Blog di discussione su enogastronomia per chi, come la Confraternita delle Franche Forchette, è sempre alla ricerca della sublimazione della tavola in tutte le sue declinazioni: cucina, vino e sala.



lunedì 12 marzo 2012

La rivoluzionaria Agape di Marzo, Pizzeria Berberè, Castelmaggiore (BO)

Conoscere, scoprire, gustare fino alla sublimazione lo scibile enogastronomico in tutte le sue manifestazioni...questo il fine ultimo della nostra Confraternita.
Personaggi come Uliassi, Bottura, Romito, Perbellini e Scabin (il mese prossimo, ndr.) sono artisti dei fornelli che sicuramente ci agevolano nella ricerca della sublimazione del palato, senza dimenticare le crescenti soddisfazioni che periodicamente ci dispensa Aurora Mazzucchelli nella nostra casa madre.
Nella nostra ricerca non disdegnamo ancorchè di rinunciare, una tantum, a chef stellati per immergerci nella cucina tradizionale, territoriale e sanguigna, che solo le grandi trattorie possono offrire ( Il Mirasole, Amerigo, la Trattoria di Cafragna...).
Ma nella quarantennale storia della Confraternita mai una Pizzeria.
Mai.....ed è qui la rivoluzione.
In realtà una precisazione si rende necessaria: l'impasto della pizza (come del resto il vino, o la birra...) è un prodotto caratterizzato sia dalla qualità della materia prima (in questo caso farine, ma uva e malto d'orzo per vino e birra ) e sia dai lieviti utilizzati per la produzione.
Nella stragrande maggioranza delle pizzerie a tutt'oggi si usano farine industriali e lievito di birra, e gli impasti preparati al mattino dopo qualche ora finiscono in forno con il risultato di pizze non lievitate, gommose o biscottate.....
Ma se al posto delle farine industriali si usano farine integrali macinate a pietra, di farro, kamut , enkir, etc.....e invece del lievito di birra si usa un lievito madre lasciando l'impasto a lievitare fino a 48 ore, o addirittura si usa l'innovativa tecnica dell'idrolisi all'acqua....allora stiamo ricercando la sublimazione del palato in un semplice, e complesso, impasto lievitato.
Il menù degustazione pizza si apre a sorpresa, visto il tipo di locale, con un amuse-bouche:
cime d'asparago scottate con salsa all'uovo, fondente di cipolla, scaglia di parmigiano e goccia di balsamico.
Poi via alle pizze, servite già porzionate in otto spicchi:
-Baccalà rafols, spinaci, olive taggiasche e fiordilatte
-Calamari, parmigiano 30 mesi, balsamico, valeriana e fiordilatte
Superlativa la prima, meno convincente la seconda, piuttosto asciutta e con i calamari in inferiorità gustativa rispetto a parmigiano e balsamico.
Entrambe le pizze, e così sarà anche per le seguenti, vengono preparate infornando solamente la base e la mozzarella, mentre il resto degli ingredienti viene cotto separatamente e poi assemblato alla fine direttamente sullo spicchio appena sfornato.
Da standing ovation le basi, sia per qualità delle farine che per lievitazione e cottura
Nei calici scelta libera di abbinamento (altra rivoluzione...) tra una birra artigianale weiss (Girasole, Zimella, Bagno di Reggio Emilia) e il Girgis extra 2008 di Guccione, Monreale (PA), notevole bianco da uve cataratto, con breve macerazione sulle bucce e non filtrato.
Mi dispiace infrangere il lungo e tradizionale connubio Pizza-Birra ma va decisamente meglio l'abbinamento con il vino, perlomeno con le prime due pizze.
A seguire arrivano al tavolo:
-Prosciutto crudo di Parma 24 mesi, squacquerone, scorza d'arancia e fiordilatte
-Coniglio, patate, rosmarino e fiordilatte
Buonissime, forse appena penalizzate da un eccesso di aromaticità dell'arancia la prima e da un intenso sentore di rosmarino la seconda, caratteristiche probabilmente ricercate in cucina ma non apprezzate all'unanimità al nostro tavolo....
Nei calici sempre stessa birra e stesso vino delle precedenti pizze, e anche in questo caso il vino si abbina decisamente meglio...

All' intervallo quindi: Vino 2 - Birra 0

La ripresa si apre con:

-Prosciutto cotto a legna, ricotta allo zafferano, carciofi e fiordilatte (foto)



-Pomodoro San Marzano, uovo di quaglia, pancetta di mora romagnola (foto)


In abbinamento, sempre a scelta libera, scendono in campo per la birra una stout, la Carbone, sempre del birrificio Zimella, mentre per il vino il Gran Maestro d'Anfora propone l'Orano 2007 di Maria Pia Castelli, sangiovese 100% prodotto nelle Marche, a Monte Urano, nel Fermano.
Eccellente la pizza con il prosciutto cotto, caratterizzata da un piacevole aroma affumicato dovuto sia alla cottura in forno del prosciutto che all'utilizzo di una ricotta leggermente affumicata, e che benissimo si abbina alla forte componente tostata della birra.
Appena meno convincente la pizza con le uova di quaglia, un poco asciutta e penalizzata dalla sapidità della pancetta al forno. Decisamente migliore in questo caso l'abbinamento con la birra scura.

A metà della ripresa: Vino 2 - Birra 1

Due pizze dai gusti decisi per concludere questo menù degustazione:
-Salsiccia di Zivieri, cipolla in agrodolce e fiordilatte
-Pancetta di mora, taleggio, radicchio tardivo e fiordilatte
Anche in questo caso gli ingredienti sono stati cotti a parte e assemblati sugli spicchi il che, in effetti, esula dal concetto tradizionale di pizza, all'uopo si è anche discusso sulla correttezza di chiamarla pizza oppure focaccia condita, crostino o dir si voglia.......in ogni caso siamo di fronte ai miglior impasti lievitati di Bologna, e a mio personale avviso anche alle migliori "pizze" considerando la qualità degli ingredienti e la combinazione degli assemblaggi.
In un locale del genere, dove si ha una cura maniacale per i lieviti, mi sarebbe piaciuto trovare una più ampia scelta di birrifici artigianali, e magari qualche Belga e qualche Barley wine (tipologia di birra ad alta gradazione alcoolica, di solito tra gli 11° e i 13°...)
A proposito, anche sugli ultimi due tranci prevale l'abbinamento con la Birra scura Reggiana, e quindi, sul mio personalissimo cartellino, al termine dell'incontro:

Vino 2 - Birra 2

A quando i supplementari?




Pizzeria Berberè
Presso Le Piazze - Lifestyle Shopping Centre
Via Pio La Torre n°4/b - 40013 Castel Maggiore - BO





giovedì 23 febbraio 2012

Agape Straodinaria: I 90 anni di Gigi. Ristorante Marconi, Sasso Marconi (BO)


Chi mangia bene vive a lungo: questo è l'assioma che si evince osservando il nostro Tetrarca precursore al compimento del suo 90° compleanno.
Colui il quale, nella sua lunghissima carriera di Gourmet ha visto più stelle del telescopio di Monte Palomar, riesce ancora a domare un lungo menù di otto portate fatto appositamente preparare per festeggiare il suo genetliaco in compagnia di tutti i Confratelli e di una nutrita schiera di ex-Confratelli, graditissimi ospiti.
Per una volta, a causa dei numerosi ospiti presenti, la tradizione della Confraternita che vuole i partecipanti all'Agape riuniti ad un unico, grande tavolo, viene abbandonata in favore di una disposizione su diversi tavoli, con il Gran Maestro, in guisa di novello sposo, a far la spola tra tutti i tavoli....
E ancora una volta Aurora, Massimo e la loro brigata riescono a superarsi, offrendoci una sequenza (quasi...) perfetta di piatti storici del ristorante.
Cardi con baccalà come benvenuto dalla cucina, leggeri e profumati, abbinati ad un ottima bollicina: Franciacorta Cuveè 60, Blanc de blancs 2006, di Casa Caterina; 5 anni sui lieviti ed una grande struttura che ricorda più un transalpino millesimato, di quelli buoni, che un nostro Franciacorta.....
Ed è con questo vino che dai tavoli del ristorante si elevano i calici di tutti i commensali per un lungo brindisi in onore del nostro Tertrarca Precursore Luigi Bazzoli, Gran Siniscalco Benemerito, e nell'occasione anche Illustrissimo Simposiarca della "sua" Agape.
Stessa bottiglia sul primo vero piatto del nostro menu, uno storico del Marconi, la Tartare di oca battuta al coltello con salsa al tè nero Lapsang Souchong, in cui la cremosità della salsa, come il tuorlo nella classica tartare piemontese, svolge la funzione di amalgamare e completare il gusto della carne cruda......
Cabriamo leggermente scendendo di quota con il secondo piatto, forse il meno indovinato della serata, il musetto di maiale con radici e salsa di rapa rossa: ricordavo una grandiosa versione del musetto, con salsa ai cachi, capperi e acciughe, tutto giocato sull'equilibrio dolce e salato delle salse....in questa versione invece dominano i toni terrosi delle radici e vegetali della salsa di rapa rossa, e la dolce e delicata grassezza del musetto non riesce a scrollarsi la terra di dosso. Per fortuna ci pensa l'ottimo Blanc de blanc di Casa Caterina a risollevare il livello del piatto.
Molto buono il piatto successivo, anche questo un classico, il polpo al profumo di brace con salsa al fegato di pesce, e veramente notevole il vino in abbinamento: Timorasso "Sterpi" 2006, Vigneti Massa (non volevo più dare voti....ma sul mio personalissimo cartellino segno 92-93/100. Quando ci vuole, ci vuole!), e fortunatamente lo stesso vino ci accompagnerà anche per i prossimi due piatti, il primo è quello che sta diventando un cult: Ravioli ripieni di Parmigiano Reggiano liquido profumato alla lavanda, crema di burro, noce moscata e mandorle....a parte l'esagerato apporto lipidico hanno solo un difetto: purtroppo finiscono (anche se Massimo ha avuto l'accortezza di servire più di un bis).
Ricordi di prima colazione continentale, eggs and bacon, nel piatto seguente: Uovo in salsa bacon e croccante all'orzo....succulento, con il croccante all'orzo che sopperisce alla classica scarpetta e aggiunge una nota solida all'insieme, e sempre ottimo l'abbinamento con lo Sterpi.
Ancora un cavallo di battaglia del Marconi nel proseguio della cena: Capriolo al fieno, salsa al cioccolato e pepe lungo del bengala, piatto ben noto ai palati della Confraternita avendolo già proposto ben più di una volta, e sempre, incredibilmente, caratterizzato da una millimetrica ed ineccepibile cottura della carne, che si mantiene nel piatto morbida e succulenta, e la cui punta di selvaticità viene contenuta dall'accenno dolce della salsa e dall'aromaticità del pepe.
In abbinamento al capriolo spunta il Refosco 2004 di Moschioni, buono ma non trascendentale, dominato da un tannino amarognolo e da un'acidità ancora sopra le righe, e pur dotato di una notevole struttura non bilancia la componente acido-tannica: vino giustamente proposto per l'abbinamento al capriolo (e ci stava...) però da attendere in cantina ancora per qualche anno...
E visto che finora il menù è stato leggerino....chiudiamo con due dessert:
gli ormai celeberrimi Ravioli di ananas ripieni di ricotta in zuppa fredda di Ananas, caviale di caffè Sidamo, uvetta e pinoli...rinfrescanti, delicatamente dolci e impreziositi dalle piccole e aromatiche sfere di caffe; nel bicchiere un Verduzzo Friulano fuori dagli schemi, il 2009 dell'az. agr. Vignai da Duline, dal colore oro antico e dal residuo zuccherino contenuto, penalizzato solo da un naso non pulitissimo, risultava però un ottimo abbinamento sia con il raviolo di ananas che col piatto successivo.
Sempre di una contenuta dolcezza anche il secondo dessert, inserito anche nel menù dell'Agape luculliana non più di due mesi fa (...e ripetuto ora, ergo piaciuto notevolmente): Mandorla soffice con sedano rosso di Orbassano candito, pepe di Tasmania e salsa al limone.
Piccola pasticceria e caffè in conclusione di questa notevolissima mezza maratona, con la conferma che la cucina della nostra Casa Madre è tuttora in costante, e all'apparenza inarrestabile, crescita.



domenica 12 febbraio 2012

L'Eroica Agape di Febbraio - La Capanna di Eraclio



Il coraggio ha premiato i pochi audaci confratelli che hanno sfidato via via le intemperie, le previsioni catastrofiche, le mogli imploranti.
Nessun evento atmosferico di rilievo, fatta eccezione per il vento fortissimo che sferzava le lande quasi lunari delle valli, ha impedito all'eroico Gran Maestro di condurre con il suo moderno 'lince' il manipolo di quattro confratelli alla meta.

Il drappello giungeva quasi in perfetto orario alla Capanna di Eraclio, dove la famiglia Soncini ci attendeva felice dell'incontro con la Confraternita.
In cucina Maria Grazia, con l'aiuto ancora effettivo di mamma Vanda, in sala Pierluigi, da anni portano alto il vessillo della tradizione gastronomica di una terra di confine, in cui gli influssi della laguna veneta sembrano prevalere sugli effluvi nebbiosi del ferrarese.
Molta sostanza, poca apparenza sembra essere l'orgoglioso motto della famiglia.
Il locale è maschio, non potrebbe essere altrimenti qui in valle. Entrando hai la sensazione di poter incontrare Brera o Soldati o Fellini.
Fatti accomodare in una comoda saletta a noi riservata (peccato nonessere stati almeno 6/8 confratelli...) abbiamo dato inizio alle danze, affrontando un menù in cui pesce e selvaggina si sono legati in un connubio basato sulla territorialità.
Tutto ha inizio con i Cicchetti della Laguna, ossia una deliziosa composizione di schie e canocchie molecate fritte. Queste ultime, che altro non sono che canocchie in muta che raramente sono oggetto di pesca, meritano un momento di celebrazione. Soffici, mangiate intere, senza scarti. Nulla a che vedere con le canocchie cui siamo abituati. Un bell'ingresso, accompagnato da un Franciacorta RoséCuvée Demetra di Mirabella degno di nota. Un rammarico non aver potuto provare la Cuvée "Eminence" di Paul Berthelot (dapprima scelta in onore delle note doti del confratello Amore, peraltro assente).
A questo punto ci permettiamo l'unica evasione dal territorio grazie alla Composizione di crostacei, pesci e verdure con salsa alla ligure.L'eccellente piatto degustato in prova, meritato il compiacimento del Gran Maestro (ben esperto di varie cose liguri), ha preteso il suo ingresso in menu ed ha certamente soddisfatto i nostri palati, non lasciando per altro verso la stessa notevole impressione del suo predecessore. La Composizione era accompagnata da un Vermentino ligure 2010 di Ottaviano Lambruschi, ben fatto ma privo di guizzi.
Lo stesso vino accompagnava (meglio) anche il piatto successivo, ossia i Garganelli con canocchie e pomodorini del piendolo (il nome del formato di pasta non tragga in inganno). Questo piatto di pasta fresca, tirata dall'ottuagenaria Vanda, meritadi essere ricordato (e di essere riassaggiato) per un equilibrio perfetto tra le varie componenti acida e grassa.
Torniamo a piè pari in mezzo alle valli con il Risotto con la folaga. Ecco il primo piatto che merita da solo il viaggio. Sarà per la storia secolare che c'è dietro questo piatto, sarà per il significato particolare che la folaga ha per l'alimentazione dell'uomo di valle e del cacciatore. Il piatto è preparato magistralmente. Si sente "la mano", si tasta l'esperienza. La folaga,
senza voler essere nobilitata, si offre nella sua veste forte ma allo stesso tempo - addirittura - quasi elegante (per il Gran Maestro fin troppo poco 'pesciolosa'. Scopriamo poi dal patron Pierluigi che ciò deriva dall'alimentazione del periodo). Gran bel piatto dunque. Il Risotto veniva accompagnato da un Pinot Nero 2009 di Gottardi. Un abbinamento classico. Con un millesimo più robusto il vino avrebbe fatto un po' più la sua parte ma è anche vero che l'animale servito era un po' più maschio rispetto a quello testato in prova. La mente va al meraviglioso 'Les Taillepieds' di un mese fa. Un appunto per la prossima folaga: se non un 'tagliapiedi' una barbera ben fatta sarebbe stata
la sua (ulteriore) morte.

Dopo il riso con la folaga ilnostro percorso rende un altro tributo al territorio, con un piatto classico del ristorante che ci ospita: l'anguilla arost in umad.
Dopo il risotto l'anguilla stacca, stacca molto. La grassezza del piatto èforte, il Blauburgunder aiuta e si sposa meglio con questo piatto. Un piatto giusto, in cui l'aglio fa la sua parte (unico neo direi una forse troppo classica polentina bianca). L'anguilla dunque non ha fatto impazzire i confratelli ma è pur vero che dopo il risotto con la folaga, eravamo con la mente tutti già con la doppietta sulle spalle.

Arriviamo così al piatto finale, che grazie alla multa comminata dal Gran Maestro ai confratelli Amore e Bagnaresi si è sdoppiato.

Dapprima ci è stata servita l'alzavola, ovvero il petto di questo piccolo anatide che ama ripercorrere queste zone durante le sue migrazioni stagionali. Anche questa preparazione, piuttosto tradizionale (e qui la polenta gialla fritta ci stava a fagiuolo), dimostra la capacità la sicurezza della cuoca nella preparazione della selvaggina. Abbiamo abbinato una vecchia conoscenza della Confraternita, ossia l'Etna Rossa della Tenute delle Terre Nere. Era prevista l'annata 2009 ma in Agape è stato aperto il millesimo 2007, purtroppo un po' in ritardo. La bottiglia si è concessa dopo un po' di tempo, avendo per almeno una mezz'oretta offerto uno spettacolo di profumi non proprio esaltante.
Il vino si è poi aperto, dimostrando una discreta struttura basata soprattutto sulla sapidità, non preponderante rispetto all'ultimo piatto, ossia lamagnifica beccaccia sopra fotografata. La regina del bosco, cotta perfettamente e preparata comme il faut da Maria Grazia, deliziava il palato dei confratelli e chiudeva il percorso di caccia. Qualche confratello ha pensato di ordinarne una ulteriore per la colazione del sabato. Se devo pensare ad una beccaccia, penso a questa. Se mai riuscirò a prenderne una, la porterò a Maria Grazia Soncini.

Prima di arrivare al dolce, ci veniva servito un sorbetto allo zenzero, perfetto per scuotere i nostri sensi, ovattati nei sapori della selvaggina.
Chiudevamo con una torta all'arancia d'antan, abbinata classicamente ad un Moscato d'Asti di Saracco del 2011, fresco fresco, leggero leggero.

Dunque un'Agape all'altezza delle attese. Padroni di casa davvero gradevoli e professionali. Peccato solo non aver incontrato anche la Vanda.
In cucina, come detto, molta sostanza e poche sbavature. Non abbiamo inserito in menu alcuni cavalli di battaglia della casa (i crudi di pesce, etc.): forse meglio così, vista la difficile reperibilità di prodotto in queste giornate. La cantina ci pare meriti un occhio di riguardo in più, in particolare sui rossi. Un ristorante di questo livello (ricordo che ha conquistato la sua stella) che propone diversi piatti di caccia (fatti alla grandissima) dovrebbe avere una scelta di etichette all'altezza, non per forza altisonanti ma talentuose, non particolarmente vecchie ma con la loro personalità.

Un solo rammarico: il numero dei confratelli presenti.
Una consolazione non da poco: il regalo (a loro insaputa) che i Confratelli Amore e Bagnaresi hanno fatto ai presenti: una beccaccia che difficilmente sarà dimenticata.

All'uscita del locale, immortalavo i miei tre compagni di avventura. Collegandomi al post precedente ("L'eroica") e facendo un paragone con gli illustri soggetti immortalati a fianco, questa foto non può che essere battezzata "Conferenza di Jolanda" (notare la somiglianza tra Guido e Winston, lo stesso cappotto di Federico e Franklin Delano. Mi spiace per Werther...).

Jolanda di Savoia - Codigoro - Yalta, 10 febbraio 2012




venerdì 10 febbraio 2012

L'Agape Eroica

10 febbraio 2012.




Sarà la Confraternita più audace della Grande Armata Napoleonica ?








La risposta è affermativa.









Sarà il Gran Maestro più saldo del Generale Paulus?





Domani ve ne daremo notizia.







Orbene, nonostante gli allarmi e l'imperante sindrome d'alemanno, uno sparuto manipolo di confratelli si appresta a partire per una impegnativa campagna in questo giorno di blizzard (annunciato) e (una teoria) di neve copiosa .



Destinazione: Jolanda di Savoia. Valli e lagune quasi siberiane; una IZBA all'orizzonte da raggiungere. Speriamo un fuoco amico.



Prima della partenza, il drappello di impavidi confratelli destina un fugace pensiero a coloro che hanno preferito abdicare per una più comoda serata davanti al camino, spaventati dalla neve della fantasia o, peggio, dal mattarello agitato come un nunchaku da una moglie minacciosa (sic transit gloria mundi).



L'augurio è di trovare quell'Izba questa sera, quella Capanna in cui il nostro immarcescibile Gran Maestro spera di trovare un'alzavola e una beccaccia a riscaldarlo nel tepore di un fuoco amico.



NON PRAEVALEBUNT


p.s. Cliccate sul titolo del post e prenderete coraggio













giovedì 2 febbraio 2012

Agape di Gennaio, Antica Osteria del Mirasole a San Giovanni in Persiceto (BO)


Dopo la pausa natalizia si torna al lavoro. Il luogo è uno di quelli storici, infatti, proprio a San Giovanni in Persiceto la nostra Confraternita è stata fondata e, quindi, nell'anno dei festeggiamenti per il nostro quarantennale non si poteva non cominciare che da questo paesino della provincia bolognese.
L'Osteria ci ha ospitato tante volte in passato e dopo un anno "sabbatico" ci siamo decisi a ritornare per verificare se la pausa avesse giovato allo Chef Franco Cimini.
Il giudizio, già lo anticipo, è positivo: siamo stati accolti, seguiti ed accuditi nel modo migliore dall'inizio alla fine della serata.
Da che mondo è mondo da Franco il menù è uno di quelli che pretendono un Confratello che abbia tutti i "novanta minuti nelle gambe".
Non ci si può appropinquare impreparati al Desco Conviviale quando dalla cucina arrivano spiedi d'agnello, cibreo di pollo, coratella, ecc ...
Ma andiamo con ordine. Si parte con una trippa grigia di foiolo e centopelli che viene accompagnata dal Franciacorta Brut Rosee Bosio 2009. La freschezza del vino ed il sapore forte della trippa si equilibrano ed il risultato è certamente piacevole.
In seconda battuta viene servito il piatto preferito da chi scrive: passatelli con fonduta di parmigiano e fegato grasso d'oca. Già provato altre volte e sempre apprezzato. Viene accompagnato dall'Albana di Romagna Codronchio 2009.
Come detto all'inizio delle recensione si tratta di un Agape per uomini veri ed, infatti, uno di seguito all'altro ci vengono serviti; spiedo con minutaglie di agnello con puntarelle, cibreo di regaglie di pollo e coratella di abbacchio cacio e ovo. Il Barbera d'Alba 20008 2008 Massolino e il Volnay 1er Cru Les Taillepiedes 2007 del Domaine de Montille accompagnavano la cavalcata. Quest'ultimo vino riceveva un'accoglienza trionfale dai Confratelli i quali non si accontentavano delle bottiglie serviteci ma chiedevano rinforzi. L'ottimo servizio del Ristorante, fortunatamente vista l'età media, "bucava" la richiesta ed i Confratelli più lussuriosi si dovevano accontentare delle bottiglie cadute sul campo.
Anche se alcuni commensali, magari con una digestione più aristocratica, forse non hanno gradito l'eccesso di quinto quarto per la serata devo dire che non ho nulla da rimproverare allo Chef Franco.
I piatti risultavano azzeccati non solo nella preparazione ma anche nelle scelta delle materie prime e nella rispondenza tra quanto da noi chiesto e quanto servitoci.
Il "triplice fischio finale" era lasciato, così come in altre occasioni, ad una Torta Diplomatica appositamente composta per noi sul momento e che manteneva appieno la fragranza delle millefoglie. Non poteva riservare soprese in negativo il vino che l'accompagnava: Moscato d'Asti Bel Piano 2011.
Concludendo: una serata degna di un inizio d'anno capitolare particolarmente importante, cioè quello del quarantennale della Confraternita, ed il piacere di aver ritrovato la miglior cucina di chi non è solo un ottimo Chef ma anche un vecchio amico della Confraternita.

Antica Osteria del Mirasole
Via G. Matteotti, 17
40017 San Giovanni in Persiceto (BO)
Tel. 051.821273

....caro Guido, scusami l'invasione del tuo post ma dovevo per forza pubblicare una foto che testimoniasse lo stato di euforia dei Confratelli di fronte a tale libagioni e nettari vinosi...

domenica 29 gennaio 2012

Appunti di viaggio.......

Piccole indicazioni, in stile trip advisor, su alcuni ristoranti visitati di recente.....

Osteria del Mirasole, San Giovanni in Persiceto, Bologna:
Se l'apologia del quinto quarto fosse un reato Franco Cimini sarebbe il primo ad essere arrestato.....Dalla sua cucina escono trippe, coratelle, fegatini, rognoni ed animelle, ma anche deliziosi passatelli asciutti con foie gras e buoni risotti mantecati.
E' certo un locale per stomaci forti, i gourmet attenti solo alle differenze di texture e ai giochi di temperature non ne uscirebbero soddisfatti, ma invece, "semel in anno licet insanire" ,è bello immergersi ogni tanto in questo tipo di cucina e in questo locale storico di san Giovanni di Persiceto....
specialmente se la cena viene abbinata ad un delizioso Soave di Corte Sant'Alda e a un grande Volnay di Hubert de Montille.......
Resto in attesa della cronaca completa della nostra Agape, svoltasi proprio qui e a cui, mea culpa, non sono riuscito a partecipare, ma che so essere stato un successo.....

Ristorante Sol y Mar, Riccione:
Devo ammetterlo....amo particolarmente questo ristorante, situato nella "terra di nessuno" tra Riccione e Miramare.
In una zona della riviera dove ancora imperversano locali con gli spaghetti alla Bolognese in menù o vengono servite pizze quattro stagioni insieme ad improbabili fritti misti o spaghetti allo scoglio, entrare in questo locale, dai toni bianco panna, con rimandi Uliassiani, vuoi per la posizione, direttamente sulla spiaggia, o vuoi per gli arredi interni, mi rinfranca lo spirito.
Deliziosa amuse bouche, passatina di piselli con chips di patata viola, e a seguire carpaccio di coda di rospo con pomodori verdi e melograno, poi il loro storico piatto, i gamberi alla Greca, serviti direttamente nella padella (piatto da gamella....).
Ottimi ravioli con le canocchie (...quelli della foto) e tagliolini con ragù di lumachine, finocchio e profumo d'arancia, e poi filetto di tonno in crosta di pistacchi con passatina di pomodorini arrosto e squaquerone......
In chiusura una fresca e rinfrescante Pinacolada con spuma di latte di cocco...
Carta dei vini non amplissima, con una buona rappresentanza di bollicine, in grado comunque di soddisfare la maggior parte dei clienti...
E andateci, potendo, con dei bambini.....hanno a loro disposizione ben 3 menù degustazione (Spiderman, Shrek e Capitan Uncino, uno di terra e due di mare...a 15 e 18 euro!!!) e dopo pranzo lasciateli scatenare sull'enorme spiaggia libera davanti al locale...
Dimenticavo.....menù degustazione (5 portate, piu amuse-bouche e piccola pasticceria).....40,00 € !!!!!

Ristorante Scacco Matto, Bologna
E' uno dei pochi posti, entro le mura di Bologna, dove generalmente si esce soddisfatti per la cucina (oltre ovviamente a casa mia, eheheh).....
Menù degustazione di terra ( 43,00 €) che si apre con un'ottima tartare di carne (razza piemontese, fornitore Zivieri....) con mele e bottarga, a seguire un uovo poché su fondente di porri e patate e dei buoni ravioli di magro con salsa al parmigiano e saba.
Buono, ma non trascendentale, il trancio di pancetta di maialino di razza romagnola con puntarelle e salsa verde.
Deliziosa e rinfrescante la cagliata al limone femminiello con insalata di ananas e sale di Cervia.
Carta dei vini abbastanza ampia ma altrettanto banale........il mondo del vino è in evoluzione...da aggiornare....
Un plauso al servizio, che si muove con precisione e senza intoppi anche con il locale pieno all'inverosimile (prerogativa negativa di questo locale...in uno spazio da 30 coperti ne riescono a mettere 50)

sabato 3 dicembre 2011

Agape Luculliana, Ristorante Marconi, Sasso Marconi (BO)


Secondo Paolo Marchi, noto gastronomo e curatore della guida di Identità golose, Aurora Mazzucchelli è attualmente la migliore Chef italiana, con buona pace quindi per Nadia Santini, Valeria Piccinini, Cristina Bowerman e.....Benedetta Parodi.
In effetti i piatti di Aurora con il tempo si sono fatti via via più maturi, concreti, pur mantenedo sempre uno stile e una fisionomia...."femminile".
In cucina viene ricercato l'equilibrio giocando su toni dolci e salati, morbidi e croccanti, sempre rimanendo nei binari della delicatezza, senza cercare l'acuto o il solista ma accordando insieme i vari sapori e le varie consistenze per comporre armoniche sinfonie.
Con questa doverosa introduzione dedicata ai nostri padroni di casa, vorrei ricordare che il Ristorante della famiglia Mazzucchelli è sede (Casa Madre) della Confraternita già da qualche anno, ben prima dell'arrivo della stella Michelin (.... a conferma che la Confraternita porta bene a chi la ospita) ed essendo Casa Madre, secondo la nostra Regola è quindi sede dell'Agape più importante dell'anno, l'Agape Luculliana, in cui, prima di procedere alle libagioni, vengono relazionati dal Gran Maestro gli aspetti enogastronomici che hanno caratterizzato quest'anno fraterno e dal Gran Elemosiniere ovviamente gli aspetti di natura pecuniaria; vengono inoltre affrontati e discussi altri argomenti inerenti all'anno appena trascorso, tra cui vorrei ricordare il plauso alla coppia di cucina (Gran Credenziere e Gran Maestro d'Anfora) per averci deliziato con ben quattro Gran Clangor durante l'anno, che diventeranno cinque a fine serata.
Viene quindi elevato alla nuova carica di Gran Siniscalco il Confratello Tetrarca Precursore Gigi Bazzoli (per i non addetti ai lavori, uno dei quattro fondatori della nostra Confraternita).
Questa prima parte dell'Agape ha anche visto l'investitura dei Conversi Fei ed Amoroso che, dopo la brillante prova superata all'
Enoteca con cucina Soul Wine a Casalecchio di Reno, hanno potuto abbandonare la cappa color cenere per la più nobile cappa blu, arricchita dal collare con l'insegna.
Ma il momento topico di ogni Agape Luculliana rimane sempre l'elezione del nuovo capitolo, che avrà l'onere, e l'onore, di reggere le sorti della Confraternita per l'anno a venire.
Tradizione vuole che la proposta del capitolo uscente venga votata con percentuali bulgare, e così è stato anche quest'anno, anche se la nomina del Gran Maestro è stata insidiata da proposte alternative uscite dal segreto dell'urna, purtroppo però per Regola non eleggibili: Nichi Vendola e Lele Mora.....
Nel frattempo, visto anche il ritardo accumulato con le pratiche burocratiche (a proposito, primo guidrigildo lieve della serata al Confratello Bonori, per essersi presentato quattro minuti dopo lo scadere dei canonici quindici concessi ai ritardatari....) dalla cucina ci viene servito un benvenuto:
Baccalà mantecato con chips di baccalà, una deliziosa chenelle di baccalà mantecato sormontata da una croccante chips ricavata dalla pelle stessa del baccalà. In abbinamento il Gran Maestro d'Anfora ha previsto un Franciacorta fuori dagli schemi classici, Metodo Classico Cremant 2002, Casa Caterina: 8 anni sui lieviti per un prodotto dallo stile evoluto sin dal colore e livemente ossidato....potrebbe, molto da lontano, ricordare un vecchio Selosse.... comunque non nelle mie corde.
Stesso vino anche sul piatto successivo:
Schie fritte in zuppa di crostacei con polenta morbida di mais bianco perla, rivisitazione di un piatto tipico della cucina veneziana, le schie sono dei piccoli gamberi di laguna che vengono adagiati su una polentina semiliquida da mangiare al cucchiaio: piatto molto delicato e giocato sul contrasto delle texture liquido-croccante, e comunque molto buono, anche se non da "gamella".
A seguire
Musetto di maiale di razza romagnola con salsa ai cachi, capperi e acciughe, eccellente piatto in cui la morbidezza del musetto vira sul dolce e sul salato delle tre salse separate....buonissimo.
E altrettanto buono il vino in abbinamento, da uno dei miei produttori tedeschi preferiti,
Riesling Herrenberg Kabinett 2002, Von Schubert, un Kabinett migliore di molti Spatlase in circolazione: acido, minerale, con un residuo zuccherino ben presente e una gioventù incredibile, sporcato appena da un lieve eccesso di solforosa.
Ancora il Riesling sui
Maccheroni ripieni di anguilla affumicata con ragù d'ostriche crude e spinaci, piatto ormai storico del Marconi, dai toni più decisi ma sempre giocato sul contrasto tra la dolce grassezza dell'anguilla e la sapidità marina dell'ostrica accentuata dall'amarognolo degli spinaci. Particolare, ed intrigante, l'abbinamento col riesling.
Per alcuni la zucca può risultare un ingrediente noioso e banale, ma quando si sale a questi livelli la banalità non è più di casa:
Tortelli di zucca, bottarga di branzino e riduzione al sedano, ancora dolce e salato che duettano armonicamente su un fondo di sedano che rinfresca il tutto....Chapeau, questo è il piatto "da gamella" della serata.
Valichiamo il Reno ed entriamo in Alsazia (che stranamente sul nostro menù stampato risulta in Germania) per il vino in abbinamento al piatto:
Gewurtztraminer Herrenweg 2006, Domaine Zind-Humbrecht, di struttura adeguata al piatto, però forse un po' di residuo zuccherino avrebbe reso ottimale l'abbinamento.
Cottura millimetrica per il
Capriolo al pepe verde, sedano rapa e olio alle noci.......ci vuole coraggio a riproporre in un piatto un ingrediente come il pepe verde, che abbinato al filetto e magari servito dopo le pennette alla Vodka, ha rappresentato il punto più basso della cucina anni '80 (in realtà qualcuno lo propone ancora, ma si sa, dopo aver toccato il fondo c'è sempre qualcuno che comincia a scavare....). Questa proposta è invece piaciuta molto, vuoi per la perfetta cottura, vuoi per la morbidezza e delicatezza della carne e vuoi per l'aromaticità degli ingredienti. Nel bicchiere: Nobile di Montepulciano Vigna Asinone 1998, di Poliziano, ampio, con sentori che spaziano dai frutti rossi al caffè e tabacco, con tannini già levigati dal tempo, forse non perfetta rappresentazione del territorio ma comunque un gran bel bicchiere e un ottimo abbinamento col piatto di capriolo.
Stesso vino anche su una piccola selezione di formaggi di Gregorio Rottolo......
A chiudere questa ricca Agape un delicato dessert,
Mandorla soffice, sedano rosso di Orbassano candito al pepe di Tasmania e salsa al limone, di una misurata e soffice dolcezza, servito insieme ad un teutonico anzianotto: Riesling Erdener Treppehen Spatlese 1986, di Reinhold Oster , di un bel colore dorato, ancora sostenuto da una notevole freschezza ma con un residuo zuccherino appena accennato e non sufficente a sostenere la dolcezza del dessert.
Su proposta del Simposiarca (e in quest'occasione Gran Maestro....) viene proposto il massimo riconoscimento alla cucina che ci ospita, approvato dalla maggioranza dei Confratelli presenti viene quindi attribuito ad Aurora, Massimo e al loro staff il Gran Clangor di forchette sui cucchiai.....bravi, continuate così.....
Per concludere, un'Agape con notevoli acuti dalla cucina e con ottimi vini nel bicchiere, anche se forse non tutti gli abbinamenti sono stati centrati perfettamente, ma comunque da Gran Clangor (...così saliti a cinque in un anno, forse un record).
Agape anche ricca di Guidrigildi lievi e grevi, distribuiti con solerte magnanimità dall'Illustrissimo Simposiarca, che hanno contribuito a rimpinguare le casse fraterne.....
Per i pochi Confratelli assenti che dovessero leggere il Blog, la composizione del nuovo capitolo, il XLIII, che dovrà governare la Confraternita il prossimo anno è la seguente:
Gran Maestro: Confratello Federico Orsi
Gran Camerlengo ed Elemosiniere: Confratello Enzo Fei
Gran Credenziere: Confratello Guido Capucci
Gran Maestro d'Anfora: Confratello Stefano Papetti
Gran Penitenziere e Cerimoniere (...e Drappiere): Confratello Andrea Bagnaresi


martedì 15 novembre 2011

Agape di Novembre: Il Don Giovanni, Ferrara


Un lungo percorso gastronomico che comincia dalla più fantasiosa creatività e termina nel solco della più tipica tradizione, al ristorante il Don Giovanni.
Dietro ai fornelli Pier Luigi Di Diego e in sala Marco Merighi a condurre questo piccolo ma delizioso ristorante nel pieno centro storico di Ferrara, a pochi passi dal Castello Estense e all'interno di un antico palazzo che ricorda da vicino la Sala Borsa di Bologna.
Solo 8, pochi quindi i confratelli partecipanti, vuoi per l'assenza del comodo pulmino salva patente, vuoi per la paura delle nebbie autunnali che avvolgono questo tratto della pianura Padana; in realtà 40 minuti di automobile in una serata limpida sono stati più che sufficenti per raggiungere la nostra meta.
Simposiarca della serata, Domine et Signore dell'Agape, viene eletto il Confratello Alessandro Penzo.
Si apre quindi la cena con un "convenzionale" Franciacorta Faccoli Extra Brut, che precede la prima entrata della cena (nella foto), una zuppetta di ricotta di bufala con ostriche all'aneto, espressionismo astratto nel piatto, forse però dai sapori un po' slegati, abbinato ad un meno convenzionale Trebbiano d'Abruzzo '09 di Emidio Pepe, con il naso che ha iniziato a pulirsi dopo una buona mezzora di decanter (ovviamente stappato prima ancora del nostro arrivo, ma si sa, i vini di Pepe richiedono queste attenzioni....).
A seguire una Terrina di canocchie in crudità con pomodori confit ai tre pesti, senza alcun dubbio il piatto "da mangiarne una gamella...." profumato, fresco e sapidamente dolce; in abbinamento perfetto Ghiaia di monte '04, Tenuta Cà Boffenisio: naso intenso e piacevole, floreale e fruttato, dall'Oltrepò Pavese Riesling e Sauvignon 50 e 50, da viticoltura biologica.
Spaghetti alla chitarra leggermente piccanti con pavarazze e verze, altro piatto molto buono, con un curioso e non scontato abbinamento fra le vongole e le verze; nel bicchiere, leggermente sovrastante il piatto, un bianco di Toscana con 10 anni sulle spalle, il Templare 2001 di Montenidoli (San Giminiano) da Vernaccia, Trebbiano e Malvasia, affinato in legno e, ovviamente, da viticoltura biologica.
Stesso vino, questa volta in abbinamento riuscito, anche per il piatto successivo: Tortelli con faraona allo zabaione di parmigiano e prosciutto croccante, concettualmente interessanti ma penalizzati dall'eccessivo spessore della sfoglia.
Il piatto successivo rappresenta forse una novità nei miei trascorsi in Confraternita, infatti non ricordo una portata servita su un vassoio posto in mezzo al tavolo invece che servita nelle singole porzioni, Pernice rossa in casseruola con lenticchie di castelluccio: qui rientramo a pieno titolo nel solco della tradizione, anche nella modalità di presentazione che però non inficia la goduriosa succulenza del piatto.
In abbinamento un buon Sangiovese in purezza (anche lui naturale....), Casa i Frati 2006, Bragagni
Purtroppo però il fatto di obbligare i partecipanti a rifornirsi dal vassoio posto a centro tavola non è stato scevro da danni: il Confratello Capucci, nel tentativo di accaparrarsi una pernice, riusciva a ribaltare un bicchiere di vino, ovviamente pieno: la nota magnanimità dell'Illustrissimo Simposiarca probabilmente avrebbe avuto la meglio nel comminare solo un guidrigildo lieve, se non che il Confratello Capucci, ricamando l'accaduto con un epiteto di Cambronniana memoria, meritatamente si vide comminare un greve.
Le pernici rosse furono foriere di guidrigildi anche per lo scrivente che, incapace di resistere alla tentazione di spiluccare (or non mi sovviene termine più appropriato....) le succulente cosciottine con le mani, si dimenticò di chiedere dispensa all'Illustrissimo Simposiarca: probabilmente sarebbe stato un lieve, ma il mio maldestro tentativo di patteggiamento lo trasformò in greve.
Per finire questa nostra mezza maratona enogastronomica (sei portate e sei vini....) un' ottimo dessert: Crespella di carruba pralinata, con crema di nespole selvatiche, salsa di cioccolato bianco e rosmarino, a dispetto della quantità di ingredienti un ottimo piatto, con una dolcezza bilanciata ed equilibrata: seppur lievemente dolce poco convincente però l'abbinamento con l'ottima Vernaccia di Oristano 1996 di Còntini, decisamente secca.
In conclusione una gradevolissima serata in un ristorante bomboniera che, ricordiamolo, si può comunque fregiare di una stella della gommata.

martedì 25 ottobre 2011

Ristorante I Carracci, Bologna



A Bologna l'Hotel Baglioni è un'istituzione: tutti conoscono il 5 stelle Lusso di Via Indipendenza (in realtà ora diventato Grand Hotel Majestic "Già Baglioni"...) pochi invece sanno che il ristorante dell'Hotel è aperto agli ospiti esterni e il suo ingresso è in Via Manzoni, laterale della principale Via Indipendenza. In Alta Badia i tre ristoranti stellati della valle sono tutti inseriti all'interno di lussuosi hotel; il miglior ristorante di Roma, il tristellato La Pergola, è all'ultimo piano dell' Hotel Cavalieri Hilton: in Italia sono molti gli esempi di ristoranti stellati e pluristellati inseriti all'interno di strutture alberghiere.....
A Bologna l'alta ristorazione d'hotel praticamente non esiste, e in realtà fatica ad esistere anche la ristorazione normale. Che la colpa sia delle fiere, che riempiono le stanze d'albergo e costringono gli astanti a nutrirsi velocemente per sopravvivere tra uno stand e l'altro, se ne discute da lustri.

Altra colpa forse è da ricercare nel cittadino bolognese, che mediamente spicca voti altisonanti all' esame di gastroignoranza, e che viene quindi ricompensato dalla scarsa qualità dei ristoranti felsinei, che comunque ama frequentare con inspiegabile assiduità (intendiamoci, esistono poche, lodevoli, eccezioni...).

Il ristorante, circa 50-60 coperti, è situato in un salone cinquecentesco con le pareti in tessuto verde damascato e il cui alto soffitto è interamente ricoperto da affreschi della scuola dei fratelli Carracci, da qui appunto il nome.

Accoglienza cortese e raffinata, noblesse oblige, e servizio sempre presente e preciso, mai invadente.

Dietro ai fornelli una nostra vecchia conoscenza, seppur ancora giovane d'età: Giacomo Galeazzi, uno dei Cammerucci's boys al Lido Lido di Cesenatico, ed in epoca più recente da Christy ad Anzola Emilia dove nel 2007 fu ottimo regista di una nostra Agape.

Note dolenti dalla cantina: carta dei vini inadeguata al tipo di locale, sia per numero di etichette che soprattutto per fantasia e attualità (sembra una carta degli anni '80...), senza considerare i ricarichi da tristellato su alcune bottiglie, ad es. Cervaro della Sala a 50,00 € e Trebbiano di Valentini, di recente annata, a 90,00 € (!).

Riesco comunque a trovare una mosca bianca, un ottimo Pinot Bianco Vorberg ris.2008 di Terlano a 28,00 €......

Non molto vario il cestino dei pani, fatti in cucina e serviti tiepidi, peccato siano presentati accompagnati da una vaschetta in alluminio monoporzione di burro salato che fa tanto prima colazione continentale.

In apertura un delicato sformato di ricotta allo zafferano su crema di sedano, propedeutico ad un menù degustazione di mare che si apre con gamberi rosa in marinata di agrumi e cardamomo con insalata di pesche, germogli e mandorle tostate: piatto interessante, probabilmente il migliore della serata, in cui la dolcezza del gambero e della pesca giocano con la profumata acidità della marinatura e la sapida croccantezza della mandorla tostata. Molto buono, anche se non da "gamella"......

Spiedo di tonno ai ferri con pappa al pomodoro, pesto di capperi e ricotta affumicata: piatto storico di Galeazzi, già in menù da Christy nel 2007, in questa versione con l'aggiunta di qualche grammo di ricotta affumicata col compito di dare sprint al piatto, altrimenti abbastanza, se non troppo, delicato. Buono anche questo, ma non indimenticabile.

Spaghetti alla chitarra in salsa di granchio con zucchine in fiore e calamaro grigliato: precisa la cottura della pasta, armonica la salsa al granchio e buoni i ciuffetti di calamaretto grigliato, usati però in quantità più decorative che altro; e anche per questo piatto vale il commento dello spiedo di tonno, buono ma non indimenticabile.

Discreto anche il trancio di baccalà in olio extravergine con crostone di pane inzuppato e pizzaiola estiva, reso morbidissimo da una cottura in olio extravergine a 60°.

Chiudiamo in bellezza con due validi dessert: Semifreddo alla liquirizia con composta di frutti di bosco e Zabaione ghiacciato con salsa ai fichi e frutta secca in abbinamento a quest'ultimo un calice di Moscato di Siracusa Aulòs, di Blundo (72/100, non uno di più, a 10,00 € al calice.........)

Piccola pasticceria (presente, ma veramente piccola....) e caffè chiudono la cena.

Alcune personali considerazioni: l'ambiente lussuoso, il servizio impeccabile e la cucina rassicurante e senza sbavature sembrano cuciti addosso ad una ricca clientela internazionale, interessata a trascorrere il tempo a tavola discutendo di affari, senza alcuna interferenza di natura enogastronomica; lo conferma anche il fatto che, nel paio d'ore trascorse all'interno del ristorante gli unici altri tavoli occupati, due per la precisione, hanno visto rapidamente passare una coppia anglo-sassone e quattro uomini di lingua araba, tutti ospiti dell'Hotel.

Peccato, perchè sento che la cucina potrebbe dare di più ma sembra limitata a rimanere nel suo angolo, senza rischiare di distrarre l'avventore, sicuramente impegnato in conversazioni di alta finanza.

C'è però da aggiungere che, come prima visita, abbiamo provato solo piatti di mare, e si sa quanto gli Chef marchigiani (Uliassi in primis, ma anche Cammerucci, Pompili e lo stesso Galeazzi) diano il meglio con la carne e la cacciagione: lo stesso Galeazzi, da Christy, ci deliziò con delle ottime mezzelune di faraona e una mitica coscia di coniglio farcita di animelle e arachidi. Considerando il fatto che dai primi di Novembre il menù cambierà, si renderà necessaria un'ulteriore visita, questa volta incentrata sui piatti terricoli, per confermare o meno queste prime impressioni.

Per concludere: menù degustazione pesce, tre portate più dessert a scelta dalla carta (...e amouse-bouche e piccola pasticceria) a 50,00€....Oscar qualità prezzo....Ci sono trattorie sui colli bolognesi dove si mangia peggio a prezzi superiori.....

Ma ci sono anche trattorie sui colli bolognesi che hanno carte dei vini migliori........


Grand Hotel Majestic "Già Baglioni" - www.duetorrihotels.com
Via Indipendenza, 8 - 40121 Bologna, Italia - tel: +39 051 225445


lunedì 17 ottobre 2011

Agape di Ottobre, Trattoria Amerigo, Savigno (BO)

Per una volta lasciamo riposare il nostro pulmino salva patenti e, in una fresca serata autunnale ci rechiamo con i nostri mezzi in quel di Savigno, alla Trattoria Amerigo.
Sgombriamo subito il campo da possibili equivoci: trattoria solo nel nome, in pratica si tratta di un vero e proprio ristorante, forse rustico negli arredi, ma comunque impreziosito dalla stella Michelin.
Tartufi, Savigno ed Amerigo nella mente dei gastronomi bolognesi sono diventati nomi indissolubilmente legati tra loro e, sebbene l'offerta gastronomica si mantenga su alti livelli per tutto il corso dell'anno, è forse l'autunno il momento migliore per goderne la cucina, arricchita in questa stagione dal prezioso tubero.
In realtà l'andamento climatico di questo caldo e secco autunno ha limitato la presenza del tartufo sulla nostra tavola, presente solo in un'unica, deliziosa portata.
Veniamo quindi ai piatti, e ai vini. che la nostra coppia di cucina ha imbandito per quest'Agape di Ottobre: Tigella con gelato di Parmigiano all'aceto balsamico tradizionale di Modena, un'apertura classica di Amerigo, un tris d'assi del territorio Modenese (il cui confine è a pochi chilometri) e al tempo stesso un divertente gioco di temperatura e consistenze. In abbinamento Cà Novina 2006 Metodo Classico di Maurizio Vallona: intendiamoci, non siamo a Reims, e nemmeno a Trento o a Erbusco, però a mio avviso questa è la bollicina migliore fino ad oggi prodotta sui colli bolognesi.
Animelle dorate, patate al rosmarino e funghi galletti, piatto che dimostra ulteriormente quanto Amerigo sia molto più vicino ad un ristorante che ad una trattoria: profumato e molto delicato, forse troppo, magari qualche grammo in più di sale avrebbe nociuto alla nostra pressione arteriosa ma sicuramente avrebbe dato più sprint al piatto. Dalla cantina, in abbinamento alle animelle, Langhe Bianco Hèrzu 2009, interessante Riesling renano in purezza prodotto da Germano, a Serralunga d'Alba, in terra di grandi Baroli, con un naso caratteristico di pietra focaia, minerale e fresco in bocca, secondo alcuni però sporcato da un eccesso di solforosa (!).....
Caramelle di zucca col condimento Amerigo: tipica pasta ripiena autunnale, in questa versione l'amaretto (componente dolce e croccante dei tortelli mantovani) viene sostituito dalle scaglie di mandorle, che aggiungono croccantezza alla pasta ripiena, invece rimando ai commenti, se qualcuno dei presenti se la ricorda, la composizione esatta del condimento Amerigo....piatto comunque molto buono ma sconsigliato a chi odia la zucca.......In abbinamento, anche cromatico, un delizioso bianco macerato dal Veneto Bucciato 2006 di Cà Rugate, da uve garganega 100%, fermentato a contatto con le bucce risulta di un bel giallo dorato carico, naso di frutta matura e morbido in bocca: particolare e riuscito abbinamento con le caramelle di zucca.
Rimaniamo sempre ancorati alla tradizione con la Lasagna verde al forno con ragù di selvaggina, giustamente scarse di besciamella, risultavano però anche queste leggermente scarse di sale, e la mancanza della caratteristica crosticina croccante accentuava la carenza di sapidità...
Sugli scudi invece il vino in abbinamento: Carema 2006, della Cantina produttori di Nebbiolo di Carema, un sentito ringraziamento al Gran Maestro d'Anfora per averci proposto questo elegante Nebbiolo, perfettamente bilanciato tra legno e frutto, con aromi terziari già in bell'evidenza....è un po' che non dò voti, ma questo, secondo me vale un 90-91/100.....
Stesso vino anche con il piatto successivo: Bosco e sottobosco più che il titolo di un piatto si è trattato di un escamotage per lasciare carta bianca alla cucina: vista la stagione avara di funghi e tartufi di qualità si è pensato di inserire in menù un titolo che potesse permettere alla cucina di inserire un piatto costruito, anche all'ultimo momento, con quello che di meglio si poteva trovare sul mercato. E il risultato è stato notevole: un'uovo in camicia (Parisi?) contenuto in una cocotte in ceramica, ricoperto di lamelle di tartufo bianco e con all'interno il suo tuorlo ancora liquido....
estrema semplicità impreziosita da un tartufo di notevole qualità....bravi!
Chiudiamo la sequenza dei piatti prima del dessert con il Maialino brado di razza mora in cotture differenziate con tortino di cipollotto gratinato, altro buon piatto, per stomaci forti, in cui la componente grassa domina il tutto e viene solo parzialmente addolcita dall'ottimo tortino di cipolle, per fortuna ci viene in soccorso l'acidità di un notevole rosso del Casertano: Sabbie di sopra il bosco 2008 di Nanni Copè, da uve Pallagrello nero con piccole aggiunte di Aglianico e Casavecchia, ottimo rosso dai tannini setosi e da una lunghissima persistenza, con un'acidità ideale per essere abbinato al Maialino....bell'abbinamento, rinnovo i miei complimenti alla coppia di cucina.....
Pre-dessert con gelato di crema d'altri tempi, grasso e tuorloso, ricorda da vicino il mitico gelato alla crema dell'ex-ristorante Biagi alla rotonda di Casalecchio di Reno (...e detto tra noi non sfigura nemmeno davanti al tanto osannato gelato alla crema di Philippe Leveillè del Miramonti l'Altro)
Al dessert, una particolarissima e buonissima panna cotta di castagne, viene abbinata un Albana passita Senza Paura di Giovannini, buona per la tipologia ma non trascendentale.
In conclusione, una conferma per un indirizzo che rimane tra i più validi della nostra provincia, e forse il posto migliore in cui viene esaltato il connubio tra tradizione e alta qualità, sia della cucina che della materia prima usata.

Trattoria da Amerigo
Via Guglielmo Marconi 14-16
40060 Savigno (Bo)
051 670 8326
www.amerigo1934.it