Blog di discussione su enogastronomia per chi, come la Confraternita delle Franche Forchette, è sempre alla ricerca della sublimazione della tavola in tutte le sue declinazioni: cucina, vino e sala.



domenica 12 marzo 2017

Agape di Febbraio: Antica Osteria del Mirasole





Agape di Febbraio: novantacinque e non sentirli.



E' di qualche giorno la notizia che Giuseppe Ottaviani, un arzillo centenario marchigiano, ha stabilito il nuovo primato mondiale di salto in lungo, ovviamente per la sua categoria, con la ragguardevole misura di un metro e sedici centimetri; credo che la sua prestigiosa prestazione atletica possa essere paragonata, e finanche oscurata, dal 95enne Gigi Bazzoli, di San Giovanni in Persiceto, che alla sua non più tenera età, non solo riesce a partecipare, saltuariamente, alle nostre Agapi, ma nelle discipline di sollevamento calici e maratona culinaria si mette alle spalle atleti ben più giovani e prestanti.
Sicuramente Feuerbach non sbagliava affermando che noi siamo ciò che mangiamo, il nostro Gigi infatti, con un' ultrasessantennale esperienza nei migliori ristoranti italiani, ha sicuramente temprato il suo fisico con le migliori materie prime. Ricordo anche, ai nostri quattro lettori, che fu proprio il Nostro, 45 anni orsono, a fondare la Confraternita delle Franche Forchette proprio in quel di San Giovanni.
E quest'Agape di Febbraio non poteva che essere dedicata a lui, imbandita nel giorno successivo a quello del suo 95esimo genetliaco.

Auguri Gigi...

"Nel costruire il menu dell'Agape mi sono sentito come Rumenigge nell'area della Cavese."
Con questa metafora calcistica il Credenziere ci ha trasmesso la facilità con cui ha potuto comporre il menu, scegliendo da una carta che durante la prova non ha presentato piatti meno che eccellenti. La sua linea scelta, per quest'Agape, è stata quella di prediligere tagli minori e piatti di recupero, e Franco Cimini, che nell'occasione ci sopportava per la ventesima volta (a sua memoria... Secondo noi sono state di più) li ha eseguiti alla perfezione.
Titubante invece il Gran maestro d'Anfora, probabilmente in ansia da prestazione dopo le ultime non felicissime uscite, che ha cercato in fantomatiche lacune della carta dei vini, eventuali giustificazioni al suo operato. Invece, malgrado scelte piuttosto conservative (invero anche dettate dalla carta) abbiamo goduto di eccellenti abbinamenti.
Menzione d'obbligo anche alla sala, che con la Signora Anna ci ha accudito anche oltre il dovuto. 
Brindisi d'inizio, ovviamente al nostro Tetrarca Precursore, Con il Brut 2005 Rosé Antique di Casa Caterina, che con le sue note scomposte ed fievolmente evolute, ma anche tanto complesse, ci affascina sempre. 
Sempre il vino di Aurelio Del Bono viene mantenuto sul primo piatto: Cervella al vapore al profumo di limone.

Cervella al vapore al profumo di limone

Morbide e profumate, con una cremosità che ricorda, anche nei sapori, il midollo dell'ossobuco: malgrado l'aspetto abbia suscitato qualche titubanza e citazioni cinematografiche (da Hannibal Lecter ad Indiana Jones ed il tempio maledetto), tutti abbiamo spazzolato i piatti fino all'ultima briciola di tessuto nervoso.

Passiamo adesso ad un taglio minore che ci ha conquistato per la sua bontà, il collo di bue sulle braci a legna. Saranno forse stati i 76 giorni di frollatura oppure l'opera sapiente di Franco Cimini nella preparazione e nella cottura di questo taglio povero: sta di fatto che raramente abbiamo trovato una carne così tenera, succulenta e saporita.




Collo di bue sulle braci a legna

L'abbinamento proposto, la Barbera d'Alba 2015 di Massolino, ha convinto tutti tranne il Maestro d'Anfora che è parso dubbioso sull'abbinamento da lui stesso proposto, ritenendo il vino piuttosto carente di acidità.

La piacevolissima Barbera di Massolino ci accompagnerà anche sui due piatti successivi, a cominciare da un reperto gastronomico locale: la Zuppa del contado persicetano. 


Zuppa del contado persicetano

Questo piatto è una versione rinforzata della tradizionale zuppa imperiale: avanzi di lesso, mortadella e prosciutto arricchiscono di sostanza, calorie e straripante bontà un piatto di per se già ottimo.
A seguire, quello che è ormai il piatto simbolo del Mirasole, le tagliatelle all'antico ragù del cortile, con interiora di pollo, creste ed uova embrionali.


Tagliatelle all'antico ragù di cortile

E, sinceramente, anche su questo piatto la Barbera di Massolino faceva la sua degna figura.

Andando a memoria, è già da parecchio tempo che la toscana "classica" manca dai nostri calici, e per classica non intendo le chicche del Giglio o del Mugello, o le produzioni biodinamiche di Valgiano e Querciabella, ma le icone degli anni 80 e 90, i sangiovesoni barricati accompagnati o meno dai vitigni internazionali. 
In quest'ottica, dal momento che la consistenza dei piatti si fa via via più corposa, il Maestro d'Anfora ci propone il Fontalloro 2011 di Felsina: Che dire... il legno c'è e si sente tutto, il corpo scalpita ed un tannino giovane ed esuberante si amalgama bene al piatto messo in lista dal Credenziere: Cuore di vacca vecchia e brandy di villa Zarri.


Cuore di vacca vecchia e brandy di Villa Zarri

Rimanendo sempre nel solco del quinto quarto, il menu prosegue con il Mazzafegato, una succulenta e saporita salsiccia di fegato e peperoncino che ci viene servita con un purè di patate cotte sotto la cenere.



Mazzafegato

Abbinamento quasi perfetto e sinanche didattico con il giovane Fontalloro, vino comunque che necessita di almeno una decina d'anni di riposo in cantina per liberarsi da spigoli giovanili ancora sopra le righe.

Ed infine il dessert: una classica Millefoglie, presentata al tavolo intera con l'immancabile candelina. 


Millefoglie

Sempre Toscana, sempre Felsina, per un buon Vin Santo 2003 che, malgrado la sensazione, non sovrasta la millefoglie ricca in zabaione. 

E così, giunti alla fin della tenzone, si è materializzato un Gran Clangor probabilmente inaspettato ma ampiamente meritato per la sequenza di piatti buonissimi, per gli abbinamenti più che soddisfacenti e per le attenzioni che la sala ci ha riservato. E perchè Gigi se lo meritava... Un applauso quindi a Franco, a tutta la brigata del Mirasole e a Gigi, che riuscendo a finire quasi tutti i piatti del menu, ha festeggiato il suo compleanno con un Gran Clangor.


Piccola pasticceria  :-D

E adesso, in attesa della monumentale Agape per festeggiare il centenario di Gigi, la nostra coppia di cucina è già in azione, sempre sul nostro territorio per il quinto mese consecutivo (Poggi, Marconi, Lumira, Mirasole...), ad insistere sul lembo di terra che separa Modena da Bologna, da uno Chef che lo scorso anno ci stupì con un Gran Clangor inaspettato: Rino Duca del Grano di Pepe a Ravarino. Dal momento che semel in anno licet insanire, la prossima Agape ci vedrà anche accompagnati dalle nostre signore... E poi via, per una serie di trasferte che ci vedranno anche aviotrasportati alla scoperta dei più reconditi stellati dello stivale. 
Quattro lettori... Stay tuned.




Antica Osteria del Mirasole | San Giovanni in Persiceto (BO) | via Giacomo Matteotti, 17 | tel. 051.821273 






sabato 18 febbraio 2017

Agape di Gennaio: Ristorante La Lumira, Castelfranco Emilia (MO)





Agape di Gennaio: Life on Mars? 


Se lo chiedeva David Bowie, poliedrico artista che vantava una più che vaga somiglianza con lo chef Carlo Alberto Borsarini, a sua volta fan del cantante britannico tanto da dedicargli il dessert che ha concluso la nostra interessante e divertente esperienza in quella terra di mezzo che è Castelfranco Emilia. 
Siamo in un territorio in cui il dialetto bolognese si muove già con spiccate cadenze modenesi e, se lo Stato ne assegna la giurisdizione a Modena, la Chiesa ne rivendica l'appartenenza alla curia bolognese. 
Siamo in un territorio dove, per compiacere sia Modena che Bologna, con una salomonica decisione si è posta l'origine del tortellino.
C'è vita su marte? Francamente la NASA ne sta ancora cercando le tracce, ma qui, nel centro della terra di mezzo, alla Lumira, la vita c'è, ed è florida e spumeggiante.
Il merito è di Carlo Alberto Borsarini, un cuoco che pensa (cit.) e che sa tradurre la tradizione, esaltandola e rendendola, se possibile, anche divertente.
Alcune defezioni dell'ultima ora purtroppo assottigliano il numero dei partecipanti, malgrado ciò il servizio nei nostri confronti, nelle sapienti mani di Marco Giannotti,  è stato oltremodo preciso e premuroso per tutta la serata.
Brindisi d'apertura con il Ca Besina 2006, un ottimo metodo classico a base spergola dell'az. Casali di Scandiano, che accompagna il Conchiglione ripieno (con il ripieno dei tortellini e spuma di porcini)


Conchiglione ripieno
A seguire una Crema di cardi, impreziosita da scaglie di Shropshire blue e da semi di zucca marinati in vino rosso.


Crema di cardi

La scelta del Maestro d'Anfora come abbinamento a questo piatto si spinge in Slovenia, con la Rebula 2013 di Sirk.

Stesso vino anche sul piatto successivo, una grandiosa interpretazione di Carlo Alberto Borsarini della Parmigiana di melanzane, la Parmigiana Reggiana.




Quasi commovente nella sua bontà il connubio tra la Parmigiana ed il ragù di prosciutto. Per noi è il classico piatto da gamella, e se la giocherà con il bollito per il titolo di piatto della serata.

Ci sorprende, positivamente, la scelta del Maestro d'Anfora riguardo al vino successivo: Moscato bianco Salipetrj 2015, un macerato siciliano (az. Armosia, Scicli) con i nitidi profumi primari del vitigno in evidenza, arricchiti da note di miele e albicocca. Una bocca inaspettatamente secca, fresca e leggermente tannica rende piacevolissima la bevuta. eccellente anche il piatto, i Tortelloni di lumache, che lo chef riesuma da una tradizione ormai a rischio di estinzione.



Tortelloni di lumache

Non ci ha convinto invece l'abbinamento azzardato tra queste due eccellenze, la cui colpa va esclusivamente ricercata, ovviamente, nella temeraria scelta del Maestro d'Anfora.
Rimaniamo nel solco della tradizione, questa volta senza scelte estemporanee, con la successiva accoppiata cibo-vino: le ormai celebri Tagliatelle Lumira, dalla classica sfoglia all'ortica con il ragù tradizionale ed i piselli, che si sposano perfettamente con il Lambrusco Grasparossa Federico, dell'az. Cavaliera di Castelvetro.




Tagliatelle Lumira




E se tradizione deve essere, che lo sia fino in fondo con questo buonissimo piatto di bollito 



Il Bollito
Tagli classici e salse tradizionali, con la divertente deroga della luganega di polpettone, serviti a cottura e temperatura esemplare, e soprattutto in generosa porzione, cosa a noi sempre gradita. Tenta di svincolarsi ancora dalla tradizione il Maestro d'Anfora, ma questa volta viene legittimato dalla piacevolezza del risultato: ci sta davvero bene la Freisa Chila 2015 di Ferdinando Principiano. 
E per finire, ecco il dessert dedicato a David Bowie, il Life on Mars, in cui compare una doppia citazione: in primis al celebre snack di cui riprende la forma e parte degli ingredienti, in secondo luogo la saetta bicolore, emblema dell'artista inglese autore dell'omonimo brano  Life On Mars 

Life On Mars



Matrimonio d'amore con il Brandy alle ciliege di Villa Zarri, vera eccellenza del nostro territorio: abbinamento riuscitissimo che riscatta in parte lo scivolone del Maestro d'Anfora con il moscato macerato (peraltro buonissimo) sui tortelloni di lumache.

In conclusione piacevolissima serata, precisa nei tempi e perfetta nel servizio, che ci ha visto per la prima volta, in veste ufficiale, in questo ristorante, dove la tradizione non è sbandierata ma è pensata con intelligenza. Bravo Carlo Alberto Borsarini, buona la prima!
E la prossima? Sempre tradizione e cucina di sostanza da un cuoco che invece ci dovrà sopportare per la ventennesima volta: Franco Cimini...




Ristorante La Lumira
V. Martiri 74
Castelfranco Emilia (MO)
T. 059 926550











martedì 3 gennaio 2017

Agape di Dicembre: ristorante Marconi, Sasso Marconi (BO)



Agape di Dicembre: la cucina evocativa ed emozionale di Aurora.

Eccoci giunti all'ultimo incontro dell'anno, quello dell'Agape Luculliana, in cui durante il pranzo si stabiliscono, con elezioni a scrutinio segreto, i ruoli che condurranno la Confraternita per il 2017. Ad accoglierci, il "nostro" bellissimo tavolo imperiale con vetrata panoramica sulla cantina, che farà da sfondo al lungo pranzo che ci aspetta.
Prima di addentrarci nel dettaglio del nuovo menu di Aurora, anticipiamo subito che le cariche per l'anno entrante sono state tutte confermate, con in più il reintegro in Capitolo di una carica precedentemente accorpata. Confermata quindi la coppia di cucina che per tutto il 2017 dovrà impegnarsi ancora per la riuscita delle nostre Agapi.
Il disbrigo delle pratiche burocratiche (distribuzione delle schede, relazioni e relative votazioni) vengono comunque allietate da una squisita selezione di lievitati del forno Mollica e da un buonissimo Chenin ancestrale, il Fétembulles Les Vignes de l'Ange di J.P. Robinot, frutta tropicale e note mielose sostenute da un'acidità esuberante, non comune per questo vitigno. Questa ottima scelta del Maestro d'Anfora verrà mantenuta anche sui primi due piatti del nostro menu, che il gran Credenziere ha costruito essenzialmente sui nuovi piatti di Aurora.



Il pranzo si apre con l'ormai classico trittico che in questa versione comprende, dal basso: patate con polpo e prezzemolo, zucca con chutney di pomodoro verde e polpettina con maionese all'arancio. 
Delizioso anche un secondo amuse bouche: cannelloni di baccalà con salsa di pomodoro e prezzemolo
cannelloni di baccalà con salsa di pomodoro e prezzemolo

Il primo piatto del menu è un intrigante Cervo, cavolo nero, melograno, bacche di rosa canina e rape. 

Cervo, cavolo nero, melograno, bacche di rosa canina e rape

Fantastiche note selvatiche addomesticate da morbide dolcezze e da spigoli acidi. Piatto emozionale.
A seguire Capasanta, burro acido e alghe rosse.

Capasanta, burro acido e alghe rosse

Altro piatto stimolante in cui abbiamo morbide dolcezze affiancate dalla sapidità iodata dell'alga e dalla lieve nota acida del burro. Questi due primi piatti, come accennato prima, sono stati perfettamente abbinati allo Chenin sur lie. 
Sensazionale il piatto seguente di Aurora, evocativo come poteva esserlo il suo Mare del Nord, o ad esempio, il bagnasciuga di Mauro Uliassi: piatti che scavano nei meandri della memoria risvegliando sensazioni sopite, ecco quindi Capo Finisterre, gelatina di piovra, percebes, limoni di mare e semi di coriandolo.

Capo Finisterre

Pungenti sensazioni iodate, di scogli e di mari in burrasca. Piatto che dialoga con il cervello più che con lo stomaco, non per mangioni ma per riflessivi mangiatori. Bello anche il nome riferito al toponimo Iberico, dovuto probabilmente alla presenza dei percebes, frutti di mare che vivono sulle scogliere Galiziane. Se è vero che sia possibile viaggiare rimanendo seduti a tavola, questo piatto è un biglietto di andata e ritorno per la Galizia.
Il vino scelto dal Maestro d'Anfora su questo piatto si incastra come se fossero due tessere di un puzzle: dorato e brillante il colore, una lieve sensazione ossidativa che rimanda ai Savagnin dello Jura, tanta frutta secca al naso, secchezza e sapidità spinte al massimo: L'Estro 2009 di Casa Caterina.
Proseguiamo con un nuovo risotto uscito dalla cucina di Aurora: Risotto d'Autunno, foglie, funghi e polvere di rosmarino.

Risotto d'Autunno

Cottura millimetrica del chicco, preciso di mantecatura e cremosità: bellissimo e buonissimo risotto che affonda nella stagionalità. In abbinamento un vino dai colori autunnali, Ageno 2011 della Stoppa, ed anche in questo caso merita un plauso il Maestro d'Anfora per la scelta azzeccata e divertente.
Un altro primo a seguire, questa volta una pasta ripiena: Cappellacci di zucca, succo di mela e foie gras.

Cappellacci di zucca, succo di mela e foie gras

Piatto molto goloso, giocato su note morbide ma non troppo, e ancora una volta delizioso anche l'abbinamento proposto con il Vielles Vignes Blanc 2011 del Domaine Gauby, che manterremo anche sul piatto successivo.
Difficile fino ad ora stabilire il piatto della serata: per le sensazioni evocate probabilmente Capo Finisterre, ma forse i favori del consesso li strappa in extremis il Rombo con trasparenza di zafferano e maionese di soia al curry.

Rombo con trasparenza di zafferano e maionese di soia al curry

Note orientali che non coprono ma bensì esaltano la fresca carnosità del rombo.
Ricordando sempre il nostro motto che recita "Mente sapiente in ventre capiente" diamo fondo alla capacità dei nostri ventri proseguendo con un ulteriore secondo: Agnello, pancia cotta sulla pietra e carciofi. 

Agnello, pancia cotta sulla pietra e carciofi

Piatto succulento in cui la grassezza viene stemperata dalla presenza del carciofo, un plauso alla morbidezza della carne. In abbinamento un rosso naturale che profuma di macchia mediterranea,il Faro Bonavita 2012, che si comporta assai bene su questo piatto.
Ci avviciniamo al termine del percorso con un pre-dessert, cioccolato bianco e more, che ci spiana la bocca per il successivo dessert.


Cioccolato bianco e more

Per la scelta del dessert, il gran Credenziere decide di pescare nei vecchi menu di Aurora per riproporci un dessert che a suo tempo ci piacque molto: Cioccolato, pane, olio evo, sale e brina di latte di capra all'eucalipto. In abbinamento una fantastica Malvasia delle Lipari 2011 di Paola Lantieri.




Cioccolato, pane, olio evo, sale e brina di latte di capra all'eucalipto


Terminato il dessert, procediamo allo spoglio delle schede che, come preannunciato, vede confermato il Capitolo in carica anche per il 2017. 
Dopo caffè e piccola pasticceria, quando ormai le luci della sera avevano oscurato i riflessi del tramonto, brindiamo al nuovo capitolo stappando il Pié Rupestris 2007 di Teobaldo Cappellano: tannino serrato e freschezza sopra le righe, sorso profondo e tridimensionale per una bottiglia che sfiderà il tempo nei decenni a venire.




In conclusione, tante piacevoli sorprese dai nuovi piatti di Aurora, che continua a stupirci per la sua costante crescita che non sembra mostrare battute di arresto.
Un plauso finale alla nostra coppia di cucina, che sacrifica tempo e pecunia per la riuscita delle Agapi fraterne, ed un ulteriore menzione alla prestazione del Gran Maestro d'Anfora che con gli abbinamenti di quest'Agape si è riscattato completamente dalla prova del mese scorso.
In attesa di sapere dove ci condurrà la coppia di cucina nell'Agape di Gennaio, auguriamo un felice 2017 ai nostri quattro lettori.  

Riflessi: Faro Bonavita, Malvasia Lantieri, Ageno, L'Estro, Vielles Vignes Gauby







RISTORANTE MARCONI
Via Porrettana, 291
40037 Sasso Marconi (BO) • ITALIA

info@ristorantemarconi.it
tel. +39 051 846216


















martedì 13 dicembre 2016

Agape di Novembre: ristorante Massimiliano Poggi, Trebbo di Reno (BO)







Agape di Novembre: nemo propheta in patria


Questo era l'incipit che apriva il nostro resoconto dell'Agape di Marzo 2015 (qui il link), Massimiliano era ancora in via Stalingrado, e la ricordiamo ancora come una bellissima serata.
Da quell'ultima visita, più che nella sostanza sono cambiati i contenuti, infatti Massimiliano Poggi si è trasferito a Trebbo di Reno, nella storica sede del Ristorante il Sole, sostituendo il suo nome al nome del ristorante.
Efficaci interventi di ristrutturazione hanno delineato un nuovo stile architettonico, rendendo il locale molto più attuale ed attraente rispetto al precedente.
Un plauso all'accoglienza, che ci fa accomodare in un'ampia sala a noi riservata, ed al servizio, impeccabile per tutto il corso della serata.
il nostro menu si apre con un paio di benvenuti dalla cucina, che già sintetizzano il fil rouge che caratterizzerà la serata: piatti della tradizione rivisitati intelligentemente, per esaltarne l'essenza, senza stravolgimenti o eccessivi tecnicismi.


Pasta alla marinara e tagliatella ripassata



Tigellina biscottata con battuta di carne e spuma di lardo

Come vino d'apertura la scelta del Maestro d'Anfora si ferma sui nostri Colli: Pignoletto Brut 2011 Cà Novina, delle Fattorie Vallona di Valsamoggia. Apprezzato l'abbinamento con gli amuse bouche, forse meno apprezzato il livello assoluto del vino dagli esigenti palati dei Confratelli, ormai abuituati troppo bene dalle scelte enologiche del Maestro d'Anfora.

Continuiamo con il Cà Novina anche sul primo piatto del menu, dei fantastici Scampi alla piastra, pomodori gratin e cavolfiori. 


Scampi alla piastra, pomodori gratin e cavolfiori

La sequenza del menu predisposta dal gran Credenziere prevede come seconda portata una pasta ripiena: Cappelletti di carciofi in brodo di scampi, invero buonissimi, anche se uno spessore della sfoglia appena più sottile avrebbe messo maggiormente in risalto gli altri ingredienti del piatto.



Cappelletti di carciofi in brodo di scampi
In questo caso la scelta del Maestro d'Anfora è rimasta aderente alla didattica classica, che prevede, come regola ferrea, di non abbinare vino ai carciofi: infatti nel nostro menu, come abbinamento a questo piatto, troviamo scritto H2O...




In realtà in questo piatto la componente tannico-amarognola del carciofo si presentava armonicamente amalgamata con la pasta e gli scampi, per cui, dal momento del  Cà Novina ne avevamo ancora (ma va?), ce lo siamo finito con i cappelletti (tanto il Maestro d'Anfora era assente, e noi abbiamo infranto allegramente i suoi desiderata).

Ma che buono anche il piatto successivo! Tra l'altro anche bello e dal nome ironico: Spaghetti allo scoglio (con spugna di mare)


Spaghetti allo scoglio (con spugna di mare)
In abbinamento uno Chenin spiazzante, fuori dagli schemi: Chenin Le Bergeres 2010 del Domaine FL. Acidità tagliente, agrumata, con note sapide e minerali che mantengono il vino fin troppo verticale, lasciando la bevuta molto snella e poco concedendo al corpo e alla grassezza del sorso.
E se l'abbinamento con gli spaghetti allo scoglio tutto sommato ce lo siamo goduto, questo vino cede clamorosamente nell'abbinamento con il piatto successivo, buonissimo anche questo: Cannelloni di zucca


Cannelloni di zucca

A questo punto, stante l'assenza dal tavolo del maestro d'Anfora, scatta una telefonata intercontinentale, in viva voce, per renderlo edotto del risultato dei suoi abbinamenti... E per la prima volta nella storia della Confraternita viene multato (tecnicamente guidrigildato...) in diretta telefonica un Confratello dall'altra parte del globo.

Quest'Agape segna anche, per la prima volta, una pena pecuniaria comminata al Confratello Telefoniere, reo di aver dimenticato un Confratello all'atto della prenotazione, con conseguente aggiunta di un coperto ad Agape iniziata.
Dopo questa goliardica parentesi torniamo al nostro menu con il piatto che ci ha più emozionato: Artusi 495 (anguilla in brodo di pomodori verdi)


Artusi 495

La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene, pietra miliare della cucina tradizionale italiana, scritto da Pellegrino Artusi nel 1891, è un manuale che raccoglie 790 ricette, dagli antipasti ai dolci: la numero 495 è "Anguilla in umido all'uso di comacchio".
Rielaborando questa ricetta Massimiliano ricava una terrina fritta, servita con salsa di soffritto, brodo di pomodori verdi e foglioline di edera: chapeau.
In abbinamento l'Ansonica 2015 di Cataldo Calabretta che arranca di fronte all'Artusi 495.
Finalmente (secondo il calcolo delle probabilità prima o poi sarebbe successo...) troviamo eccellente l'abbinamento del buonissimo Pollo alla cacciatora con il Marzemino d'Isera superiore 2014 della Cantina Mori Colli Zugna, cantina sociale del Trentino da cui esce, inaspettatamente, questo piacevolissimo marzemino.


Pollo alla cacciatora

Ci avviciniamo alla fine del menu con un primo rinfrescante dessert: Minestrone di frutta e verdura, mandarino e yogurt. 


Minestrone di frutta e verdura, mandarino e yogurt

Un reset per il palato, fatto di bassa temperatura e accentuata freschezza, in questo caso l'acqua, prevista dal Maestro d'anfora, risulta essere l'abbinamento migliore. 
Intense note autunnali si percepiscono invece nel dessert successivo e nel relativo abbinamento: Torta tagliolini al tartufo bianco di Savigno.


Torta tagliolini al tartufo bianco di savigno

Divertente l'abbinamento con il liquore ai marroni di Psenner (Termeno), sporcato appena nell'olfatto da una nota di vitamina B (odore di Betotal, per intenderci...).
Deliziosa anche la piccola pasticceria, tra cui spicca una torta di riso da manuale.




Dicevamo all'inizio "Nemo propheta in patria"... E' indiscutibile che la cucina di Massimiliano, non da ora ma da parecchi anni, sia il punto di riferimento della qualità in città. Malgrado ciò, i pochi importanti riconoscimenti piovuti in città dalla critica gastronomica l'hanno sempre solo sfiorato, premiando invece Chef provenienti da lontano.
E adesso, che si è spostato fuori dalla sua Bologna (il locale è a Trebbo di Reno, Castel Maggiore, ndr.)  chissà se tornerà a brillare una stella sopra il cielo del Trebbo?
Noi lo speriamo e glielo auguriamo vivamente.





Ristorante Massimiliano Poggi 
Via Lame, 65/67. 
Trebbo di Reno, Castel Maggiore (BO).