Blog di discussione su enogastronomia per chi, come la Confraternita delle Franche Forchette, è sempre alla ricerca della sublimazione della tavola in tutte le sue declinazioni: cucina, vino e sala.



giovedì 3 agosto 2017

Agape di Giugno: Osteria del Viandante, Rubiera (RE)




Agape di Giugno: nel passato, con stile.



Ci sono posti che, loro malgrado, si fanno carico di portare avanti una tradizione ancorata al passato. All'Osteria del Viandante il concetto è chiaro sin dall'ingresso: un'antica scala, le cui pareti sono riempite di illustrazioni a tema enogastronomico risalenti agli anni '80, conduce ad un piano nobile diviso in diverse sale dominate dai toni del legno. Una fresca e verde terrazza  chiude il ristorante su due lati, ed è in questa terrazza, che si affaccia sulla piazza principale di Rubiera, che celebriamo il nostro consueto incontro mensile.
La serata estiva del Venerdì ha falcidiato il numero dei partecipanti, obbligati a weekend balneari con la famiglia, fortunati quindi i pochi che hanno goduto del fresco di questa suggestiva terrazza.




La carta dei vini, pur ampia nelle dimensioni, non è incline alle novità e si mantiene ricca di etichette tradizionali, declinandole anche con una certa profondità di annate. Non mancano comunque alcune etichette accattivanti, tra le quali la bolla di apertura: Champagne Revolution di Doyard, un ottimo bdB teso e affilato. 
Nella media il cestino dei pani, nel quale spiccano degli strepitosi grissini (da noi definiti da galera, in quanto attentato colposo alla linea). 
All'Osteria del Viandante si viene per mangiare la carne, qui c'è cultura e passione, che trasuda dall'accurata descrizione dei tagli serviti: descrizione dei piatti, servizio in tavola e servizio dei vini qui comunque appartengono ad un livello superiore.


Gran crudo

E si comincia con il Gran crudo, sempre abbinato allo Champagne di Doyard, che comprende, partendo dall'abbondante carpaccio di fesa con olio e sale grosso, in alto a sx pilastratura di diaframma, a dx. spinacino con olio e basilico ed in basso a dx sfilacciatura di diaframma con aceto balsamico tradizionale. Piatto godurioso in cui si alternano differenti sapori e consistenze, sa va sans dire che la morte sua è con lo Champagne ed i grissini da galera.
La proposta del Credenziere con il piatto successivo va a pescare nella tradizione, un burroso Fegato di vitella al Ramandolo con uva e pistacchi freschi.


Fegato al Ramandolo con uva e pistacchi freschi

Piatto decisamente goloso, imperdibile per gli amanti del genere, anche se magari l'uva (siamo ai primi di giugno) avrebbe potuto essere sostituita da un frutto stagionale...
Intrigante l'abbinamento cercato dal Maestro d'Anfora, che dalla carta pesca un Puro 2000 di Movia in magnum, la bottiglia ci viene aperta al tavolo lasciando i lieviti in bottiglia (evitando quindi la scenografica sboccatura dentro la catinella piena d'acqua). Naso esplosivo e complesso per questa bolla, giustamente evoluta e masticabile, che ci diverte nell'abbinamento con il piatto di fegato.




A seguire lo Spaghetto bugiardo al pomodoro e basilico (bugiardo perchè fatta con pasta di grano tenero tirata a mano).


Spaghetto bugiardo al pomodoro e basilico

Molto buona la salsa al pomodoro, direi didattica, nel complesso però un piatto che ci è sembrato piuttosto pesante (qualcuno ha detto mappazzone??). Fortunatamente ci aiuta un buonissimo Chenin Blanc 2006 di Jean-Christope Garnier (vedete che dalla carta dopotutto qualcosa di buono salta fuori...).




Dal momento che qui la carne è cultura e passione, il Credenziere, nella compilazione del menù, non poteva esimersi da una selezione di tagli cotti sulla griglia.
E quindi, tagliata di punta di cappello da prete, filetto di anteriore, sottopaletta.
In porzioni generose e grigliate alla perfezione, peccato, non veniale, il servizio su piatti freddi. 
In abbinamento il Maestro d'Anfora aveva puntato su un Vigna del Vassallo 1990 di Colle Picchioni.



Purtroppo bottiglia evoluta oltre il limite, con evidenti sentori ossidativi. Essendo l'ultima bottiglia rimasta, dopo una non facile ricerca dalla carta decidiamo per il Pignol 2000 di Bressan, il cui tannino speziato accompagnerà piacevolmente la carne alla griglia.




Sempre con lo sguardo alla tradizione classica anche il dessert, una delle millanta varianti delle pesche con la crema: Pesche saltate in padella con polvere di amaretti e gelato di crema.


Pesche con amaretti e gelato di crema

Buono, fresco, dolce ma non stucchevole. Deliziosa conclusione di una cena impostata nel solco della tradizione in un posto vocato. 
Gradevole l'abbinamento proposto dal Maestro d'Anfora, che questa volta è stato davvero bravo ad estrapolare etichette interessanti dalla carta, con La Pastourelle 2013, un Muscat de Beaumes de Venise di Delas, leggiadro vino da dessert della valle del Rodano.
In conclusione, piacevolissima cena trascorsa in una deliziosa cornice estiva, in un locale in cui la cucina si vuole giustamente mantenere legata alle preparazioni tradizionali, senza aperture a tecniche innovative.
Ci si rivede a Settembre: inizialmente avremmo dovuto essere in quel di Quistello, ma una prova sconfortante da parte della nostra attivissima coppia di cucina ci farà invece slittare in Val Samoggia... 
Rimanete quindi connessi per la prossima Agape, si va in Agriturismo!!




Osteria del Viandante
Piazza XXIV Maggio, 15
42048 Rubiera (RE)
















venerdì 9 giugno 2017

Agape di Maggio: Ristorante Duomo, Ibla (RG)





Agape di Maggio: parte due, un tuffo nel barocco.


Il nostro secondo giorno in Sicilia comincia con il trasferimento da Licata a Noto, dove più che le delizie architettoniche sarebbe stato imperdonabile perdersi la celeberrima cassata di Corrado Assenza al caffè Sicilia. E poi da Noto a Modica, ad approfondire la conoscenza della secolare scuola cioccolatiera, che trae origine dalle tradizioni Azteche veicolate dagli spagnoli a Modica. 
E poi Ragusa. Ibla per la precisione, dove le rossastre luci della sera colorano di rosa i gioielli architettonici del barocco. Proprio dietro al Duomo una quasi anonima vetrata in stile Liberty nasconde una fantastica bomboniera, il ristorante Duomo di Ciccio Sultano. Ed il fascino del barocco si riflette nei piatti. La tecnica si esprime al servizio della golosità, con piatti immediati e godibili che inducono una salivazione Pavloviana.
Già dall'accoglienza si percepisce che tutto, dalla sobria eleganza degli ambienti alla perfezione del servizio, tende alla sublimazione del piacere nell'ospite.


Amuse bouche

Si parte con un primo benvenuto dalla cucina, un'oliva con un finto nocciolo ed una tartelletta con crema di arance e gamberi gobbetti. 
Il servizio dei vini è nelle mani di Valentina Cinti, giovanissima e preparata sommelier, che comincia col servirci il primo vino, lo Champagne Brut Anthracite 2010 di Corbon, ottimo viatico per una grande cena. 


Anguria con lamina di cernia

A seguire un altro amuse bouche, un sottile, piccolo trancio di cernia cruda sormontata da una fettina di anguria con polvere di olive. 

Sempre abbinato allo Champagne proseguiamo con un piatto di incredibile golosità, volevo essere fritto: un gambero con un piccolo cannolo ripieno di ricotta e caviale. Talmente buono che la golosità ha avuto il sopravvento sull'esigenza iconografica.
Terminiamo lo Champagne, veramente buono, con un'intrigante interpretazione in chiave vegetale dell'ostrica, l'ostrica di campo.


Ostrica di campo

Ci spostiamo nella valle della Loira, a Pouillé con il Chez Charles 2015 di Noella Morantin, un delizioso Sauvignon blanc da conduzione biodinamica, che abbiniamo ad un divertente spaghettone in salsa moresca "Taratatà" con bottarga di tonno e passata di carote.



Spaghettone in salsa moresca Taratatà con bottarga di tonno e passata di carote

La salsa "Taratatà" è un pesto di erbette limoncine (melissa, citronella e limone) che viene ricoperta con delle lamine di dentice.




Baccalà con salsa allo zafferano e insalata di arance e finocchio

Pacchero fuori Norma con sugo allo scoglio

Sia il baccalà che i paccheri, entrambi deliziosi, trovano godimento con una magnum di Grillo 2013 di Antonino Barraco.

Il lungo e sorprendente menu prosegue con una Ventresca di tonno rosso "a ghiotta" con cipolla novella caramellata e olive nere fiore farcite di mandorla pizzuta d'Avola: non male anche l'abbinamento caldeggiato dalla Sommelier con il Kerner 2012 di Manni Nossing. La farcia della cipolla è una salsa di pomodoro e olive.


Ventresca di tonno rosso"a ghiotta"

Un gradito fuori menu, per resettare le papille gustative prima del passaggio al maialino, si materializza in tavola sotto forma di Gelato al tartufo scorzone.



Gelato al tartufo scorzone
  Il Faro Palari 2010 versato nei calici precede l'arrivo in tavola di un sontuoso Maialino nero dei Nebrodi semibrado, laccato alla carruba con mandarino tardivo di Ciaculli e croccante di lenticchie.


Maialino laccato alla carruba con mandarino e croccante di lenticchie

Altro reset delle papille con un fresco predessert: Sorbetto di pomodoro, basilico, cedro e sale di Trapani.

E poi il dessert, tradizionale esaltazione dei giacimenti gastronomici del territorio: Cannolo di ricotta vaccina ragusana, zuppa calda di fichi d'india di San Cono e sorbetto di mandorla pizzuta d'Avola.


Cannolo di ricotta, zuppa calda di fichi d'india e sorbetto di mandorla pizzuta

Un ultima sorpresa dalla cucina, prima della divertente piccola pasticceria, ci arriva al tavolo: Babà con bagna agli agrumi.



Babà con bagna agli agrumi

La parte dolce del menu è stata abbinata ad una riserva storica delle cantine Florio, la riserva Aegusa 1994.



Piccola pasticceria

A questo punto sarebbe troppo facile cercare paragoni tra questi due grandi protagonisti della scena gastronomica siciliana, che in realtà ci sono parsi piuttosto distanti tra loro: tanto più è pensata e tecnicamente emozionale la cucina di Pino Cuttaia, quanto più è golosamente immediata quella di Ciccio Sultano.

Il Gran Clangor però non è sfuggito a Ciccio Sultano, in funzione anche una struttura consolidata in cui la sala è cardine del piacere dell'ospite. 


La cupola del Duomo veglia sull'ingresso del ristorante




DUOMO

Via Capitano Bocchieri, 31

97100 Ragusa – Località Ragusa Ibla








sabato 27 maggio 2017

Agape di Maggio: Ristorante La Madia, Licata (AG)





Agape di Maggio: il mio ingrediente segreto è la memoria.

Entrare alla Madia significa varcare un portale spazio temporale, una sorta di Stargate che ti trasporta da una Licata vecchia, in cui i vicoli vissuti recano i segni del tempo e dell'incuria, ad uno spazio onirico in cui si materializzano i sogni e le memorie di uno dei migliori Chef italiani. 
I piatti sono la materializzazione dei vissuti di Pino Cuttaia, che vengono trasposti, destrutturati e ricostruiti per regalare agli ospiti momenti di vivide emozioni. 
Si viaggia all'interno dei ricordi dello Chef, intensamente e tenacemente legati alla sua terra.
La distanza ha ovviamente impedito la nostra consueta prova preliminare per decidere i piatti e gli abbinamenti con i vini, ci siamo così completamente affidati allo Chef e alla sua sala per compilare un menù che ci illuminasse al meglio sulle idee e le prospettive del ristorante. Per questa volta quindi, la nostra coppia di cucina non sarà né artefice, né colpevole, dell'andamento della serata.
In realtà il nostro breve ma intenso viaggio in terra siciliana comincia circa 12 ore prima, all'aereporto Fontanarossa di Catania, dove atterriamo, con oltre un'ora di ritardo, in una calda mattina di Maggio.

Il leggero pranzo previsto sul lungomare di Catania si trasforma ben presto in un turbinio di ordinazioni con arancini di ogni tipo, cipollate e focacce farcite, poi ancora cannoli, cassate e granite con doppia panna, con e senza brioche.
Fortunatamente, un comodo pulmino, come da tradizione consolidata, ci accoglie, sazi e soddisfatti, per condurci a Vittoria, dove incontreremo una paladina dei vini naturali, tante volte protagonista con i suoi vini sulle nostre tavole.
Che posto incantato! L'azienda di Arianna Occhipinti è un fiore raro che nasce in posto affascinante ma incolto. A passeggio tra i vigneti e gli ulivi secolari, percepiamo l'essenza del territorio...





Straordinaria la bottaia, scavata nel terreno quasi al di sotto del vigneto, dove di fronte alle botti si leggono i vari strati del terreno in cui le viti affondano le radici. E poi tanti assaggi, da vasche, botti e bottiglie, conditi da tanti racconti e da un'abbondante merenda.
Ci raccoglie Sante, il nostro autista, avvisandoci che da lì a poco, il tempo tiranno non sarebbe bastato ad arrivare a Licata in tempo utile per la cena.
Poco suggestivo l'attraversamento dell'area petrolchimica di Gela, giungiamo invece a Licata in orario perfetto per la cena.

Torniamo quindi alla Madia, dove Pino Cuttaia plasma la materia attraverso i suoi ricordi...



E lo Chef racconta... Racconta la sua memoria del piatto di casa fatto con gli avanzi del merluzzo, la Pizzaiola, in questo caso merluzzo affumicato alla pigna, dal gusto intenso e sapido. 

Pizzaiola
E il racconto prosegue con il ricordo della caprese, semplice mozzarella e pomodoro che Pino Cuttaia plasma e trasforma in una Nuvola di caprese, un piatto che tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero assaggiare. 

Nuvola di caprese

Il giorno che deciderò di fare una top ten dei piatti più buoni mai mangiati questo ci entra di diritto!!
In abbinamento a questi primi due piatti un piacevolissimo metodo classico rosé, il Vinudilici 2011 de' I Vigneri. 
E Pino ricorda... Ricorda il pane cunzato, e ti obbliga a fare la scarpetta servendoti un fragrante pane caldo, una ciotola di fantastico olio da tonda iblea ed un'alice su di un letto di salsa al pomodoro, Sole e vento.

Sole e vento

Di notte si pesca con la lampara, un potente fascio di luce a pelo d'acqua che richiama in superficie i banchi di alici, e sotto la lampara, attraverso l'acqua, baluginano e guizzano i corpi argentei delle alici in movimento. Questo è il ricordo che lo Chef riproduce nel piatto, e per rendere più realistica la percezione ci consiglia di puntare la torcia accesa del telefonino sul piatto, a guisa di una estemporanea lampara: Quadro di alici

Quadro di alici

E questi piatti non sono solo belli, sono anche straodinariamente buoni.
L'abbinamento proposto con questi due ultimi piatti invece non ci ha convinto molto; seppur tanto celebrato, il Terzavia Cuvée riserva VS di Marco de Bartoli, non ha fatto sobbalzare di piacere nessuno dei presenti al tavolo tanto che, dopo averne aperte due bottiglie, siamo ritornati sul vino precedente.
La prossima storia ci racconta di scogli, polpi e mareggiate. Il Polpo fossile 

Polpo fossile

Il riccio essiccato evoca la salsedine, mentre le fibre del polpo vengono rammollite sbattendolo contro gli scogli. E nel piatto questa sapida gelatina di polpo si contende la palma di miglior piatto della serata con la Nuvola di caprese.
Dai meandri della memoria spunta la fettina di carne della mamma, ricordo sociale del boom economico, quando la carne entrò con regolarità nelle cucine degli italiani; nella Memoria visiva lo Chef ricorda quella che la mamma gli preparava, lasciandogli un tocco di imperfezione, il seme di limone. 
In realtà qui la fettina è di tonno crudo...

Memoria visiva
il Trebbiano di Guccione 2013, buonissimo, accompagna questi due piatti.



Uovo di seppia

E si prosegue con l'Uovo di seppia, gioco di consistenze tra crema, gnocchi e chips di seppia. 

Raviolo di calamaro

Ancora ricordi d'infanzia, della minestra di cucuzza e tinniruma, con cui Pino Cuttaia farcisce una raviolo di calamaro destrutturato sormontato da un gambero rosso. 
Non ci ha convinto nemmeno il vino proposto in abbinamento su questi due ultimi piatti: pur amando i vini ed apprezzando il modus operandi dell'azienda COS (tra l'altro di Giusto Occhipinti, lo zio di Arianna) il Pythos bianco 2014, grecanico macerato e passato in anfora, con i suoi caratteri spigolosi, monocordi e terrosi ha fatto storcere il naso a tutto il tavolo. Ricordiamo invece che lo Zibibbo in Pythos 2014, bevuto in Marzo da Rino Duca, ci era piaciuto moltissimo.
La pasta sminuzzata fa parte della tradizione, ed il ricordo viene plasmato dallo Chef che, utilizzando uno spaghetto Cavalieri spezzato e risottato in una bisque di crostacei, ricrea la minestra di crostacei con una parte croccante affidata ad una granella di mandorle.

Minestra di crostacei

 E che buona anche la ricciola lisciata all'olio di cenere, servita insieme a delle scaglie di mandorle alla brace per evocare il sentore della carbonella, ricordo di grigliate all'aperto.

Ricciola lisciata all'olio di cenere
Va bè, saremo enofighetti, ma non ci è piaciuto nemmeno l'Halykàs 2008 della Tenuta Barone La Lumia, piuttosto seduto su note grasse e pesanti, abbinato alla minestra di crostacei ed alla ricciola.
Fresco e piacevolissimo il predessert, delle fragole poché.

Fragole poché

E poi il dessert, Cornucopia, cialda di cannolo con ricotta e gelato al Marsala: un concentrato di territorio che si protende in verticalità

Cornucopia, cialda di cannolo con ricotta e gelato al Marsala

In abbinamento, ca va sans dire, il Vecchio Samperi di Marco de Bartoli.






Una cucina emozionante, in cui veramente dietro ad ogni piatto si percepiscono i ricordi e le storie dello Chef, in cui la grandissima tecnica non è ostentata, anzi, è usata il minimo indispensabile per esaltare al massimo la materia prima.
E poi lo stacco netto che separa Licata in due, dentro la Madia e la terra di fuori.
Cena fantastica a cui sfugge il Gran Clangor per un soffio, purtroppo a causa degli abbinamenti per noi inappropriati.
Ma il nostro giro in Sicilia non si ferma qui, ci attende il barocco di Noto, Modica e soprattutto Ragusa Ibla.  





Ristorante La Madia
Corso F. Re Capriata, 22
Licata (Ag)









mercoledì 10 maggio 2017

Agape di Aprile: Ristorante Aqua Crua, Barbarano Vicentino (VI)



Agape di Aprile: coup de coeur.

Un colpo di fulmine. Non è stata la prima volta, e probabilmente non sarà l'ultima, ma di sicuro non accade spesso. 

 

Onore quindi alla nostra coppia di cucina, che seleziona i locali, li prova per noi in anteprima e costruisce i menu e gli abbinamenti. Onore più grande però, a chi quei piatti li ha cucinati, a chi ha assemblato la cantina e anche alla sala, che ha contribuito a questa magnifica esperienza. 

E' anche vero che Giuliano Baldessari non è il classico Carneade: una carriera che ha visto tappe significative come  Aimo e Nadia,  Marc Veyrat e  Massimiliano Alajmo poteva far presagire un'esperienza di alto livello, ma qui siamo andati oltre.







Partiamo con il racconto dall'inizio: una fresca serata primaverile ci accoglie alla partenza da Bologna, gli auspici non sono dei migliori, con il nostro pulmino subito bloccato dal traffico della tangenziale per quasi un'ora. Fortunatamente la lungimiranza del Gran Maestro, avendo predisposto la partenza ben prima del necessario, ci farà comunque arrivare in perfetto orario, con un viaggio tutto sommato più comodo del previsto.



Trespolo di benvenuto
Si brinda subito alla nostra, e alla memoria di chi non siede più a tavola con noi, con uno champagne bello affilato, il Brut Nature di Christophe Mignon. Divertente e buonissimo il trespolo aperitivo con un hamburger vegetale, una finta bresaola e un Rocher con cuore di curry (da standing ovation). 

Rigatone con ragu di coniglio

Ancora bontà e divertissement con un secondo amuse bouche: un falso rigatone (di sedano rapa) con ragu di coniglio.
Mentre nei calici ci arriva un voluttuoso Chenin blanc, il Savennieres Roche aux Moines 2010, il menu vero e proprio si apre con l'illusione: Mozzarella di bufala riempita con acqua di pomodoro e capperi.


L'illusione

L'essenza della tradizione mediterranea in un boccone sorprendente: peccato solo che la grassezza dello Chenin si erga a protagonista mascherando in parte la deliziosa vena acida del piatto.
Si prosegue con il Tamarindo, un trancio di centrofolo (pesce conosciuto anche come Mupa) con intriganti note speziate di tamarindo e liquirizia. Insiste sulla Loira il Maestro d'Anfora, con lo Chenin più blasonato: Clos de la Coulée de Serrant 2009, e questa volta sono fuochi d'artificio.




Il Tamarindo





Le scelte della coppia di cucina hanno messo a dura prova la capacità della sala: ad ogni piatto del menu è stato abbinato un vino diverso, e in un tavolo imperiale con 10 persone sarebbe stato veniale qualche piccolo ritardo nella sostituzione dei calici, nel timing della sequenza vino-piatto o nel cambio delle posate: ed invece, per tutta la durata della lunga cena, nemmeno una piccola defaillance. 
Il servizio, sempre presente e sorridente, ha funzionato come un meccanismo perfettamente oliato e rodato. Grazie ancora ragazzi.
Proseguiamo con il piatto che forse ha ricevuto più consensi: Lo spaghetto.


Lo spaghetto

Spaghetto Mancini, di consistenza esemplare, con Kefir e alghe. Ecco, di questo ne vorremmo una porzione come quella che si mangia Alberto Sordi nella celeberrima scena di "Un Americano a Roma". Tanto buono anche il vino in abbinamento, un moscato di Alessandria con una macerazione non troppo spinta, che mantiene un fantastico naso varietale e speziato ed una bocca freschissima: Cuvée Alexandria 2015 del Domaine Matassa (Cote Catalanes).
E poi il Risotto: con plancton e artemisia, dalle fresche note di zenzero. Va da sè che la golosità ha avuto il sopravvento e la fotografia di questo piatto è passata allegramente in secondo piano! 
Anche sul risotto la scelta del Maestro d'Anfora si mantiene Oltralpe, con il Jurancon sec Mantoulan blanc 2011, un ottimo Petit Manseng di Clos Lapeyre.
A seguire un superbo Agnello, dalla cottura millimetrica, con spuma di patate al levistico.


L'Agnello

Il riflesso degli archetti che dipingono di rosso il fondo del calice sono quelli dell'ottimo Dolcetto San Fereolo 2007. Forse il miglior rappresentante della sua denominazione.
Dopo l'agnello ci concediamo una pausa rinfrescante (considerando che nel menu stabilito dal Gran Credenziere ci aspettano ancora due dessert) con un piacevolissimo sorbetto al frutto della passione con curcuma e zenzero.


Sorbetto curcuma e zenzero

Finito il sorbetto, nei calici ci arriva un sorprendente Moscato Cà d'Gal Vigna Vecchia 2007, incredibilmente giovane, con una vivace carbonica a sostenere una affascinante complessità. Bellissima bottiglia che dimostra come anche le vigne di moscato d'Asti, se ben lavorate, possono dare vini dalla longevità sorprendente.


Crema carbonizzata

Il primo dei dessert é una Crema carbonizzata (ovvero con carbone vegetale): piatto intellettuale, intrigante, che ha diviso i giudizi del tavolo tra entusiastici e sufficienti. Dolce che non fa della golosità il suo punto di forza, ma ti trascina in un percorso in cui si susseguono note acide, dolci, amare, aromatiche... Ottimo preambolo al secondo dessert, un superbo e vaporoso Soufflé.


Il Soufflé
Dulcis in fundo, una sorpresa dalla cucina: una fenomenale Colomba appena sfornata, ancora calda e di una sofficità imbarazzante, ottima scusa per stappare un'altra bottiglia di Moscato 2007.


La Colomba

Ca va sans dire che questo susseguirsi di emozioni durante tutta la serata non poteva che concludersi con il nostro massimo ringraziamento tributato a tutti gli artefici di questa magnifica cena: Gran Clangor quindi a Giuliano Baldessari e a tutto il personale dell'Aqua Crua, un ristorante che, come si suol dire, gioca in un altro campionato. 
Ma soprattutto, un ristorante che da oggi si è ritagliato un pezzettino del nostro cuore.





Aqua Crua
Piazza Calcalusso, 11 
36021 Barbarano Vicentino (VI)
Tel. 0444 776096