Blog di discussione su enogastronomia per chi, come la Confraternita delle Franche Forchette, è sempre alla ricerca della sublimazione della tavola in tutte le sue declinazioni: cucina, vino e sala.



mercoledì 10 maggio 2017

Agape di Aprile: Ristorante Aqua Crua, Barbarano Vicentino (VI)



Agape di Aprile: coup de coeur.

Un colpo di fulmine. Non è stata la prima volta, e probabilmente non sarà l'ultima, ma di sicuro non accade spesso. 

 

Onore quindi alla nostra coppia di cucina, che seleziona i locali, li prova per noi in anteprima e costruisce i menu e gli abbinamenti. Onore più grande però, a chi quei piatti li ha cucinati, a chi ha assemblato la cantina e anche alla sala, che ha contribuito a questa magnifica esperienza. 

E' anche vero che Giuliano Baldessari non è il classico Carneade: una carriera che ha visto tappe significative come  Aimo e Nadia,  Marc Veyrat e  Massimiliano Alajmo poteva far presagire un'esperienza di alto livello, ma qui siamo andati oltre.







Partiamo con il racconto dall'inizio: una fresca serata primaverile ci accoglie alla partenza da Bologna, gli auspici non sono dei migliori, con il nostro pulmino subito bloccato dal traffico della tangenziale per quasi un'ora. Fortunatamente la lungimiranza del Gran Maestro, avendo predisposto la partenza ben prima del necessario, ci farà comunque arrivare in perfetto orario, con un viaggio tutto sommato più comodo del previsto.



Trespolo di benvenuto
Si brinda subito alla nostra, e alla memoria di chi non siede più a tavola con noi, con uno champagne bello affilato, il Brut Nature di Christophe Mignon. Divertente e buonissimo il trespolo aperitivo con un hamburger vegetale, una finta bresaola e un Rocher con cuore di curry (da standing ovation). 

Rigatone con ragu di coniglio

Ancora bontà e divertissement con un secondo amuse bouche: un falso rigatone (di sedano rapa) con ragu di coniglio.
Mentre nei calici ci arriva un voluttuoso Chenin blanc, il Savennieres Roche aux Moines 2010, il menu vero e proprio si apre con l'illusione: Mozzarella di bufala riempita con acqua di pomodoro e capperi.


L'illusione

L'essenza della tradizione mediterranea in un boccone sorprendente: peccato solo che la grassezza dello Chenin si erga a protagonista mascherando in parte la deliziosa vena acida del piatto.
Si prosegue con il Tamarindo, un trancio di centrofolo (pesce conosciuto anche come Mupa) con intriganti note speziate di tamarindo e liquirizia. Insiste sulla Loira il Maestro d'Anfora, con lo Chenin più blasonato: Clos de la Coulée de Serrant 2009, e questa volta sono fuochi d'artificio.




Il Tamarindo





Le scelte della coppia di cucina hanno messo a dura prova la capacità della sala: ad ogni piatto del menu è stato abbinato un vino diverso, e in un tavolo imperiale con 10 persone sarebbe stato veniale qualche piccolo ritardo nella sostituzione dei calici, nel timing della sequenza vino-piatto o nel cambio delle posate: ed invece, per tutta la durata della lunga cena, nemmeno una piccola defaillance. 
Il servizio, sempre presente e sorridente, ha funzionato come un meccanismo perfettamente oliato e rodato. Grazie ancora ragazzi.
Proseguiamo con il piatto che forse ha ricevuto più consensi: Lo spaghetto.


Lo spaghetto

Spaghetto Mancini, di consistenza esemplare, con Kefir e alghe. Ecco, di questo ne vorremmo una porzione come quella che si mangia Alberto Sordi nella celeberrima scena di "Un Americano a Roma". Tanto buono anche il vino in abbinamento, un moscato di Alessandria con una macerazione non troppo spinta, che mantiene un fantastico naso varietale e speziato ed una bocca freschissima: Cuvée Alexandria 2015 del Domaine Matassa (Cote Catalanes).
E poi il Risotto: con plancton e artemisia, dalle fresche note di zenzero. Va da sè che la golosità ha avuto il sopravvento e la fotografia di questo piatto è passata allegramente in secondo piano! 
Anche sul risotto la scelta del Maestro d'Anfora si mantiene Oltralpe, con il Jurancon sec Mantoulan blanc 2011, un ottimo Petit Manseng di Clos Lapeyre.
A seguire un superbo Agnello, dalla cottura millimetrica, con spuma di patate al levistico.


L'Agnello

Il riflesso degli archetti che dipingono di rosso il fondo del calice sono quelli dell'ottimo Dolcetto San Fereolo 2007. Forse il miglior rappresentante della sua denominazione.
Dopo l'agnello ci concediamo una pausa rinfrescante (considerando che nel menu stabilito dal Gran Credenziere ci aspettano ancora due dessert) con un piacevolissimo sorbetto al frutto della passione con curcuma e zenzero.


Sorbetto curcuma e zenzero

Finito il sorbetto, nei calici ci arriva un sorprendente Moscato Cà d'Gal Vigna Vecchia 2007, incredibilmente giovane, con una vivace carbonica a sostenere una affascinante complessità. Bellissima bottiglia che dimostra come anche le vigne di moscato d'Asti, se ben lavorate, possono dare vini dalla longevità sorprendente.


Crema carbonizzata

Il primo dei dessert é una Crema carbonizzata (ovvero con carbone vegetale): piatto intellettuale, intrigante, che ha diviso i giudizi del tavolo tra entusiastici e sufficienti. Dolce che non fa della golosità il suo punto di forza, ma ti trascina in un percorso in cui si susseguono note acide, dolci, amare, aromatiche... Ottimo preambolo al secondo dessert, un superbo e vaporoso Soufflé.


Il Soufflé
Dulcis in fundo, una sorpresa dalla cucina: una fenomenale Colomba appena sfornata, ancora calda e di una sofficità imbarazzante, ottima scusa per stappare un'altra bottiglia di Moscato 2007.


La Colomba

Ca va sans dire che questo susseguirsi di emozioni durante tutta la serata non poteva che concludersi con il nostro massimo ringraziamento tributato a tutti gli artefici di questa magnifica cena: Gran Clangor quindi a Giuliano Baldessari e a tutto il personale dell'Aqua Crua, un ristorante che, come si suol dire, gioca in un altro campionato. 
Ma soprattutto, un ristorante che da oggi si è ritagliato un pezzettino del nostro cuore.





Aqua Crua
Piazza Calcalusso, 11 
36021 Barbarano Vicentino (VI)
Tel. 0444 776096














lunedì 17 aprile 2017

Agape di Marzo: Ristorante Il grano di Pepe, Ravarino (MO)




Agape di Marzo: ritorniamo da Rino Duca, e questa volta con le Signore...

Dopo nemmeno un anno dalla precedente esperienza che si concluse con un meritatissimo Gran Clangor (Qui) , torniamo nell'accogliente ristorante di Ravarino in compagnia delle signore, per celebrare un'Agape Gentile eccezionalmente imbandita nel mese di Marzo anzichè in Febbraio come da consueta tradizione.
Della precedente esperienza ci rimase il ricordo dell'anima siciliana che si percepiva in molti piatti, anima plasmata con le esperienze e con i prodotti di questo territorio. Ancora una volta abbiamo viaggiato senza alzarci dal tavolo, cominciando da una passeggiata tra i banchi della Vucciria addentando Pane e Panelle

Pane e Panelle (foto di repertorio)

Il vino d'apertura è un vino semplice, di quelli che si possono bere nel bicchiere di carta passeggiando tra i banchi del mercato in una tiepida mattina primaverile, l'ortrugo Lubigo di Croci, piacevolissimo nella sua semplicità.
Continuiamo a viaggiare nei porti del mediterraneo con un piatto originario della cucina Catalana, che con la dominazione spagnola contaminò le cucine di Sicilia e Sardegna, la Catalana di seppia. Seppia però, non aragosta o astice, tradizionalmente riservate alle tavole dei signori.

Catalana di seppia

Il Grillo Verde 2015, di Dos Tierras Badalucco, blend di Grillo e Verdejo con una macerazione di circa una settimana sulle bucce, è un vino dalla forte contaminazione spagnola, con un 50% di maternità iberica sia per quanto riguarda la proprietà dell'azienda sia nella composizione dell'uvaggio. Buonissimo nella sua irruente sapidità ed entusiasmante nell'abbinamento con la catalana di seppia.


Ci sono gli agrumi e c'è la nobiltà del gambero rosso crudo nel prossimo piatto, un piatto di crudo che ci è piaciuto moltissimo: Gambero e agrumi. In abbinamento sempre il Grrillo Verde 2015.

Gambero e agrumi

La freschezza è dominante nel prossimo piatto, un piatto che, seppur leggermente diverso, inserimmo in menu anche lo scorso anno; un piatto che momentaneamente abbandona la sicilia per evocare ricordi di esperienze passate nella cucina di Enrico Crippa; un piatto che, comunque, vorrei mangiare anche la prossima volta.

Minestrone e fiori

Difficile l'abbinamento con questo piatto. Lodevole il tentativo del Maestro d'Anfora di tamponare l'acidità andandola a contrastare con la morbidezza: Alsace Riesling Muenchberg Gran Cru 2013, Domaine Julien Meyer.



Morbidezza alcolica, dato che il residuo zuccherino è stato tirato quasi a zero, tanti agrumi, mela golden matura, ma anche pietra focaia ed idrocarburi in questo grasso Riesling alsaziano. Vino in realtà inserito in menu più per confrontarsi con il piatto successivo: Autunno in Sorbara.

Autunno in Sorbara
Morbidezza e voluttuosità: zucca, parmigiano e funghi riempiono una patata, mentre un grappolo di mosto cotto di lambrusco decora il piatto. E che bello l'abbinamento con il Riesling alsaziano.
Dopo questa divagazione nel territorio ritorniamo a viaggiare nel mediterraneo con la Zuppa di pesce tra Palermo e Marsiglia.



L'anno scorso mangiammo questo piatto con la triglia alla griglia, in questa versione invece, sempre servita asciutta e poi irrorata con una bouillabaisse bollente, ci sono le fette di sgombro crudo che si muovono e si contorcono a causa del calore, che allo stesso tempo scioglie il formaggio piacentinu ennese ed ammorbidisce il crostino. Irrinunciabili le zeste di agrumi candite. Chapeau!!
Che ci abbiniamo? Abbiamo pesce crudo, aromaticità e dolcezza degli agrumi, sapidità e struttura del formaggio... Si rimane in Sicilia, Zibibbo in Pithos 2014 di COS



Piuttosto spiazzante, macerato ed anforato; ad una lieve volatile e accenni di ossidazione, si contrappone un naso esplosivo, con iniziali note erbacee e di the verde che evolvono in mandarino dolce, arancia candita, pesca gialla. in bocca scorre fresco e sapido, praticamente secco, con una chiusura repentina che invoglia al sorso successivo. Impagabile sulla zuppa di pesce.
Manteniamo questo vino anche sul piatto successivo: Tonno al ricordo di Palermo. Ancora rimembranze siciliane con questa portata che il Gran Credenziere ci ripropone dal menu della volta scorsa, seppur modificato nella componente vegetale.


Tonno al ricordo di Palermo

Capita sovente che la golosità del Credenziere, all'atto di comporre il menu, indugi su due dessert: dal momento che sarebbe un vero peccato rinunciare al piacere di uno dei due, capita quindi sovente che nel finale del menu, anche se già piuttosto impegnativo, troviamo due dessert. Come successe sempre qui anche l'anno scorso, abbiamo il suo fantastico Cannolo Siciliano, in versione con sorbetto alla mandorla e cappero al bergamotto.



E, a seguire, quel fantastico dessert che è La cassata è un drappeggio



E l'abbinamento non poteva prescindere dal sole e dalla dolce,ossidativa sapidità del vino che più di tutti rispecchia la storia enologica della Sicilia. Il Marsala. In questo caso Il Vecchio Samperi di Marco de Bartoli.

Piccola pasticceria

Concludiamo questo viaggio virtuale con una piacevole piccola pasticceria, che chiude una lunga Agape, i cui tempi, naturalmente solo per colpa di che ha costruito un menu con numerose portate intervallate da tanti vini diversi, si sono assai dilatati.
Resta invece un punto di riferimento, un faro nella bassa, la cucina emozionale di Rino Duca, che ancora una volta ci ha trasmesso l'anima della Sicilia facendoci viaggiare virtualmente.
A questo proposito un viaggio, questa volta reale, in Sicilia, è già programmato per metà Maggio, dove in pochi giorni cercheremo di sederci sulle migliori tavole ed immergerci nelle migliori produzioni dell'isola. Nel frattempo, subito dopo Pasqua, ci attende una trasferta nel Vicentino, a provare la cucina di un ex giovane emergente, ormai già parecchio affermato.





Osteria Il grano di pepe. Via Roma 178. Ravarino (Modena). Tel. 059 905529        




domenica 12 marzo 2017

Agape di Febbraio: Antica Osteria del Mirasole





Agape di Febbraio: novantacinque e non sentirli.



E' di qualche giorno la notizia che Giuseppe Ottaviani, un arzillo centenario marchigiano, ha stabilito il nuovo primato mondiale di salto in lungo, ovviamente per la sua categoria, con la ragguardevole misura di un metro e sedici centimetri; credo che la sua prestigiosa prestazione atletica possa essere paragonata, e finanche oscurata, dal 95enne Gigi Bazzoli, di San Giovanni in Persiceto, che alla sua non più tenera età, non solo riesce a partecipare, saltuariamente, alle nostre Agapi, ma nelle discipline di sollevamento calici e maratona culinaria si mette alle spalle atleti ben più giovani e prestanti.
Sicuramente Feuerbach non sbagliava affermando che noi siamo ciò che mangiamo, il nostro Gigi infatti, con un' ultrasessantennale esperienza nei migliori ristoranti italiani, ha sicuramente temprato il suo fisico con le migliori materie prime. Ricordo anche, ai nostri quattro lettori, che fu proprio il Nostro, 45 anni orsono, a fondare la Confraternita delle Franche Forchette proprio in quel di San Giovanni.
E quest'Agape di Febbraio non poteva che essere dedicata a lui, imbandita nel giorno successivo a quello del suo 95esimo genetliaco.

Auguri Gigi...

"Nel costruire il menu dell'Agape mi sono sentito come Rumenigge nell'area della Cavese."
Con questa metafora calcistica il Credenziere ci ha trasmesso la facilità con cui ha potuto comporre il menu, scegliendo da una carta che durante la prova non ha presentato piatti meno che eccellenti. La sua linea scelta, per quest'Agape, è stata quella di prediligere tagli minori e piatti di recupero, e Franco Cimini, che nell'occasione ci sopportava per la ventesima volta (a sua memoria... Secondo noi sono state di più) li ha eseguiti alla perfezione.
Titubante invece il Gran maestro d'Anfora, probabilmente in ansia da prestazione dopo le ultime non felicissime uscite, che ha cercato in fantomatiche lacune della carta dei vini, eventuali giustificazioni al suo operato. Invece, malgrado scelte piuttosto conservative (invero anche dettate dalla carta) abbiamo goduto di eccellenti abbinamenti.
Menzione d'obbligo anche alla sala, che con la Signora Anna ci ha accudito anche oltre il dovuto. 
Brindisi d'inizio, ovviamente al nostro Tetrarca Precursore, Con il Brut 2005 Rosé Antique di Casa Caterina, che con le sue note scomposte ed fievolmente evolute, ma anche tanto complesse, ci affascina sempre. 
Sempre il vino di Aurelio Del Bono viene mantenuto sul primo piatto: Cervella al vapore al profumo di limone.

Cervella al vapore al profumo di limone

Morbide e profumate, con una cremosità che ricorda, anche nei sapori, il midollo dell'ossobuco: malgrado l'aspetto abbia suscitato qualche titubanza e citazioni cinematografiche (da Hannibal Lecter ad Indiana Jones ed il tempio maledetto), tutti abbiamo spazzolato i piatti fino all'ultima briciola di tessuto nervoso.

Passiamo adesso ad un taglio minore che ci ha conquistato per la sua bontà, il collo di bue sulle braci a legna. Saranno forse stati i 76 giorni di frollatura oppure l'opera sapiente di Franco Cimini nella preparazione e nella cottura di questo taglio povero: sta di fatto che raramente abbiamo trovato una carne così tenera, succulenta e saporita.




Collo di bue sulle braci a legna

L'abbinamento proposto, la Barbera d'Alba 2015 di Massolino, ha convinto tutti tranne il Maestro d'Anfora che è parso dubbioso sull'abbinamento da lui stesso proposto, ritenendo il vino piuttosto carente di acidità.

La piacevolissima Barbera di Massolino ci accompagnerà anche sui due piatti successivi, a cominciare da un reperto gastronomico locale: la Zuppa del contado persicetano. 


Zuppa del contado persicetano

Questo piatto è una versione rinforzata della tradizionale zuppa imperiale: avanzi di lesso, mortadella e prosciutto arricchiscono di sostanza, calorie e straripante bontà un piatto di per se già ottimo.
A seguire, quello che è ormai il piatto simbolo del Mirasole, le tagliatelle all'antico ragù del cortile, con interiora di pollo, creste ed uova embrionali.


Tagliatelle all'antico ragù di cortile

E, sinceramente, anche su questo piatto la Barbera di Massolino faceva la sua degna figura.

Andando a memoria, è già da parecchio tempo che la toscana "classica" manca dai nostri calici, e per classica non intendo le chicche del Giglio o del Mugello, o le produzioni biodinamiche di Valgiano e Querciabella, ma le icone degli anni 80 e 90, i sangiovesoni barricati accompagnati o meno dai vitigni internazionali. 
In quest'ottica, dal momento che la consistenza dei piatti si fa via via più corposa, il Maestro d'Anfora ci propone il Fontalloro 2011 di Felsina: Che dire... il legno c'è e si sente tutto, il corpo scalpita ed un tannino giovane ed esuberante si amalgama bene al piatto messo in lista dal Credenziere: Cuore di vacca vecchia e brandy di villa Zarri.


Cuore di vacca vecchia e brandy di Villa Zarri

Rimanendo sempre nel solco del quinto quarto, il menu prosegue con il Mazzafegato, una succulenta e saporita salsiccia di fegato e peperoncino che ci viene servita con un purè di patate cotte sotto la cenere.



Mazzafegato

Abbinamento quasi perfetto e sinanche didattico con il giovane Fontalloro, vino comunque che necessita di almeno una decina d'anni di riposo in cantina per liberarsi da spigoli giovanili ancora sopra le righe.

Ed infine il dessert: una classica Millefoglie, presentata al tavolo intera con l'immancabile candelina. 


Millefoglie

Sempre Toscana, sempre Felsina, per un buon Vin Santo 2003 che, malgrado la sensazione, non sovrasta la millefoglie ricca in zabaione. 

E così, giunti alla fin della tenzone, si è materializzato un Gran Clangor probabilmente inaspettato ma ampiamente meritato per la sequenza di piatti buonissimi, per gli abbinamenti più che soddisfacenti e per le attenzioni che la sala ci ha riservato. E perchè Gigi se lo meritava... Un applauso quindi a Franco, a tutta la brigata del Mirasole e a Gigi, che riuscendo a finire quasi tutti i piatti del menu, ha festeggiato il suo compleanno con un Gran Clangor.


Piccola pasticceria  :-D

E adesso, in attesa della monumentale Agape per festeggiare il centenario di Gigi, la nostra coppia di cucina è già in azione, sempre sul nostro territorio per il quinto mese consecutivo (Poggi, Marconi, Lumira, Mirasole...), ad insistere sul lembo di terra che separa Modena da Bologna, da uno Chef che lo scorso anno ci stupì con un Gran Clangor inaspettato: Rino Duca del Grano di Pepe a Ravarino. Dal momento che semel in anno licet insanire, la prossima Agape ci vedrà anche accompagnati dalle nostre signore... E poi via, per una serie di trasferte che ci vedranno anche aviotrasportati alla scoperta dei più reconditi stellati dello stivale. 
Quattro lettori... Stay tuned.




Antica Osteria del Mirasole | San Giovanni in Persiceto (BO) | via Giacomo Matteotti, 17 | tel. 051.821273 






sabato 18 febbraio 2017

Agape di Gennaio: Ristorante La Lumira, Castelfranco Emilia (MO)





Agape di Gennaio: Life on Mars? 


Se lo chiedeva David Bowie, poliedrico artista che vantava una più che vaga somiglianza con lo chef Carlo Alberto Borsarini, a sua volta fan del cantante britannico tanto da dedicargli il dessert che ha concluso la nostra interessante e divertente esperienza in quella terra di mezzo che è Castelfranco Emilia. 
Siamo in un territorio in cui il dialetto bolognese si muove già con spiccate cadenze modenesi e, se lo Stato ne assegna la giurisdizione a Modena, la Chiesa ne rivendica l'appartenenza alla curia bolognese. 
Siamo in un territorio dove, per compiacere sia Modena che Bologna, con una salomonica decisione si è posta l'origine del tortellino.
C'è vita su marte? Francamente la NASA ne sta ancora cercando le tracce, ma qui, nel centro della terra di mezzo, alla Lumira, la vita c'è, ed è florida e spumeggiante.
Il merito è di Carlo Alberto Borsarini, un cuoco che pensa (cit.) e che sa tradurre la tradizione, esaltandola e rendendola, se possibile, anche divertente.
Alcune defezioni dell'ultima ora purtroppo assottigliano il numero dei partecipanti, malgrado ciò il servizio nei nostri confronti, nelle sapienti mani di Marco Giannotti,  è stato oltremodo preciso e premuroso per tutta la serata.
Brindisi d'apertura con il Ca Besina 2006, un ottimo metodo classico a base spergola dell'az. Casali di Scandiano, che accompagna il Conchiglione ripieno (con il ripieno dei tortellini e spuma di porcini)


Conchiglione ripieno
A seguire una Crema di cardi, impreziosita da scaglie di Shropshire blue e da semi di zucca marinati in vino rosso.


Crema di cardi

La scelta del Maestro d'Anfora come abbinamento a questo piatto si spinge in Slovenia, con la Rebula 2013 di Sirk.

Stesso vino anche sul piatto successivo, una grandiosa interpretazione di Carlo Alberto Borsarini della Parmigiana di melanzane, la Parmigiana Reggiana.




Quasi commovente nella sua bontà il connubio tra la Parmigiana ed il ragù di prosciutto. Per noi è il classico piatto da gamella, e se la giocherà con il bollito per il titolo di piatto della serata.

Ci sorprende, positivamente, la scelta del Maestro d'Anfora riguardo al vino successivo: Moscato bianco Salipetrj 2015, un macerato siciliano (az. Armosia, Scicli) con i nitidi profumi primari del vitigno in evidenza, arricchiti da note di miele e albicocca. Una bocca inaspettatamente secca, fresca e leggermente tannica rende piacevolissima la bevuta. eccellente anche il piatto, i Tortelloni di lumache, che lo chef riesuma da una tradizione ormai a rischio di estinzione.



Tortelloni di lumache

Non ci ha convinto invece l'abbinamento azzardato tra queste due eccellenze, la cui colpa va esclusivamente ricercata, ovviamente, nella temeraria scelta del Maestro d'Anfora.
Rimaniamo nel solco della tradizione, questa volta senza scelte estemporanee, con la successiva accoppiata cibo-vino: le ormai celebri Tagliatelle Lumira, dalla classica sfoglia all'ortica con il ragù tradizionale ed i piselli, che si sposano perfettamente con il Lambrusco Grasparossa Federico, dell'az. Cavaliera di Castelvetro.




Tagliatelle Lumira




E se tradizione deve essere, che lo sia fino in fondo con questo buonissimo piatto di bollito 



Il Bollito
Tagli classici e salse tradizionali, con la divertente deroga della luganega di polpettone, serviti a cottura e temperatura esemplare, e soprattutto in generosa porzione, cosa a noi sempre gradita. Tenta di svincolarsi ancora dalla tradizione il Maestro d'Anfora, ma questa volta viene legittimato dalla piacevolezza del risultato: ci sta davvero bene la Freisa Chila 2015 di Ferdinando Principiano. 
E per finire, ecco il dessert dedicato a David Bowie, il Life on Mars, in cui compare una doppia citazione: in primis al celebre snack di cui riprende la forma e parte degli ingredienti, in secondo luogo la saetta bicolore, emblema dell'artista inglese autore dell'omonimo brano  Life On Mars 

Life On Mars



Matrimonio d'amore con il Brandy alle ciliege di Villa Zarri, vera eccellenza del nostro territorio: abbinamento riuscitissimo che riscatta in parte lo scivolone del Maestro d'Anfora con il moscato macerato (peraltro buonissimo) sui tortelloni di lumache.

In conclusione piacevolissima serata, precisa nei tempi e perfetta nel servizio, che ci ha visto per la prima volta, in veste ufficiale, in questo ristorante, dove la tradizione non è sbandierata ma è pensata con intelligenza. Bravo Carlo Alberto Borsarini, buona la prima!
E la prossima? Sempre tradizione e cucina di sostanza da un cuoco che invece ci dovrà sopportare per la ventennesima volta: Franco Cimini...




Ristorante La Lumira
V. Martiri 74
Castelfranco Emilia (MO)
T. 059 926550