gamella", questo piatto, ancora più buono, ci lascia senza l'aggettivo appropriato finche qualcuno esclamò: "Di questo invece ne vorrei un'Ape Car...!" ridefinendo quindi un livello di bontà che va oltre la gamella.


Da Ape Car anche l'abbinamento con lo straodinario Champagne, il Larmandier-Bernier Terre di Vertus 2008, Pas dosé, blanc de blancs 1er cru, che viene mantenuto anche sul piatto successivo: Spaghettone, scorfano, riccio di mare e bergamotto, dalla cottura esemplare, sapido e profumato.


Dal mare alla cacciagione con il piatto seguente: Raviolo di germano con trombette della morte, crescione e tartufo. 


Sempre bolla in abbinamento, l'eccellente Rosé de Maceration di Benoit Lahaye, da Pinot nero 100%


che però fatica a reggere l'intensità dei ravioli di germano. Ad onor del vero durante la prova fatta in precedenza per stabilire piatti ed abbinamenti i ravioli erano più delicati (di pernice) ed il vino abbinato è stato l'ottimo rosé di Alain Couvreur, che si abbinava perfettamente ma purtroppo non più disponibile. 
Come intermezzo defatigante, a guisa di sorbetto, una mezza porzione di tradizionale ribollita toscana, ad onorare le origini dei fratelli Barsotti.
Buonissimo anche il Maialino morbido e croccante con nocciole, verza e birra, in cui al gioco delle consistenze, in cui spicca la scioglievolezza della carne, si sommano tendenze dolci, acide e amare... Piatto perfetto, chapeau.



Come abbinamento al maialino abbandoniamo le bolle per passare a Verduno con il Barolo Acclivi di Burlotto in versione 2010, giovane ma già elegante, figlio di un'annata magica per le Langhe.


Mezza porzione anche per un primo dessert che affonda le radici nelle origini etrusche di Marzabotto, Orme etrusche: latte, miele, rosmarino, semola ed idromele


In abbinamento a questo dessert, dalla dolcezza misurata, il Maestro d'Anfora propone una Mosella d'annata, il Meulenhof Erdener Treppchen Riesling Spatlese 1992, elegante e persistente, con una freschezza che maschera alla grande i 23 anni, peccato che il residuo zuccherino, presente ma non importante, faccia fatica a sostenere la dolcezza, seppur delicata, del dessert.


Molto buono anche il secondo dessert, anche lui giocato su note non troppo dolci e con un finale amaricante dato dal gelato al rabarbaro, definito da Lorenzo Barsotti come una Dolce amarezza.


Per concludere degnamente la serata un pegno offerto dai cinque Confratelli ritardatari a tutta la tavolata: visto che i giapponesi stanno facendo passi da gigante nel mondo della distillazione (e a sentire questo Whisky direi anche nella giusta direzione), abbiamo aperto questa bottiglia, memori di Bill Murray in Lost in Translation.



A questo punto il Simposiarca, sentito prima il parere del Gran Maestro e dopo un rapido sondaggio fra i presenti, visto l'andamento della serata, decide di attribuire il nostro massimo riconoscimento ai fratelli Barsotti, colpevoli di averci fatto passare una serata speciale, applaudendo sia la sala che la cucina con il nostro Gran Glangor di forchette sui cucchiai. 
Dopo questa bellissima esperienza in quel di Marzabotto, in cui abbiamo trovato la cucina di Lorenzo Barsotti in ulteriore crescita, dovremmo ritrovarci per un Agape Gentile in pieno centro di Bologna, sempre che la prova confermi le aspettative...




Trattoria Enoteca Barsotti

Via Vittorio Veneto, 3/B


40043 Marzabotto (BO)


Tel. 051 6787003









martedì 30 dicembre 2014

Agape di Dicembre: Ristorante Marconi, Sasso Marconi (BO)


Agape di Dicembre, l'Agape Luculliana.
Chiudiamo l'anno Fraterno, come da regola in Casa Madre, con una serie di nuove proposte della nostra Chef più amata nonchè nostra padrona di casa.
Ma prima di far tintinnare calici e posate, l'ultima Agape dell'anno prevede la consueta relazione del Gran Maestro uscente, e soprattutto le elezioni, a scrutinio rigorosamente segreto, delle cariche che comporranno il Capitolo reggente della Confraternita per l'anno a venire.
Una volta depositate le schede compilate si depongono le penne e si impugnano le posate, in attesa dello scrutinio che avverrà a fine pranzo, quando sarà vuoto anche l'ultimo dei bicchieri.

Partiamo con un tris di amuse bouche abbinati ad un interessante Franciacorta, il SoloUva di Andrea Rudelli, 30 mesi sui lieviti e non dosato (curiosa l'indicazione "made with grape sugar" in etichetta ad indicare che nessuno zucchero è stato aggiunto con il dosaggio)


Proseguiamo con'altro piccolo antipasto, che definire amuse bouche sarebbe riduttivo, un piccolo trancio di storione con salsa di lattuga, nero di seppia e pomodoro


dopo questo assaggio arriva la Sicilia pura nel piatto: Gambero rosso, arancia, fico d'india e pane al finocchio. 


Gambero rosso crudo, sfere di arancia, salsa di fico d'india e pane al finocchio. Dolcezza, acidità, sapidità, croccantezza... non manca nulla a questo piatto solare che trasmette i sapori e i profumi della terra d'origine. Abbiamo viaggiato in Sicilia senza alzarci da tavola. Piatto geniale. 
Abbandoniamo la Sicilia e l'ottimo Franciacorta di Andrea Rudelli per un piatto giocato sul difficile equilibrio tra grassezza ed acidità: Risotto, maiale, cavoloverza e mela in agro


Cromaticamente attraente, risulta in bocca piuttosto grasso quando nel boccone non interviene l'acidità della mela a bilanciare l'insieme. In abbinamento uno Chardonnay friulano dai toni burrosi e legnosetti, con note dolci e alcooliche che non aiutano l'abbinamento con il piatto. Chardonnay Ronco Pitotti 2011 di Vignai da Duline.


Molto meglio l'abbinamento con il piatto seguente, Tortello di zucca, bottarga e cappero, dolcezza e sapidità, talmente invitante e goloso che la forchetta ha preceduto l'obbiettivo e di questa portata l'immagine non rimarrà negli annali ma solo nei nostri ricordi.



Cervo nel bosco, quercia, funghi e frutti rossi: il cervo nel suo ambiente naturale, in questo caso non il piatto ma il bosco, con profumi e sapori che riproducono il suo habitat. Cottura esemplare e consistenza della carne perfetta nella sua selvaticità, un'altra chicca uscita dal cilindro (o dalla toque blanche) di Aurora.
La serata nebbiosa di fine autunno, su questo piatto, non può non richiamare Langa, infatti la proposta del Maestro d'Anfora è caduta su Cappellano, produttore presente spesso nei nostri menu, e precisamente sul suo Nebiolo in versione 2008 (non è un refuso caro correttore che me lo sottolinei, è scritto proprio così)



Dopo un fresco pre dessert, una mattonella di limone talmente golosa da meritare una foto tutta sua,




arriviamo al dessert vero e proprio: Cioccolato, sale, eucalipto, pane e olio




Dessert marconiano, nel senso che ormai molti dei dessert proposti da Aurora seguono una linea stilistica ben definita: mai stucchevoli, anzi di una dolcezza sussurrata, spesso con note salate in evidenza e una presenza quasi costante di erbe o bacche aromatiche (eucalipto, pepe, rosmarino etc.).

In abbinamento un classico Altoatesino, anche lui un abituè delle nostre Agapi, il Moscato Rosa di Franz Haas dell'annata 2007.



Deposte le posate si procede allo spoglio delle schede per l'elezione del nuovo capitolo, il 47° dalla fondazione, che vede eletto un nuovo Gran Maestro ed una inedita coppia di cucina, che avrà il compito di cercare e proporre menu e abbinamenti (...da sublimare il palato) per l'anno entrante.
Finale con brindisi stappando una bottiglia di roba seria, un Brandy di Castelmaggiore capace di far impallidire molti Cognac rinomati. Villa Zarri pieno grado 1989, chapeau.









domenica 30 novembre 2014

Agape di Novembre. Trattoria I due Platani, Coloreto (PR)



Agape di Novembre: i tortelli di erbette più buoni del mondo.

Lo scorso anno lo avevamo ipotizzato (resoconto qui). Ad un anno di distanza è arrivata la conferma: esistono tanti ristoranti che si cimentano in sublimi paste ripiene, ma ai due Platani di Coloreto si mangiano i migliori tortelli del mondo, punto. In questo momento la cucina è nelle mani di Gianpietro Stancari, che attualmente ha rilevato il testimone da Matteo Ugolotti: entrambi possono vantare lunghi trascorsi alla corte dei fratelli Tamani all'Ambasciata di Quistello, uno dei templi della cucina tradizionale. Sarà per questo motivo che i piatti che escono dalla cucina dei due Platani rasentano la perfezione stilistica della tradizione, ponendo questo locale nel ristretto novero di trattorie (tra virgolette...) che veramente valgono il viaggio. 
Tantopiù che noi, come al solito, il viaggio ce lo siamo tranquillamente goduto sul nostro pulmino salva patenti...
Ad accoglierci il preparatissimo Giancarlo Tavani, giovane maestro di sala che ha dalla sua una grande esperienza, un'innata accoglienza ed una cantina da far invidia a tanti stellati.
Torta fritta e spalletta cruda 24 mesi di Anselmo Bocchi da Fornovo, tanto per mettere subito le carte in tavola: tradizione e territorio. A questa prima mossa del nostro Credenziere il Maestro d'Anfora risponde con il Franciacorta Rosé, Colline della Stella, di Andrea Arici, per me una delle migliori espressioni in rosa della Franciacorta. 



A seguire, sempre con il rosé di Arici, il classico piatto da gamella: i tortelli di erbette con burro e parmigiano (foto di apertura).
La presenza fissa di una sfoglina in cucina permette di avere una sfoglia appena tirata, elastica al punto di non rompersi in cottura anche in spessori micrometrici: ai Due Platani viene ridefinito il concetto di sfoglia sottile.
E poi tartufo come se piovesse. Il nostro Credenziere, imbastendo il menu per quest'Agape autunnale, ha previsto una nutrita sequenza di piatti impreziositi dal tartufo bianco, complice anche una stagione particolarmente favorevole con prezzi accessibili.
Si comincia con Uovo alla Benedict e tartufo bianco.



A questo piatto il nostro Maestro d'Anfora, rispolverando uno spirito rossista, abbina un gradevole Borgogna base, il Pinot Noir Vielles Vignes 2012 di Roche de Bellene (probabilmente un suo vino del cuore, considerando il fatto che ci ha proposto anche l'annata 2011 durante la scorsa Agape).
A seguire un intermezzo fuori menu: Tortello di zucca con cacao e tartufo bianco



Gradevole, anche se nello stesso piatto tre componenti aromatiche importanti (cacao, zucca e tartufo) rischiano di annullarsi a vicenda. 
Sempre lo stesso Pinot nero Borgognone anche sul piatto seguente: Capunsei burro fuso, parmigiano e tartufo bianco.



Da non confondere con i tradizionali Casunzei ampezzani, i capunsei sono una variante parmense dei passatelli Bolognesi, di diversa forma ma con lo stesso impasto (uova, pane grattugiato e parmigiano reggiano): ca va sans dire che l'abbinamento di questo piatto col tartufo, il tutto accompagnato dal Pinot nero, delizia il palato e ci rende orgogliosi di appartenere a questo sodalizio gastronomico che ha il suo scopo principale nella sublimazione del palato.
Sempre su alti livelli anche il proseguio: Petto di faraona ripieno di foie gras e tartufo bianco (...e pancetta nappata del suo fondo accompagnata da patate stufate)



Su questa portata il nostro valente Maestro d'Anfora è ricorso ad un'interessante Barbera piemontese, la Castellania 2010, prodotta da Marina Coppi, figlia dell'indimenticabile Campionissimo, nella sua azienda sui Colli Tortonesi.
Tartufo anche nel dessert: Spugna al tartufo bianco con mousse di nocciole del Piemonte e salsa al fondente



Molto buono, dolce ma non stucchevole, abbinato ad un moscato spumante da uve surmature, il Regina di Felicità di Cascina Baricchi, vino buonissimo dall'etichetta inguardabile...



E per finire, vista la celeberrima capienza gastrica di diversi Confratelli, un bel giro di gelato alla crema appena mantecato accompagnato da zabaione caldo al paiolo.
Lo scorso anno ai Due Platani venne attribuito un Gran Clangor forse inaspettato, parliamo pur sempre di una Trattoria, e quest'anno, scevri dall'effetto sorpresa quindi con alte aspettative, non possiamo che riconfermare il nostro massimo riconoscimento applaudendo col tintinnio delle forchette sui cucchiai sia la brigata di cucina che quella di sala per il livello delle portate servite e per la perfetta messa in opera del menu impostato dalla nostra coppia di cucina.





AI DUE PLATANI

104/A, Via Budellungo - 43100 Parma (PR)

tel: 0521 645626,0521 644787







giovedì 13 novembre 2014

Agape di Ottobre, Ristorante Castello, Varano de' Melegari




Agape di Ottobre: il Castello delle occasioni perdute.
Nel Giugno dello scorso anno avevamo lasciato l'accogliente locale di Stefano Numanti e di sua moglie Delcisa Zanelli orfani della scorpacciata di gamberi di fiume che ci era stata preannunciata ( Qui il resoconto).
Questa volta il nostro pulmino ci ha riportato nell'elegante trattoria posta ai piedi del Castello di Varano de' Melegari con la speranza, alimentata dalla stagione autunnale, di poter toglierci la voglia dei celeberrimi porcini di Borgotaro, ridente località situata non distante da Varano, in quella porzione dell'Appennino Parmense che si protende verso la Liguria.
Purtroppo i rumors che dalla voce del patron Stefano, rinomato fungaiolo e cavatore di tartufi, giungevano alle orecchie del nostro Credenziere (che aveva predisposto un menu incentrato sul porcino) non lasciavano spazio all'ottimismo: la stagione del fungo nell'alto Parmense non era stata all'altezza delle aspettative, e difficilmente avremmo trovato soddisfazione... Ma la speranza è notoriamente dura a morire.
E così, in una calda sera d'ottobre, ci presentiamo puntuali a cena al Ristorante Castello di Varano de' Melegari.
Di prim'ordine i salumi che ci attendono (tra cui ci preme segnalare uno straordinario Parma 30 mesi del Prosciuttificio Bedani di Langhirano), serviti con pane caldo di cereali e abbinati ad una interessante bolla non dosata delle Langhe, l'Alta Langa Zero 2007 di Enrico Serafino.


I funghi desiderati cominciano a comparire in tavola quando ci viene servita una calda zuppa di Trombette dei morti con pancetta croccante, sempre abbinata al metodo classico Piemontese.

Switch dal fungo al tartufo (l'autunnale tuber uncinatum) per una buonissima pasta ripiena, i Tortelli ai tartufi, ripieni di tartufi autunnali della Val di Ceno in cui i profumati tuberi entrano sia all'interno della pasta e contemporaneamente la ricoprono con abbondanti scaglie insieme ad un Parmigiano Reggiano invecchiato. 


A questo piatto, il migliore del menu, il nostro ineffabile Maestro d'Anfora azzarda un rosso leggero e leggiadro, un Borgogna base 2011 di Roche de Bellene, che con i suoi impalpabili tannini e la fresca acidità supporta correttamente la tendenza grassa dal piatto.


A seguire un sostanzioso piatto, di cui colpevolmente manca l'immagine, che rivede il fungo come ingrediente seppur secondario: sigari di maiale nero ripieni di porcini in salsa di patate. Trattasi di involtini di maiale, in crosta di riso nero, con un ripieno di porcini, adagiati su una salsa di patate aromatizzata al porcino: in realtà la presenza del fungo, probabilmente a causa della non eccelsa stagione, veniva solo percepita, lasciandoci ancor di più con la voglia. Fortunatamente il Maestro d'Anfora mitiga la voglia di porcino inserendo su questo piatto un grande vino, il Barbaresco Brich Ronchi 2006 di Albino Rocca



Se il piatto precedente era sostanzioso il successivo possiamo definirlo monolitico: Piede di maiale disossato arrosto, ripieno di gallina e radicchio di campo.





Purtroppo la fotografia non rende né il peso né le dimensioni del piede di maiale, uno per porzione, che ci viene servito: malgrado il nostro motto ci associ al ventre capiente nessuno dei presenti è riuscito nell'impresa di terminare il macigno (tra l'altro dall'impiattamento a dir poco naif ). Peccato non ci fosse il Gran Maestro, assente per impegni lavorativi all'estero: avremmo voluto mettere alla prova il suo stomaco, notoriamente senza fondo.
Seguendo la regola dell'assonanza, il Gran Maestro d'Anfora a mattone abbina mattone, viene quindi stappato un'altro Barbaresco, il Vigneto Gallina 1999 della Spinetta, che pur conoscendo la mano modernista dell'azienda di Castagnole Lanze ci lascia alquanto perplessi già dal colore cupo, e poi delusi dall'iperconcentrazione e dalla pesantezza del vino... 


Sognando lievi insalate di porcini crudi, e soffici porcini di Borgotaro alla griglia, ci litighiamo quel che avanza del Barbaresco di Albino Rocca, mentre il nostro colesterolo si avvia allegramente verso valori a 4 cifre.
Finale alcolico con dessert di cioccolato bianco al tartufo nero e marron glacé abbinato dal Maestro d'Anfora ad un rum Venezuelano metodo solera, il Santa Teresa. 


Piacevoli chiacchere finali in compagnia di un Ardbeg invecchiato con Stefano Numanti, che ci conferma la pessima annata per quanto riguarda gli agognati porcini di Borgotaro. Malgrado alcuni piatti non esaltanti (la cui colpa, come sempre, non risiede nello Chef ma nel Gran Credenziere che li ha proposti, eheheh), usciamo dal ristorante a notte inoltrata sorbando un gradito ricordo e felici di salire sul nostro pulmino salva patente.
A Novembre ancora Parma nel mirino, tornando sul luogo di un meritatissimo Gran Clangor dello scorso anno, la trattoria I due Platani di Coloreto.








Ristorante Castello
via Martiri della Libertà, 129 - 43040 Varano Melegari (PR)